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Intervista a Pisani-Ferry: Asse Parigi-Berlino sulla moneta

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Intervista a Pisani-Ferry: Asse Parigi-Berlino sulla moneta

Francia e Germania dovranno venirsi parecchio incontro per trovare una sintesi sulla riforma dell’Eurozona, sostiene in un’intervista l’economista francese Jean Pisani-Ferry, (foto) ex consigliere di Emmanuel Macron.

È uno degli uomini chiave della sintesi franco-tedesca che inevitabilmente detterà le linee guida della riforma dell’Eurozona, anche se ci tiene a sottolineare la sua autonomia rispetto alla politica: «Sono indipendente e parlo a titolo personale», si schermisce Jean Pisani-Ferry, 66 anni, ex consigliere di Emmanuel Macron durante la campagna elettorale e autore di buona parte del programma economico del capo dell’Eliseo.

La sua attività di insegnamento si divide non a caso tra Parigi e Berlino,tra Sciences Po e la Hertie School of Governance: quest’ultima, ormai, affermatasi come una delle più importanti scuole europee di public policies. Il documento presentato ieri è frutto del suo lavoro e di quello di altri 13 economisti, francesi e tedeschi, un contributo decisivo all’avvicinamento dei due Paesi sulla nuova governance dell’Unione monetaria. Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno promesso per marzo una loro posizione comune.

E anche se il recente accordo di principio su una nuova Grosse Koalition tra Cdu/Csu ed Spd ha rilanciato le ipotesi di compromesso e quindi di riforma, l’economista avverte che non sarà facile: «La difficoltà di fondo – spiega - nasce dall’analisi che ognuno fa delle ragioni della crisi debitoria dell’Eurozona. In Germania l’interpretazione dominante è: la crisi è stata causata dal mancato rispetto delle regole esistenti e della carenza di riforme strutturali in molti Paesi. Secondo la visione tedesca non è tanto il sistema di governance ad essere messo in discussione, quanto piuttosto il comportamento individuale dei singoli Stati membri della moneta unica».

Per l’economista è questa la vera sfida delle prossime settimane, dei prossimi mesi, nei colloqui che seguiranno tra i governi di Berlino e di Parigi. Ridurre la distanza che separa la linea di demarcazione tra la visione tedesca e quella francese: «Noi diciamo che ci vogliono più strumenti di stabilizzazione, nel senso di assorbimento degli shock macroeconomici, siamo più aperti a una condivisione dei rischi. La Germania ci ricorda sempre che questi rischi vanno prima di tutto ridotti. Ecco, bisogna trovare un equilibrio tra queste due tendenze». L’ideale secondo Pisani-Ferry è che vadano di pari passo, che si possa trovare il giusto mezzo «tra disciplina e stabilizzazione». Per arrivarci, ognuna delle due scuole di pensiero dovrà fare importanti concessioni.

Quello che non deve accadere è che si arrivi a un compromesso politico, a un classico do ut des: «Non serve a nulla raggiungere un accordo che preveda la creazione di un ministro unico delle Finanze senza poteri e di un budget ad hoc senza mezzi e contenuti. Si può fare, ed è quello che di solito riescono a far bene i diplomatici, mettere dei nomi su contenitori vuoti. In fondo è quello che è accaduto con la ridenominazione del Patto di Stabilità in Patto di Stabilità e Crescita», quando in realtà non erano stati previsti meccanismi di sostegno alla crescita. Avverte l’economista: «Non bisogna ripetere certi errori. Anche e soprattutto perché nell’Eurozona, nonostante il consolidamento della crescita, resta una fragilità di fondo, dovuta all’indebitamento ancora elevato di molti Paesi, all’alta disoccupazione, soprattutto giovanile, e alla crescita del divario tra Nord e Sud».

Bisogna uscire dalla logica di Maastricht, da un’Unione monetaria dove i singoli Paesi membri, privi della flessibilità del tasso di cambio, hanno avuto gli unici spazi di manovra per assorbire gli shock con la politica di bilancio. Il problema sono le regole scelte, applicabili in un quadro generale di debito pubblico ancora troppo alto e di mercati che possono presto riscoprire l’avversione al rischio: «Con la prossima recessione, allora, tutti i Paesi dovranno essere prudenti e forse tenderanno ad essere troppo prudenti. Si pongono due interrogativi a questo punto. Il primo è: come rispondiamo alla prossima crisi? Il secondo è: come organizzeremo questa disciplina di bilancio?».

Pisani-Ferry sottolinea come nel Patto di Stabilità ci siano molte regole, troppe: «In tutto sono 240 pagine di regole molto complicate che gli stessi ministri fanno fatica a comprendere e delle quali i parlamentari spesso sanno poco o nulla. Bisogna rivedere le modalità che stabiliscono le responsabilità delle politiche di bilancio. In una situazione come quella attuale, di tassi a livelli bassissimi e debito alto, bisogna essere capaci di agire contemporaneamente sulla leva fiscale e, data la congiuntura positiva, su una rapida riduzione dell’indebitamento». Purtroppo secondo l’economista l’attuale assetto istituzionale dell’Unione monetaria non permettere di agire con tale sincronia.

Resta il completamento dell’Unione bancaria, con la creazione del fondo unico di garanzia dei depositi. Anche in quel caso, suggerisce Pisani-Ferry, bisognerà che Francia e Italia da un lato e Germania dall’altro trovino la giusta sintesi: «Nel momento in cui assicuro i depositi, allora devo guardare anche cosa succede agli attivi di una banca. Devo vedere che cosa c’è in questi attivi e se scopro che ci sono parecchi titoli pubblici emessi dal Paese in cui la banca ha la sede di riferimento, allora vuol dire che sto assicurando anche dei titoli pubblici. Da questo punto di vista, difficile dare torto ai tedeschi. Non possiamo rispondere loro che si assicurano i depositi a prescindere da quello che accade sul fronte degli attivi. Diversamente sarebbe un’incitazione alle banche a comprare titoli pubblici dello Stato in cui hanno sede e il giorno in cui lo Stato va in default sono gli altri che pagheranno. Bisogna trovare un modo per diversificare gli attivi delle banche. I tedeschi sono logici, non sempre hanno ragione, ma la logica in questo caso non fa loro difetto».

Il documento dei 14 economisti (si veda l’articolo a fianco) è, data la tempistica, molto di più di un semplice contributo accademico. Lo stesso Pisani-Ferry appartiene a quella categoria di teorici e pensatori molto affine ai policy-makers. È stato egli stesso, del resto, a fondare nel 2005 il think-tank Bruegel, diventato uno dei centri di ricerca economica più prestigiosi in Europa.

La sua eredità famigliare e politica non fa che confermare il suo destino di “agente dell’integrazione” europea: suo padre, Edgar Pisani, era stato ministro dell’Agricoltura di De Gaulle e poi commissario europeo con Mitterrand. Sua madre era discendente di Jules Ferry, leader politico francese di fine 800, artefice del moderno sistema scolastico francese e dell’espansionismo coloniale.

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