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gli auspici degli analisti

Il Venezuela a rischio default «spera» nelle elezioni del prossimo autunno

Quello appena concluso, il 2017, è stato un annus horribilis per il Venezuela. Una crisi esplosa in varie declinazioni: politica, istituzionale, economica e finanziaria. Tuttavia il default è stato scongiurato e il presidente Nicolas Maduro è riuscito a onorare i pagamenti, poi bloccati dalle centrali di cambio di Bruxelles e Lussemburgo.

Il 2018 si apre con varie incognite, ma molti prevedono uno scenario positivo. L’inflazione oscilla tra l’800% e il 1200%, difficilissimo stabilirne l’esatta dinamica. Comunque sia, è iperinflazione. E gli investitori istituzionali collocano il Venezuela alla stessa stregua, quando a rischio, del Tajikistan. Non proprio un buon ranking, essendo Caracas la capitale del Paese con maggior riserve stimate di greggio al mondo. Le scadenze di debito pubblico venezuelano sono molte, le prime a giugno, poi ottobre, novembre. Non meno di 2 miliardi di dollari.

Eppure in questa gravissima e paradossale crisi finanziaria c’è chi vede un futuro migliore per lo stato sudamericano: le elezioni presidenziali in programma in autunno potrebbero ridefinire lo scenario politico e l’uscita di Maduro rigenererebbe aspettative ottimistiche.
Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti di Donald Trump potrebbero cadere e consentire quella ristrutturazione del debito finora ostacolata da Washington. La pensa così Jan Dehn, analista finanziario di Ashmore, basato a Londra. «Si riaprirebbero i giochi e i detentori di titoli pubblici venezuelani potrebbero avvantaggiarsene». Un’ipotesi simile la avanza Yong Zhu, analista di DuPont Capital, secondo cui «un cambio politico scompaginerebbe le attuali incrostazioni e aprirebbe la strada alla ristrutturazione del debito».
Non manca qualche pessimista, sia chiaro. Francisco Ghersi, managing director di Knossos Asset management dà l’80% di probabilità che Maduro rimanga in sella in qualità di presidente. E che quindi affossi ulteriormente le chance di rilancio del Paese.

In Venezuela va in scena la "protesta del prosciutto"

Intanto la parabola di Oscar Perez si è conclusa tragicamente. Il poliziotto anti-Maduro, diventato famoso sette mesi fa per aver sorvolato Caracas in elicottero chiamando alla rivolta contro la presidenza venezuelana, ora è morto, in circostanze poco chiare. Pare sia stato ucciso dalla polizia dopo ore di accerchiamento in un sobborgo della capitale.
La popolazione è allo stremo, mancano i medicinali e il “carnet della patria”, la tessera annonaria che distribuisce cibo a prezzi calmierati, raggiunge pochi cittadini. Ma Palacio Miraflores non si scoraggia e guarda ad est. Cerca altri aiuti. Da Mosca, New Delhi e Pechino.

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