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Nafta, i tre ostacoli sulla strada dell'accordo

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Il futuro del trattato commerciale

Nafta, i tre ostacoli sulla strada dell'accordo

Da sinistra, Ildefonso Guajardo, Chrystia Freeland e Robert Lighthizer (Reuters)
Da sinistra, Ildefonso Guajardo, Chrystia Freeland e Robert Lighthizer (Reuters)

NEW YORK - Cauto ottimismo, anche se restano tensioni e rischi. Il nuovo round per rinegoziare il Nafta si è concluso così. All'insegna di un miglior dialogo e tra rivendicazioni di progressi, ma non di soluzioni sui grandi capitoli dove le differenze sono tuttora profonde tra Stati Uniti, Canada e Messico: l'auto, la gestione delle dispute e una scadenza ogni cinque anni dello stesso accordo di libero scambio nordamericano.
Il Rappresentante commerciale statunitense Robert Lighthizer si è spinto a definire il Nafta «un'intesa molto importante». Nonostante, sintomo delle incognite, non siano state possibili prese di posizione congiunte dei tre governi al termine dell'appuntamento tra delegazioni durato una settimana a Montreal e culminato ieri con la partecipazione, accanto a Lighthizer, del Ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland e di quello messicano dell'Economia Ildefonso Guajardo.

I tre paesi hanno delineato una continuazione del percorso negoziale. Esiste già una data per il prossimo - il settimo - incontro, a fine febbraio in Messico. E sono possibili prolungamenti delle trattative a marzo a oltre, forse al 2019. Lighthizer ha aggiunto di auspicare «significativi passi avanti» entro un mese, precisando però che l'incedere «è lento». Il messicano Guajardo gli ha fatto eco: «Abbiamo davanti sfide sostanziali, eppure i progressi ci portano sulla strada giusta». Tra Freeland e Lighthizer non sono però mancate stoccate: il rappresentante di Donald Trump ha denunciato ricorsi canadesi al Wto contro rappresaglie Usa sul legname.

Il Nafta, con un interscambio da oltre mille miliardi di dollari, è un cruciale test delle politiche commerciali dell'amministrazione Trump dopo i messaggi contraddittori, minacce di guerre commerciali inframezzate da aperture, arrivati dalla Casa Bianca. Trump ha ripetutamente minacciato di uscire dal Nafta e il messaggio distensivo da Montreal sembra adesso quantomeno allontanare questa prospettiva.

I colloqui, da quanto emerso, hanno trovato il primo accordo dal ottobre, su una normativa sulla lotta alla corruzione. E al 90% sarebbero risolte polemiche su altri aspetti, quali il commercio digitale. Si tratta però di compromessi secondari, mentre il dialogo sui capitoli cruciali fatica a sbloccarsi. Sull'auto Washington chiede un contenuto nordamericano nelle vetture alzato all'85% dall'attuale 62,5% e l'introduzione di un contenuto made in Usa del 50%; una richiesta respinta dai partner. Il Canada ha proposto una modifica della formula per calcolare il “content”, includendo il valore della proprietà intellettuale, in modo da alzare automaticamente la percentuale statunitense.

I meccanismi di risoluzione delle dispute sono altrettanto nel mirino: gli Stati Uniti, in nome della sovranità nazionale, chiedono l'eliminazione del Capitolo 9 del Nafta su commissioni di arbitrato per scontri su barriere al commercio. Un altro capitolo controverso, l'undicesimo che regola ricorsi di aziende e investitori, potrebbe essere trasformato in intesa volontaria.

Il terzo casus belli riguarda la richiesta di Washington di una “sunset clause”, d'una scadenza quinquennale del Nafta. Ogni cinque anni l'accordo verrebbe cancellato e rinegoziato. Un'ipotesi inaccettabile per i partner, che denunciano traumi per investimenti e interscambio da simili incertezze. Canada e Messico propongono di sostituite la cancellazione con una revisione. Ogni quinquennio il Nafta rimarrebbe in vigore e soggetto a riesami del suo corretto funzionamento.

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