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Obiettivo euro per la Bulgaria presidente Ue

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Obiettivo euro per la Bulgaria presidente Ue

  • –Beda Romano

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Il governo bulgaro intende usare la presidenza dell’Unione, di cui ha appena preso le redini, per accelerare il suo ingresso nella zona euro e la sua adesione all’Area Schengen. Il paese, tra i più poveri in Europa, ha fatto grandi progressi. Tuttavia, nonostante l’appoggio della Commissione europea, rischia di dover fare i conti con il scetticismo di molti suoi partner, preoccupati da una competitività economica ancora fragile e da elevati livelli di corruzione. L’esempio greco peserà sulle speranze bulgare.

«Faremo probabilmente domanda formale per entrare nel sistema monetario europeo-2 (Erm-2, ndr) prima della fine del semestre», ha detto questa settimana a Sofia il ministro delle Finanze bulgaro Vladislav Goranov. Per entrare nell’euro la valuta nazionale deve mostrare stabilità rispetto alla moneta unica per almeno due anni, oscillando per un massimo del 15% intorno all’euro. L’impegno non è insormontabile per Sofia che da anni ha imposto al lev un tasso fisso.

La scelta ha consentito alla Bulgaria di raggiungere lusinghieri risultati macroeconomici. Il debito pubblico è al 26,8% del prodotto interno lordo, il bilancio in pareggio, l’inflazione all’1,3% annuo. Il ministro Goranov ha spiegato che Sofia sta già discutendo del futuro del lev nell’Erm-2 con i suoi partner. È chiaro che il governo non vuole fare domanda formale senza avere rassicurazioni sull’esito della sua richiesta. «Abbiamo fatto tutto il necessario», ha aggiunto il premier Boiko Borissov.

Sempre a Sofia questa settimana il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha avuto parole incoraggianti nei confronti della Bulgaria. «Abbiamo notato una genuina convergenza, significativi progressi, ma non ci siamo ancora». Lasciando intendere che avrebbe appoggiato almeno l’ingresso nell’Erm-2, l’ex premier lussemburghese ha poi aggiunto: «La direzione è quella giusta». Il più recente paese ad aver adottato l’euro è stato la Lituania nel 2015.

Bruxelles è combattuta tra esigenze diverse. Di recente, lo stesso presidente Juncker aveva sottolineato come tutti i paesi dell’Unione abbiano vocazione ad entrare nella moneta unica. L’euro è visto da Bruxelles come uno strumento per rafforzare il peso geopolitico dell’Europa, ridurre le differenze economiche, raffreddare le tensioni tra Est e Ovest. Al tempo stesso, il ritardo economico della Bulgaria è palese. Il salario minimo è di 544 euro, un sesto dello stipendio medio in Germania.

Nessuno qui a Bruxelles e in molte altre capitali nazionali vuole ripetere l’esperienza greca. Atene entrò probabilmente troppo rapidamente nella zona euro, vittima poi di una crisi debitoria ed economica che ha messo a rischio la tenuta dell’intera unione monetaria. «Nessuno è interessato ad avere come nuovo partner un Paese destabilizzante», nota un diplomatico. La scelta dell’ingresso nell’euro è politica e dipende dal benestare unanime dei Paesi membri.

Lo stesso scetticismo Sofia lo deve affrontare anche per quanto riguarda l’ingresso nell’Area Schengen, per cui è in anticamera da anni (insieme alla Romania). Nei giorni scorsi il governo Borissov è tornato a fare pressione, ricordando gli sforzi per controllare la frontiera terrestre con la Turcha. Il presidente Juncker ha notato i progressi compiuti dalla Bulgaria, e definito «poco dignitoso» l’atteggiamento dei partner che bloccano l’ingresso del Paese nell’area di libera circolazione.

Eppure i Ventotto non si sentono rassicurati dalla Bulgaria. Fa paura l’elevata corruzione. La più recente classifica di Transparency International mette la Bulgaria al 75° posto mondiale, l’ultimo Paese comunitario in questo campo (la Grecia è 69ma, l’Italia 60ma). Fuori dall’Unione, addirittura meglio della Bulgaria fanno la Serbia o il Rwanda. Forte della presidenza dell’Unione, Sofia vorrà sbloccare dossier delicati. Non sarà facile; molto dipenderà anche dai tanti do ut des che caratterizzano la politica europea.

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