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A bordo della crociera di blockchain: «Bitcoin non sarà il…

parla lo speaker italiano dell’evento

A bordo della crociera di blockchain: «Bitcoin non sarà il Titanic»

Il fuori programma è stato la spiaggia. «Eravamo a Paradise Island a Phuket, stava parlando John McAfee ma pianissimo, faceva molto caldo, il 90 per cento dei presenti ha lasciato la conferenza e si è tuffato». La mattina in cui l'uomo sinonimo di antivirus è rimasto senza pubblico è stata una parentesi. Per il resto la Blockchain Cruise 2018 è stata un'intensa cinque giorni di lavoro. Fulvio Dominici Carnino era a bordo, unico speaker italiano che compare sul sito dell'evento.

Dominici, ingegnere e imprenditore, ha scritto il suo primo videogame Specventure prima della laurea, è andato sulla luna seduto davanti al pc, oggi è consulente della Ferrero, inventa i giochini elettronici degli ovetti Kinder; da un paio d'anni lavora a Ubiatar, spinoff con l'ambizione di donare l'ubiquità. «Prendiamo ad esempio Janet, una indaffarata newyorkese» racconta da Manila «vuole vedere una sfilata a Parigi, si collega a Ubiatar, controlla la mappa della città come farebbe se cercasse casa con Airbnb o un car sharing; cerca e trova Amelie la sua avatar, una persona che andrà al posto suo con lo smartphone e riprenderà modelle e vestiti. Janet è la usar (incrocio di user-avatar) e dà indicazioni, Amelie esegue e verrà pagata per il servizio. Mi hanno detto che questo progetto sembra uscito da una puntata di Black Mirror, l’ho preso come un complimento, e poi l’avatar è una persona non un dispendioso robot».

Sulla nave salpata da Singapore Ubiatar, l'app che realizza il sogno del teletrasporto, incrocia la strada di Bitcoin, il fenomeno finanziario del momento che macina record e crolli.

Le tappe della Blockchain Cruise Asia - Singapore, Malesia, Tailandia - dal 15 al 19 gennaio

Come tanti altri imprenditori di una tech spinoff, Dominici cerca investitori, li trova sul mercato delle criptovalute. Nella Blockchain Cruise Asia 2018 lungo lo Stretto di Malacca, «si è parlato soprattutto di ICO (Immission coin offering)», volgarmente potremmo paragonarla all’Ipo solo che non ci si quota in nessuna Borsa, non si comprano azioni di nessuna azienda ma Utility Token, “gettoni di ingresso” con cui si finanzia un progetto (gli Utility Token diversi dai Security Token tramite cui si accede agli utili di un'azienda)

«Si è parlato molto di Kickstarter (piattaforma di crowdfunding con cui si finanziano progetti ndr)» racconta Dominici. Adesso si fa la stessa cosa, si compra un pezzo di un’idea, non coi i vecchi soldi tramite Paypal ma con un’ICO attraverso i Token. Attorno ai Token, racconta Dominici, «c’è molto fermento perché un gettone che vale un dollaro ne può valere cento, mille sei mesi dopo. In questo momento non c’è nulla nel mondo finanziario che raggiunga questi valori».

Non è un caso che molti passeggeri della crociera fossero venture capitalist, i finanziatori che hanno reso possibile il boom di Silicon Valley. A bordo il paesaggio umano era vario, c’era il blogger di Badcrypto che prende in giro il mondo dei bitcoin, «un americano simpaticissimo», racconta Dominici, c’erano imprenditori e manager come lui e c’erano esperti di comunicazione e marketing, lavoro che non si può improvvisare: «Se si vuole accedere a questa comunità bisogna essere molto specializzati, conoscere le regole, anche una nuova lingua. Non basta sapere che il progetto per un ICO si chiama whitepaper ma ad esempio conoscere le nuove parole giapponesi legate alle criptovalute nate appena due anni fa. Gli italiani sulla nave non raggiungevano questi livelli».

Scene dalla crociera della blockchain

Il reporter di Bloomberg a bordo ha scritto che a molti partecipanti l’atmosfera sulla nave ha ricordato la frenesia dei meeting finanziari a Las Vegas negli anni precedenti la crisi finanziaria mondiale. «Sì alcuni dicono che è stato il viaggio del Titanic visti i recenti crolli delle criptovalute, alcun dicono vi sarà un altro 1929 - risponde Dominici con distaccata bonomia -. Credo sia un wishful thinking, la gente che era presente era allegra, in fondo si è fatta un patrimonio dal nulla. Semplicemente questo è un mercato volatile caratterizzato da ingenti oscillazioni e incredibili rimbalzi. E stiamo comunque parlando di una quantità di ricchezza bassa, anche se fosse dieci volte quella che è ora non cambierebbe di una virgola gli equilibri mondiali».

Se si entra in questo piccolo mondo cripto - «sono davvero pochi quelli che capiscono di Bitcoin, ci si ritrova sempre gli stessi» - e ora così sotto osservazione si ridimensiona il delirio di questi mesi, i record bruciati da Bitcoin e i crolli, la frenesia e la preoccupazione. «C’è stata una prima fase di entusiasmo, la seconda è il rigetto delle istituzioni, la terza sarà accettazione, infine la quarta convivenza con le monete e gli strumenti tradizionali».

Nel piccolo mondo cripto c’è anche una carica idealista, offrire agli esclusi la possibilità di arricchirsi, per esempio «a un ragazzo che ho conosciuto qui a Manila, lavora nove ore per 250 dollari al mese ma non trova una banca che gli apra un conto corrente». Tra i passeggeri della crociera, quale è percentuale di ideali e quale di business, chiedo, la domanda è sbagliata. «La realtà è chi ha puntato su Bitcoin lo ha fatto perché ci credeva, e ci credeva così tanto che ha venduto la propria casa e investito i propri risparmi». Chi ha creduto è diventato ricco. «In qualche incontro, racconta Dominici, ho detto scherzando che la filosofia dietro Bitcoin è un po’ socialista, mi sono beccato improperi, qualcuno si è offeso, in realtà è anarchica, liberale, liberista ma tutti sono d’accordo sul fatto che c’è troppa scam».

Scum o scam, spazzatura, truffe o progetti senza futuro non cambia molto, molti investimenti andranno presto in fumo. «ll problema - continua Dominici - è che adesso si stanno usando ICO e Token per progetti più disparati senza business model, denaro che andrà perso, non si ricorda mai abbastanza che questo è un prodotto altalmente speculativo». Non pochi azzardano senza sapere, «senza capire che un investmento con ICO muove tanti soldi, è invece capitato che un italiano si rivolgesse a uno studio di consulenza svizzero per aprire una pizzeria senza rendersi conto che solo la consulenza costava 500mila euro». Basta meno per una pizza, è il qualificato parere; è però la scam, continua Dominici, «che giustifica le critiche della finanza tradizionale, i timori dell’establishment, la reazione dei governi che cercano di regolare il fenomeno. Cina, Corea del Sud e Stati Uniti con la Sec stanno cercando di limitare gli abusi, e fanno bene. La Svizzera in particolare ha una legislazione molto avanzata che consente di fare le cose per bene, è il paese dove già è nata la Crypto Valley e dove anche la nostra UbiatarPlay ha una delle due aziende, l’altra è a Palo Alto».

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