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La rivolta dei socialdemocratici

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Europa

La rivolta dei socialdemocratici

  • –Isabella Bufacchi

FrancofortE

Dalla Giamaica al Kenya, pur di non tornare alle urne: sarebbe già pronto un piano d’emergenza, una coalizione di “grande compromesso” tra Cdu/Csu, Spd e Verdi con i colori del Kenya nero, rosso e verde se il leader socialdemocratico Martin Schultz dovesse perdere la sua grande scommessa: incassare dalla base dei suoi 440mila elettori l’accordo definitivo sulla GroKo.

L’accordo preliminare naviga già in acque Spd agitatissime: bocciato subto dai giovani, criticato dalle alte sfere. Questa domenica Schultz presenterà al Congresso, che riunisce i vertici del partito tra i quali i parlamentari e i leader regionali, il documento di 28 pagine siglato con il centrodestra: è prevedibile che i membri del partito storceranno il naso ma daranno il loro consenso, in cambio però di assicurazioni su modifiche sostanziali sui punti dove l’Spd avrebbe fatto troppe concessioni. Il documento infatti è il punto di partenza dei negoziati per la GroKo, ed è consuetudine che venga modificato, sia pur non stravolto, nella fase dei “veri” negoziati.

I commentatori politici tedeschi si aspettano che Schultz incasserà almeno questo primo mandato. Il futuro della Germania e soprattutto dell’Europa si giocherà un mese o poco più più tardi, al momento della verifica con la base del partito, che se tutto andrà bene arriverà dopo quattro settimane accelerate e intense di consultazioni sulla vera GroKo. Cdu e Csu non fanno le loro verifiche direttamente con la base, basteranno i piani alti del partito per dare il disco verde al documento finale di coalizione, l’Spd terrà un vero e proprio referendum coinvolgendo tutti i suoi iscritti che sono circa 440mila, più della metà con età sopra i 60 anni. La consultazione della base Spd durerà almeno una settimana perché l’età media degli iscritti socialdemocratici è alta e non consente il solo utilizzo dell’online. E con qusto voto, che tiene in bilico le sorti dell’Europa, Schultz scoprirà se è stato in grado di convincere il suo partito, uscito bastonato dalle elezioni di settembre, che una coalizione con Cdu e Csu vale la pena farla. «Schultz porterà avanti la tesi che la GroKo va fatta perchè l’Spd ha delle responsabilità verso la Germania per portare avanti l’integrazione europea, dirà che lavorare con Macron sull’Europa è un’opportunità per la Germania che non va persa - spiega Andreas Rees, capo economista Germania di Unicredit, a una conference della banca ieri a Francoforte con oltre 160 grandi aziende tedesche e 500 investitori istituzionali globali -. Ma gli elettori socialdemocratici non daranno l’ok sull’Europa ma su questioni più domestiche come l’edilizia abitativa, le pensioni, i posti di lavoro part time che devono diventare a tempo pieno». Proprio Schultz però aveva annunciato, pochi minuti dopo la sconfitta elettorale di settembre, che il suo partito sarebbe tornato all’opposizione. Un’inversione a U.

I tempi di questo contorto percorso a ostacoli verso la GroKo restano incerti. Ottenuto il disco verde al Congresso Spd domenica, i veri negoziati dovrebbero durare quattro settimane. Chiuso l’accordo definitivo, Cdu e Csu se la vedranno con i vertici dei loro partiti (con margini stretti per il partito della Baviera atteso a una sua verifica elettorale in autunno dopo il peggior risultato della sua storia lo scorso settembre). Schultz dovrà sfoderare tutta la sua esperienza politica per incassare il sì della maggioranza dei 440mila: un bivio per diventare ministro delle Finanze della GroKo o essere buttato fuori a pedate dal Spd.

.@isa_bufacchi

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