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Macron duro con Londra sui migranti

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Europa

Macron duro con Londra sui migranti

  • –Riccardo Sorrentino

«Non ci sarà alcun ritorno alla giungla». Lo Stato francese non lo permetterà. In visita a Calais, dove una tendopoli che ospitava in condizioni miserevoli 8mila migranti fu sgomberata dalla polizia nell’ottobre 2016, il presidente Emmanuel Macron richiama tutti alle proprie responsabilità: i francesi, i britannici al di là del mare, le organizzazioni non governative (Ong) e la stessa Gendarmerie, invitata a essere corretta con i rifugiati.

È quest’ultimo invito, forse, il più inatteso da parte di un capo di Stato. Macron ha difeso le forze dell’ordine francese da tutte le accuse lanciate dalle Ong, che lui considera «bugie», da perseguire. Ha però aggiunto che ogni uso eccessivo della forza da parte della polizia sarà punito. «Siate fieri delle vostre azioni», ha detto in un discorso alla caserma della Gendarmerie locale, ma ha invitato i poliziotti a comportamenti «esemplari», avvertendo che «nessuna violazione delle regole deontologiche sarà tollerato», e che «se ci saranno violazioni saranno comminate sanzioni». «La mia reazione - ha concluso, colorando la questione di toni personali - sarà proporzionale alla piena fiducia che poniamo in voi».

Fermo anche il discorso alle associazioni non governative, alcune delle quali - Auberge de Migrants, Utopia 56, Médecins du Monde - si sono rifiutate di incontrare il presidente. «Coloro che incoraggiano queste donne e questi uomini a restare, a stabilirsi qui nell’illegalità, anzi a passare (in Gran Bretagna, ndr) si assumono una responsabilità enorme». «Mai - ha aggiunto - avranno lo Stato dalla loro parte».

Questa doppia fermezza non ha solo la funzione di costruire consenso in patria, ma ha anche lo scopo di ridimensionare la frattura che si è creata tra i parlamentari del movimento di Macron, La République en Marche (Lrm), alcuni dei quali preoccupati dal rigore con cui il nuovo disegno di legge vorrebbe affrontare il tema migranti. La proposta è di istituire un rapido e rigoroso esame delle richieste di asilo, con un programma ambizioso di integrazione per coloro che saranno accolti e l’accompagnamento alle frontiere per gli altri. La “sconosciuta” deputata franco-tunisina Sonia Krimi, che nella Manche ha sconfitto a sorpresa il candidato macroniano e ha poi aderito al gruppo Lrm, guida idealmente gli “umanitari”. Alla sua linea hanno aderito anche alcuni grandi sostenitori di Macron, tra i quali l’economista Jean Pisani-Ferry che aveva partecipato alla campagna presidenziale, che hanno criticato in una lettera aperta il disegno di legge. Uno dei nodi è la possibilità di espellere in «paesi terzi sicuri» anche i richiedenti asilo.

Macron non parlava però solo ai suoi deputati ed elettori. I problemi di Calais riguardano anche i rapporti con i britannici: il Regno Unito ha le sue frontiere nella città francese e la Francia a Dover. Il presidente francese e il ministro degli Interni Gérard Collomb saranno a Sandhurst domani per un summit nel quale sarà discusso sia Brexit - anche in relazione alle conseguenze economiche per la regione di Calais, una delle più povere della Francia - sia l’accordo di Le Touquet del 2003 sui confini, che Parigi ritiene squilibrato a favore di Londra. La Francia vuole che la Gran Bretagna apra le frontiere a un numero maggiore di richiedenti asilo, e contribuisca con maggiori risorse rispetto agli attuali 140 milioni di euro alla gestione di una frontiera che, con l’uscita del Regno Uniti dalla Ue, promette di diventare molto più difficile. Londra ritiene però di aver già fornito sufficienti risorse “extra”.

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