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Free Trade Ue-Giappone: «Più opportunità per l’export italiano». Ma critiche sui formaggi

ROMA – Il partenariato economico in via di realizzazione tra Unione Europea e Giappone rappresenta una grande opportunita' per le piccole e medie imprese italiane, ma avra' anche una valenza strategica nel rilanciare i processi di liberalizzazione commerciale su alti standard di qualita'. E' il messaggio che arriva dal convegno svoltosi il 22 e 23 gennaio alla Farnesina, promosso dalla Fondazione Italia-Giappone, che riunisce rappresentanze di alcuni settori economici (beni di lusso e automotive, farmaceutica, agroalimentare e appalti pubblici) per fare il punto sulle prospettive piu' favorevoli per business ed esportazioni.

VERSO FIRMA E RATIFICHE. Quello che e' stato definito a Bruxelles come “il piu' grande accordo commerciale della storia” e' attualmente in una fase di definizione giuridica, alla quale seguiranno le traduzioni in 23 lingue: con una accelerazione di questi due stadi rispetto ai tempi consueti, l'obiettivo della Commissione e' quello di arrivare alla firma ufficiale entro la pausa estiva, per poi passare rapidamente alle ratifiche in modo che l'Economic Partnership Agreement (Epa) possa entrare in vigore nella primavera del 2019. Qualche incognita e' legata proprio ai processi di ratifica, che potrebbero portare a slittamenti (non pare un caso che il premier giapponese Shinzo Abe abbia appena visitato alcuni Paesi dell'Est europeo, anche per sollecitare tempi rapidi di approvazione).

Free Trade Ue-Giappone: opportunità per l'export. Ma polemica sui formaggi

INFORMAZIONI ONLINE. “E' importante che le imprese apprendano per tempo quali siano le nuove opportunita' – osserva Marco Chirullo, vice capo negoziatore per la Ue – I testi dell'accordo, anche se non hanno ancora un valore legale, sono gia' online, per una scelta di massima trasparenza anche nei confronti dei cittadini. Giovedi' l'intesa sara' spiegata in dettaglio a Bruxelles ai rappresentati dei 28 Stati membri. Ed e' partita una campagna di sensibilizzazione denominata ‘Commercio Internazionale: parliamone' che spiega le tematiche legate agli accordi commerciali della Ue”. Sul sito http://parliamodicommercio.eu si possono trovare risposte formulate in linguaggio chiaro sui benefici per aziende e consumatori che si avranno dall'applicazione dell'Epa. In un accordo che coprira' il 99% degli scambi, sottolinea Chirullo, ci si e' attenuti al principio della “lista negativa”: se non compaiono eccezioni, si intende che le tariffe doganali sono abolite; al tempo stesso, il negoziato ha affrontato una vasta serie di barriere non-tariffarie che renderanno piu' agevole l'accesso al mercato nipponico.

“Il nostro export sta crescendo e ha bisogno di una ulteriore spinta da questo tipo di accordi commerciali, che servono soprattutto alle Pmi – ha detto il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova – Una ragione in piu' per stare in Europa da protagonisti sono i grandi accordi commerciali, di cui le nostre aziende beneficiano: la globalizzazione del commercio internazionale basata su regole chiare e certe e' la globalizzazione che serve alle nostre aziende”. Con questo Epa, Europa e Giappone cercano inoltre di promuovere su scala internazionale standard elevati su produzione e commercio, evitando il rischio che siano altri a dettare legge magari con regole ben piu' discutibili. Un esempio: l'intesa gia' recepisce le disposizioni degli accordi di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici.

DINAMISMO COMMERCIALE DI TOKYO. Il presidente della Fondazione Italia-Giappone, Umberto Vattani, ha poi rilevato dinamismo ad ampio raggio della diplomazia economica di Tokyo: proprio ieri un vertice nella capitale nipponica ha stabilito che sara' firmata a marzo una Trans-Pacific Partnership tra 11 Paesi dell'Asia-Pacifico, senza gli Usa che se ne sono ritirati. Uno sviluppo che, se pure agevolera' anche ad altri l'accesso al mercato giapponese, potra' generare per gli europei opportunita' inedite di business verso Paesi terzi. Se i vantaggi per l'Italia si prospettano soprattutto nel settore agroalimentare, anche industria e servizi potranno trovare nuovi sbocchi in un mercato tradizionalmente considerato molto difficile da penetrare. E anche oltre.

IL CASO FORMAGGI. Ma non tutti sono soddisfatti: e' arrivata una dura presa di posizione di Assolatte, che parla di “grandissima delusione e preoccupazione” e di “pericoloso precedente”, in quanto nel settore dei formaggi – secondo il presidente Giuseppe Ambrosi – “eccezioni, deroghe e proroghe svuotano di significato l'intero sistema europeo delle Indicazioni Geografiche”. Un esempio: il parmigiano e' tutelato ma resteranno i vari “parmesan”: non verrebbe adegatamente contrastato, insomma, il cosiddetto “Italian sounding”. Una preoccupazione fatta propria da Federalimentare, il cui presidente Luigi Scordamaglia dichiara in un comunicato che “nell'accordo UE-Giappone, l'Unione Europea ha agito con assenza di trasparenza”. «Saranno tutelati - spiega il presidente di Federalimentare - i nomi composti Grana Padano e Pecorino Romano ma chiunque potrà produrre un “grana” o un “pecorino”. Peggio ancora il caso del Parmigiano Reggiano per il quale viene liberamente legittimata la registrazione di un prodotto denominato “Parmesan”».Per questo, nonostante l'industria italiana sia sempre favorevole allo strumento degli accordi di libero scambio internazionali quando questi favoriscono una globalizzazione governata e basata su regole serie e trasparenti, stavolta chiede di non ratificare l'accordo nell'attuale formulazione a partire dal Parlamento Europeo vista l'assenza di tutela di questi principi fondamentali, a meno che non si riescano ad apportare delle correzioni capaci di tutelare i nostri formaggi dop.

UN FRENO ALLA COMMISSIONE. Inoltre, continua Scordamaglia: «Piuttosto che rincorrere nuovi accordi senza un'adeguata attenzione ai dettagli applicativi, la Commissione si concentrasse sulla verifica delle regole di implementazione degli accordi sottoscritti. È quello che sta succedendo nel caso del CETA in cui un elemento positivo era stato l'aumento della quota di formaggi europei (e quindi italiani) esportabili verso quel Paese. Peccato che il meccanismo di attribuzione delle quote ideato dai canadesi stia portando oggi a meccanismi di gestione poco trasparente delle quote stesse che vengono “affittate” con costi stranamente simili a quelli dei dazi formalmente cancellati». Al telefono, Scordamaglia precisa che nel caso del Giappone l'intesa presenta aspetti positivi, tanto piu' che il Sol levante non ha possibilita' o intenzioni “offensive” nell'agroalimentare nei confronti dei mercati europei. Ma il diavolo e' nei dettagli e non sempre quello che sembra luccicare e' davvero oro. Il vero appello non e' a bloccare l'Epa con Tokyo, ma a frenare quella che appare come una “corsa” della Commissione verso nuove intese: meglio, secondo Federalimentare, prendere una pausa prima di procedere con il Mercosur o la Nuova Zelanda. A margine del convegno alla Farnesina, Chirullo ha peraltro sottolineato che sicuramente la tutela giuridica dei formaggi sara' migliore in Giappone dopo l'Epa, mentre le progressive riduzioni tariffarie costituiranno un chiaro vantaggio per gli esportatori europei e italiani.

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