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L’Onu denuncia: Pyongyang viola l’embargo

COREA DEL NORD

L’Onu denuncia: Pyongyang viola l’embargo

Una parata militare a Pyongyang
Una parata militare a Pyongyang

Quasi 200 milioni di dollari, incassati in barba alle sanzioni: è quanto avrebbe guadagnato la Corea del Nord nel 2017, esportando in Cina e Russia carbone, ferro e gli altri prodotti bloccati dall’embargo stabilito contro Pyongyang per il suo programma missilistico-nucleare. Lo rivela un rapporto presentato ieri al Consiglio di sicurezza Onu, secondo il quale diversi Paesi, tra cui Corea del Sud, Malesia, Vietnam, Myanmar, Siria e addirittura Mozambico, oltre a Cina e Russia, hanno continuato a fare affari con la Corea del Nord.

Il Paese «ha continuato a esportare quasi tutti i prodotti proibiti nelle risoluzioni», si legge nelle 213 pagine del documento. Diversi gruppi petroliferi sono indagati per i loro presunti rifornimenti a Pyongyang. Alcune spedizioni di carbone nordcoreano sarebbero state consegnate in Cina, Malaysia, Corea del Sud, Russia e Vietnam utilizzando una combinazione di tecniche di triangolazione per aggirare l’embargo. Secondo il team di esperti delle Nazioni Unite, il regime di Pyongyang avrebbe perfino venduto armi in Siria e Myanmar e sarebbe impegnato operazioni di pirateria cibernetica per rubare segreti militari.

Alla Siria, la Corea del Nord sarebbe riuscita a vendere «materiale utilizzabile in programmi missilistici e nelle armi chimiche». Il regime di Damasco è stato accusato di aver usato armi chimiche contro i ribelli nel 2013 e si era impegnato a distruggere il suo arsenale.

Il rapporto prende in esame il periodo compreso tra gennaio e settembre del 2017. La Cina, ripetutamente accusata dagli Stati Uniti di non rispettare le sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza Onu (dove Pechino è membro permanente con potere di veto), ha sempre negato e, negli ultimi mesi dello scorso anno, i dati forniti dalla sua Agenzia delle dogane hanno fotografato un forte calo dell’import di carbone e materie prime dallo scomodo alleato.

Lo scorso mese, nel vertice di Vancouver, gli Stati Uniti avevano puntato il dito sulla pratica di trasferire petrolio in alto mare, da navi cinesi a navi nordcoreane. Di fronte a foto pubblicate dai media sudcoerani (in realtà si trattava di immagini riprese dai satelliti Usa e fatte arrivare alla stampa dal Governo sudcoerano), il presidente Donald Trump aveva attaccato duramente Pechino.

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