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Airbus contro le politiche di Trump: lascerà macerie

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il fronte del commercio

Airbus contro le politiche di Trump: lascerà macerie

Il neo-mercantilismo del presidente statunitense Donald Trump infiamma lo scontro tra i due rivali di sempre, l’americana Boeing e l’europea Airbus. L’ultima salva di cannone l’ha sparata da Londra, due giorni fa, l’amministratore delegato di Airbus, Tom Enders: Trump, ha affermato Enders, lascerà dietro di sé «macerie», e Boeing sta «spietatamente cavalcando» l’onda protezionista per battere la concorrenza.

Il super-dazio

Sotto la guida di Trump, ha spiegato Enders, gli «Stati Uniti non si battono più per aprire il mercati, ma per chiudere il mercato americano ai concorrenti stranieri». Nel mirino c’è in particolare il super-dazio del 300% minacciato dal dipartimento del Commercio statunitense sugli aerei a medio-corto raggio costruiti dalla nuova alleata di Airbus, la canadese Bombardier: si tratta dei velivoli da 100-140 posti della serie C, acquistata (per un dollaro) dal gruppo franco-tedesco a fine 2017 e con la quale Airbus vorrebbe rafforzare la propria presenza sul mercato interno statunitense, coronando finalmente un obiettivo inseguito da anni.

Airbus ha comunque pianificato di costruire i nuovi Cs100 di Bombardier nel proprio impianto in Alabama, in modo da evitare il super-dazio, se questo dovesse effettivamente scattare, come Boeing auspica. L’intervento anti-dumping è stato innescato proprio dalla società Usa, convinta che Bombardier abbia ricevuto aiuti di Stato illegali dal Governo canadese e che grazie a quei sussidi si stia facendo strada nel mercato interno Usa, dove ha ricevuto un ordine consistente (75 aerei, che possono salire a 125) da Delta. La commessa è ossigeno indispensabile per Bombardier, un’azienda che vanta prodotti tecnologici e promettenti ma attraversa una profonda crisi.

Il super-dazio minacciato da Washington ha fatto infuriare anche Londra: i motori e altre componenti della serie C oggi (domani chissà) vengono sono costruiti a Belfast, dove danno lavoro a oltre 4mila persone.

Sul fronte industriale, la risposta di Boeing, che aveva in realtà abbandonato il segmento occupato dalla serie C, è stata l’avvio dei negoziati con il costruttore brasiliano Embraer.

Airbus ancora in testa

Per il quinto anno consecutivo, Airbus nel 2017 è riuscita a battere la concorrente Boeing in termini di ordini ricevuti. L’anno scorso, le commesse, al netto delle cancellazioni, sono aumentate del 52%, raggiungendo quota 1.109. Boeing si è fermata a 912. Al lordo delle commesse cancellate, il punteggio resta a favore di Airbus (1.229 a 1.053).

Il titolo di campione del 2017 non basta a cancellare i dubbi sul futuro dell’A380, il modello di punta del gruppo europeo. Sarà decisivo il negoziato con gli Emirati Arabi Uniti sulla commessa da 36 velivoli “sparita” a novembre: se questo contratto da 15 miliardi di dollari dovesse fallire, Airbus non potrà fare altro che chiudere la produzione degli A380, come ha recentemente affermato il responsabile del settore vendite, John Leahy (in uscita dal gruppo dopo 20 anni di “servizio”). Airbus ha fermi negli hangar 95 A380 e da due anni non trova nuovi acquirenti.

Per numero di aerei consegnati, invece, resta in testa Boeing (per 763 a 718), come capita da sei anni.

Lo spettro della Brexit

Ma c’è qualcosa che per Enders minaccia di rivelarsi ancora più dannoso delle politiche commerciali di Washington, ed è la Brexit. Il manager ha affermato che i disastri causati da quattro o otto anni di Trump alla Casa Bianca saranno comunque più semplici da mettere a posto di quelli causati dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La Brexit, secondo Enders, farà salire i costi operativi del gruppo, ai danni della sua competitività.

Airbus ha 25 siti nel Regno unito. Sebbene le regole della Wto sull’aerospazio la mettano al riparo da un eventuale ritorno di barriere tariffarie tra Unione Europea e Regno Unito (nell’eventualità che al divorzio non seguisse un accordo di libero scambio), il gruppo con base a Tolosa ha bisogno di chiarezza sulle future procedure doganali e sulla libertà di movimento dei suoi dipendenti.

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