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L’Accordo commerciale del Pacifico (Tpp) avanti a 11 senza gli Usa

LIBERO SCAMBIO

L’Accordo commerciale del Pacifico (Tpp) avanti a 11 senza gli Usa

Toshimitsu Motegi (Ansa/Ap)
Toshimitsu Motegi (Ansa/Ap)

Dopo aver finalizzato a dicembre i negoziati per una Economic Partnership (Epa) con l'Unione Europea, il Giappone conferma il suo attuale ruolo internazionale di Paese-chiave per il rilancio dei processi di liberalizzazione commerciale, in un momento in cui gli Stati Uniti danno invece nuovi segnali di cedimento a tentazioni protezionistiche: oggi a Tokyo è stato annunciato che la Trans-Pacific Partnership è salva, anche se dovrà fare a meno del partner più importante che aveva firmato l'accordo di libero scambio multilaterale due anni per poi rinnegarlo.

Undici Paesi vanno avanti
A risorgere dalle ceneri dell'ex intesa a 12 Paesi fatta naufragare da Donald Trump sarà una TPP a 11 membri, senza gli Usa, secondo un testo rinnovato che verrà firmato a marzo in Cile. «È un accordo di estrema importanza per il futuro del nostro Paese e della regione Asia-Pacifico», ha dichiarato il ministro del commercio nipponico Toshimitsu Motegi, al termine di un vertice di due giorni con i capi negoziatori di Australia, Nuova Zelanda, Canada, Cile, Perù, Brunei, Vietnam, Malaysia, Singapore e Messico. Motegi ha aggiunto di sperare che in futuro gli Usa possano tornare sui loro passi.

L’ostacolo (superato) del Canada
Per il nuovo «Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership», gli ostacoli principali sono arrivati dal Canada su due fronti: l'eccezione culturale (a protezione di esigenze dei cittadini di lingua francese) e il settore automobilistico. Ma alla fine Ottawa – che pure sente l'esigenza di non aver fretta sulla rinnovata Tpp in attesa degli sviluppi dei negoziati con gli Usa sulle revisioni del Nafta - ha acconsentito a non spingere fino n fondo la sua opposizione, contando anche di superare alcune difficoltà attraverso intese bilaterali. Un documento separato verrà poi incontro alla richiesta del Vietnam di prendere tempo nell'introdurre normative a protezione del lavoro, mentre per Malaysia e Brunei sarà sospesa l'applicazione di alcune disposizioni riguardanti le imprese statali o dei servizi. Altre 22 voci saranno temporaneamente congelate: compromesso necessario per convincere alcune Nazioni per le quali l'assenza degli Usa toglie buona parte dell'appeal al patto multilaterale.

Verso la firma in marzo
Il dinamismo della diplomazia economica giapponese risponde sia a ovvie esigenze di un Paese che ha bisogno di garantirsi accesso ai mercati esteri, sia a fattori di carattere interno (le intese internazionali finiscono per favorire riforme-chiave, obiettivo dell'Abenomics), sia a una più incisiva proiezione strategica dell'influenza nazionale nell'area regionale e sull'arena globale. Una firma a inizio marzo della nuova Tpp potrebbe consentire l'avvio del processo di ratifica già nel corso dell'attuale sessione ordinaria di 150 giorni della Dieta iniziata lunedì. Se la TPP a 11 verrà siglata con ogni probabilità l'8 marzo, precederà la firma dell'Epa tra Giappone e Ue, i cui negoziati sono stati conclusi a dicembre. Per la formalizzazione, occorre la conclusione dei passaggi giuridici e delle traduzioni in 23 lingue: Bruxelles e Tokyo sperano che la cerimonia della firma possa tenersi prima dell'estate, in modo che l'intesa possa entrare in vigore nella prima meta' del 2019, anno in cui dovrebbe essere applicata anche la nuova TPP (per la quale bastera' la ratifica di sei Paesi).

Qualche incognita aleggia su tempi e modi della ratifica in Europa: non a caso il premier Shinzo Abe ha appena concluso un viaggio in sei Paesi dell'Est europeo, anche per caldeggiare una rapida approvazione dell'Epa. Un appello a fare presto è giunto da un convegno organizzato alla Farnesina dalla Fondazione Italia-Giappone tra associazioni ed operatori economici italiani. Una eccezione: Assolatte - coinvolgendo Federalimentare - ha aspramente criticato come insufficienti i risultati negoziali in termini di tutela delle indicazioni geografiche nel settore dei formaggi. Il vicecapo negoziatore per la Ue, Marco Chirullo, ha respinto il rilievo, sottolineando i progressi sia in termini di protezione giuridica sia sul fronte delle riduzioni tariffarie.

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