Mondo

«Dialogo con Erdogan ma rispetti i diritti»

Asia e Oceania

«Dialogo con Erdogan ma rispetti i diritti»

  • –Carlo Marroni

roma

Una visita a tappe forzate quella di Recep Tayyp Erdogan, in una Roma transennata e presidiata da imponenti forze di polizia. Con qualche protesta (annunciata) contro la repressione interna e l’offensiva a danno dei curdi. Il presidente della Turchia – isolato a occidente e con un unico alleato vero nella Russia di Putin – è stato accolto comunque come il capo di un paese strategico per l’Italia, sia per la geopolitica – e le migrazioni, visto il grande accordo con la Ue di sei miliardi che da due anni ha di fatto sigillato il cosiddetto “corridoio balcanico”– che per l’economia e quindi il business, come testimonia l’incontro serale con i capi di alcuni delle maggiori imprese italiane (vedi l’articolo in questa pagina, ndr). Luci e ombre, naturalmente, a partire dalla repressione interna dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016, che ancora produce arresti e licenziamenti in massa.

Al termine del pranzo al Quirinale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è appreso che il colloquio tra i due capi di stato è stato «rispettoso e franco», che in gergo diplomatico significa che è stato detto quel che andava detto, francamente appunto. Sono state ribadite le tradizionali posizioni, quella italiana in linea con quella della Ue - dei due Paesi sui principali temi in agenda. In ogni caso si sottolinea che i rapporti bilaterali sono buoni e rimane fermo l’interesse dell’Italia che il dialogo con Ankara prosegua. E anche nel lungo colloquio di oltre un’ora con il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, la questione del rispetto dello stato di diritto e delle libertà fondamentali – si rileva in ambienti di palazzo Chigi – è stato un tema forte dell’incontro, con chiaro riferimento alla libertà di azione anche di giornalisti e membri delle ong. L’Italia in sostanza continua a pressare affinché in Turchia finisca lo stato di emergenza (prorogato fino ad aprile) e si torni alla normalità, cosa che non pare al momento imminente. Ma molto spazio è stato dedicato ai temi economici: l’Italia è uno dei primi partner commerciali della Turchia, ma «si può fare molto di più» è stato affermato. Una prospettiva importante per le imprese italiane, tra l’altro, è rappresentata dai grandi progetti infrastrutturali, ma anche dell’industria della difesa e dell’energia. La prospettiva europea resta un altro tema sul tavolo, e se ne parlerà nel summit Ue-Turchia del prossimo 26 marzo a Varna, in Bulgaria, che ha presidenza di turno dell’Unione. Ma di certo le acque sono agitate. «Come già detto dal presidente Juncker, con la Turchia abbiamo relazioni molto importanti, ma bisogna essere in due per il tango. Il Paese si sta muovendo in una diversa direzione rispetto all’adesione all’Ue. Vediamo cosa ci riserverà il futuro» ha detto un portavoce della Commissione europea sul processo di adesione della Turchia all’Unione europea, di cui si sono perse le tracce. Nel colloquio con Gentiloni il presidente turco ha poi sollevato il tema centrale dei curdi, ricordando che tutte le organizzazioni per il suo paese hanno natura “terroristica”, mentre per la Ue (e quindi l’Italia) e l’Onu lo è solo il Pkk e non certo i curdi siriani del Pyd-Ypg, che hanno sofferto molto nella guerra e ora sono vittime dell’offensiva nella provincia siriana di Afrin. E infine la Libia: c’è intesa sulla comune volontà di stabilizzare il paese evitando di scaricare sulle già alte tensioni interne anche quelle tra i paesi e i diversi interessi del medio oriente.

La visita ha registrato anche delle proteste, con tafferugli davanti a Castel Sant’Angelo durante il sit-in dei curdi e dei centri sociali. Un centinaio di giovani, quasi tutti dei movimenti antagonisti, ha tentato alla fine dell’iniziativa di muoversi in corteo ma è stato subito bloccato dalla polizia e dai carabinieri. Ne è nato un breve confronto che si è concluso con il respingimento dei manifestanti che hanno scandito slogan. Due di loro sono rimasti contusi.

Ma la giornata ha visto anche altre notizie, che si sono accavallate alla visita. Sono stati rilasciati in libertà vigilata in Turchia i membri dell’Associazione nazionale dei medici che erano stati fermati nei giorni scorsi per le dichiarazioni critiche nei confronti dell’offensiva militare contro l’enclave curdo siriana di Afrin. I medici erano stati duramente attaccati da Erdogan, che li aveva definiti «amanti dei terroristi» e «servi dell’imperialismo». Intanto sempre ieri l’Olanda ha annunciato il ritiro del proprio ambasciatore ad Ankara che non ha avuto accesso in Turchia da marzo 2017, quando è scoppiata la crisi per il divieto dei comizi elettorali in Europa di ministri turchi a sostegno del referendum presidenzialista di Erdogan. Ankara si è detta pronto a discutere, ma se l’Olanda «mostrerà volontà».

Una visita che ha anche una coda di reazioni politiche interne. «Mi vergogno che l’Italia ospiti il rappresentante di un regime estremista sanguinario, di un Paese islamico nei fatti, dove la religione comanda sulla legge» ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, mentre Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha dichiarato: «No alla Turchia in Europa, all’islamizzazione dell’Europa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA