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Iran a Trump: non modificheremo l’accordo sul nucleare

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WSJ: il presidente PAGò IL SILENZIO DI UN’EX PORNOSTAR

Iran a Trump: non modificheremo l’accordo sul nucleare

(Afp)
(Afp)

L’Iran non prenderà alcuna misura oltre agli impegni previsti nell’intesa sul nucleare firmata nel 2015. L’annuncio di Teheran avviene il giorno dopo che Trump ha rinunciato a una serie di sanzioni contro l’Iran, affermando che è l’ultima volta, a meno che l’accordo sul nucleare non venga migliorato. Ma nella dichiarazione diffusa oggi dal ministero degli Esteri iraniano si sottolinea che Teheran non modificherà l’accordo sul nucleare, che viene definito «non negoziabile».

«Il governo degli Stati Uniti, come gli altri firmatari dell’accordo, dovrebbe adempiere ai propri impegni, altrimenti sarà responsabile di qualsiasi conseguenza», riferisce infatti il ministero degli Esteri iraniano, che aggiunge che le politiche adottate dal presidente Trump nei confronti dell’intesa e le sue dichiarazioni sono contro gli articoli dello stesso accordo e l’Iran si impegna a perseguirne ogni violazione.

L’accordo prevede che Teheran debba tagliare del 98% le sue scorte di uranio arricchito, non possa arricchire il minerale oltre una certa soglia critica (sotto il 4%) e impone all’Iran di collaborare con gli ispettori dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) per consentire loro di visitare i siti concordati. La risposta di Teheran arriva poche ore dopo la decisione di Trump di estendere il congelamento delle sanzioni all’Iran per altri 120 giorni, anche grazie alle pressioni degli alleati europei.

Se da un lato Trump deve occuparsi della politica nucleare, dall’altro deve preoccuparsi anche dell’ultima notizia scandalistica che lo riguarda: secondo il Wall Street Journal, il presidente avrebbe pagato Stephanie Clifford, una ex pornostar con cui avrebbe avuto un rapporto sessuale. Il fatto sarebbe avvenuto nel 2006, quando Trump era già sposato con Melania: per mettere a tacere l’amante le sarebbero stati pagati 130mila dollari.

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C’è, poi, l’altro fronte “caldo” per Trump: quello africano. Dopo i suoi commenti di ieri relativi ai Paesi di provenienza degli immigrati l’Unione Africana,
l’organizzazione internazionale comprendente tutti gli Stati africani, ha chiesto che il presidente Usa si scusi dopo aver definito alcuni Paesi «shithole countries». «La missione dell’Unione Africana desidera esprimere la sua irritazione, delusione e indignazione per lo spiacevole commento fatto da Donald Trump, che sottolinea il disonore per il famoso credo americano e il rispetto per la diversità e la dignità umana», si legge nel comunicato.

Intanto il presidente, travolto dalle critiche, aveva già cercato di aggiustare il tiro su Twitter definendo gli Stati di provenienza degli immigrati come «Paesi ad alta criminalità e messi male». Secondo quando si sono affrettati a far sapere dalla Casa Bianca, ieri sera il presidente avrebbe passato diverse ore al telefono con amici e consiglieri ribadendo loro di non essere razzista e accusando i media di aver distorto le sue parole.



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