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Il mercato ha «fame» di infrastrutture

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Il mercato ha «fame» di infrastrutture

  • –Andrea Franceschi

La crescita del Pil in tutte le principali aree geografiche del mondo come non accadeva da oltre un decennio, la ripresa degli investimenti in molti Paesi come la Cina, in cui la spesa pubblica per infrastrutture è cresciuta del 20%, la scommessa che questo trend si consolidi anche negli anni a venire (si pensi al maxi-piano di opere pubbliche promesso dall’amministrazione Usa o alle olimpiadi invernali in Giappone) e infine un mercato delle fusioni e acquisizioni dinamico in Europa con la battaglia tra l’italiana Atlantia e la tedesca Hochtief per aggiudicarsi il controllo della spagnola Abertis. Nel 2017 non sono certo mancati gli spunti per investire nel comparto infrastrutture e trasporti. Non è un caso quindi che il comparto abbia registrato un’ottima performance in Borsa. Tenendo conto dei dividendi staccati il ritorno di investimento complessivo del settore in Borsa è stato intorno al 14% negli ultimi 12 mesi. Un consolidamento di un trend in atto da tempo. In particolare in Europa. Da gennaio 2013 ad oggi l’indice Dow Jones Brookfield Europe Infrastructure Total Return ha guadagnato quasi il 78 per cento.

Gli investitori sono tornati a guardare con interesse al comparto alla luce del miglioramento delle prospettive fotografato efficacemente anche dai conti societari delle principali società quotate. Gli aggregati di bilancio della banca dati S&P Market Intelligence relativi alle aziende europee del comparto sono positivi su tutti i fronti. A partire dal conto economico. Come si può vedere dal grafico in pagina dopo anni di crescita piatta o negativa di utili e ricavi a partire dal 2015 c’è stata una chiara inversione di tendenza che si è intensificata l’anno scorso. Stando agli ultimi bilanci pubblicati le società del comparto hanno registrato in media una crescita annua del 12,4% del giro d’affari e del 21,2% degli utili. Se cinque anni fa il ritorno su capitale era inferiore al 10% oggi in media si attesta oltre il 17 per cento. La leva finanziaria infine si è nettamente ridotta: se cinque anni fa il debito netto delle società del settore era pari a 4,2 volte l’Ebitda oggi il rapporto è in media di 3,5 volte.

Tra le società a maggior capitalizzazione che hanno corso di più nell’ultimo anno spiccano le italiane grazie all’exploit di autostrade Torino-Milano e Sias. Le società che fanno capo al gruppo Gavio sono salite in Borsa rispettivamente del 137 e del 100 per cento. Merito della ripresa del traffico autostradale e soprattutto del rincaro dei pedaggi. Tra le big con capitalizzazione superiore ai 10 miliardi di euro si segnala la società che controlla gli aeroporti di Parigi (+58%), la società di servizi aeroportuali spagnola Aena (+30%) oltre ovviamente ad Abertis (+37%) e Atlantia (+23,2%) per via della possibile fusione. Il trasporto su rotaia è meno presente in Borsa di quello su gomma ma anche in questo campo non sono mancate le sorprese positive come l’exploit di Ferrovie Nord Milano che nell’ultimo anno ha guadagnato il 62 per cento a Piazza Affari.

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