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Germania, quanta Europa ci sarà nei negoziati per la Grande Coalizione

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le trattative per il governo

Germania, quanta Europa ci sarà nei negoziati per la Grande Coalizione

Francoforte - «L’Europa non aspetta la Germania», ha detto Angela Merkel, al suo quarto mese di trattative nel tentativo di formare un governo di Grande Coalizione entro Pasqua, dopo il fallimento dell’accordo sul governo “Giamaica” di larghe intese con i liberati. E infatti oggi i vertici della Cdu sono al lavoro per tracciare il percorso dei “veri” negoziati con Csu e Spd che potrebbero iniziare già da questa settimana. L'Europa continuerà ad avere la priorità, per Merkel e il leader socialdemocratico Martin Schulz: ma resta da vedere con quale budget.

Così intanto l’Europa altro non può fare che aspettare la Germania, perché serve il peso, e anche la volontà di spendere di più, del primo Pil europeo per far decollare seriamente le grandi riforme europee di maggiore integrazione. E servirà anche tutta la spinta del più europeista dei partiti tedeschi, l'Spd.

L'accelerazione prima che sia troppo tardi
I “veri” negoziati sulla GroKo tra Cdu/Csu e Spd dovrebbero durare tre, al massimo quattro settimane per poi dare il tempo al partito di Schulz di chiudere con i tesserati il referendum per posta (che richiederà due-tre settimane secondo gli esperti della materia) e formare il governo di coalizione per metà marzo, operativo attorno a Pasqua. I tempi sono importanti perché Emannuel Macron ha lanciato la sua proposta europea sei mesi fa e sta aspettando che il suo primo partner di grande peso, la Germania, riesca ad avere un governo stabile per iniziare i lavori nel cantiere europeo. I tempi stringono perché nel 2019 scade la Commissione e i grandi progetti come la trasformazione dell'Esm in Fondo monetario europeo, il budget allargato europeo per alcuni tipi di spesa, una maggiore integrazione per la difesa, l'Unione bancaria, l'immigrazione, tutto deve essere portato avanti soprattutto quest'anno.

Il “grosso” tesoretto
Quel che all'Europa servirà capire, oltre alla volontà politica tedesca espressa da una «GroKo» con un'aspettativa di vita di minimo due anni e massimo di quattro, è quanto la Germania sia disposta a mettere sul piatto dell'Europa all'interno del programma di governo che verrà definito nelle prossime settimane. Quel che l'accordo preliminare siglato dai tre partiti prevede per ora, come aumento della spesa pubblica spalmato su un arco di quattro anni, è modesto rispetto al grande “tesoretto” (per usare un termine in voga nella politica italiana) che la Germania potrebbe usare: tra il 2018-2021 sono stati per ora impostati (ma soggetti a revisione con la nuova trattativa) a grandi linee più investimenti pubblici per 6 miliardi, per il welfare 12 miliardi, per l'edilizia residenziale 4 miliardi, per l'agricoltura e spese locali 12 miliardi, per la difesa 2 miliardi e tagli alla tassa di solidarietà per la riunificazione di 10 miliardi.

E quindi restano ampi margini. «La Germania ha molto spazio di manovra, fiscalmente: l'anno scorso il surplus di bilancio è stato dell'1,2% del Pil, pari a circa 40 miliardi in un solo anno – ha sottolineato Andreas Rees, chief economist per la Germania di Unicredit – e quello del 2017 è stato il quarto surplus consecutivo annuale, e il più grande dal 1972. Senza contare l'enorme risparmio sulla spesa degli interessi per il rifinanziamento del debito pubblico, con tassi ai minimi storici». Alla luce di questo, i 36 miliardi di spesa e 10 miliardi di taglio alle tasse su quattro anni previsti dall'accordo preliminare GroKo sono piccola cosa.

I margini stretti della politica
I socialdemocratici, dopo il voto di misura dei delegati (il 56,4% ha detto sì alla GroKo quando in passato l'ok alle grandi coalizioni è stato superiore all'80%), dovranno garantirsi il modo di ottenere il disco verde degli iscritti: per questo hanno promesso di modificare il documento del negoziato preliminare soprattutto per aumentare la spesa pubblica in casa. Resta da vedere se questo accadrà sottraendo risorse per l’Europa oppure allargando ulteriormente i cordoni della spesa. I margini della politica in Germania sono oramai stretti, secondo Wolfgang Bauer gestore di M&G Investments: «I socialdemocratici tenteranno di ottenere concessioni in campi dove la Cdu e la Csu non intendono scendere a compromessi. Al momento la situazione economica in Germania, trainata dalle esportazioni, gode di buona salute ed è robusta. Ma sul medio-periodo, vedo rischi: i principali partiti perdono voti, il Bundestag è sempre più frammentato, e quindi (anche con la GroKo ndr.) l’incertezza politica potrebbe proseguire, indebolendo la leadership della Germania. In prospettiva, senza le necessarie riforme strutturali, anche la competitività tedesca potrebbe iniziare a erodersi».

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