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Il nuovo corso della Fed all’esame della volatilità

L'Analisi|L’ANALISI

Il nuovo corso della Fed all’esame della volatilità

Solo qualche giorno fa ci si interrogava su quanto potesse durare l’andamento così stabilmente positivo della Borsa americana. L’anno che si è chiuso è stato, infatti, uno dei migliori per il mercato azionario statunitense, ben al di là delle previsioni iniziali.

E questo andamento è proseguito anche nelle prime settimane del 2018. Per ben 122 sedute non si era registrata una flessione superiore all’1%, fino alle sedute dell’ultimo venerdì e del successivo lunedì «nero», giorno in cui gli indici americani sono scesi come non succedeva da anni, con effetti negativi su tutte le principali piazze finanziarie del mondo.

Non si può non considerare come i recenti avvenimenti intervengano nel momento del passaggio della presidenza della Fed da Janet Yellen a Jerome Powell. Durante il mandato Yellen, negli Stati Uniti, l’andamento dell’economia reale, i livelli occupazionali, l’andamento delle Borse sono stati tutti molto positivi. Più recentemente sono stati registrati l’aumento dei salari e una maggiore stabilità nella crescita dei tassi di inflazione. Sono saliti i rendimenti sui titoli di stato. Il tasso sul decennale ha raggiunto valori prossimi al 3%, dato che mancava dall’inizio del 2014. L’«era» Yellen ha consentito di accompagnare la politica monetaria statunitense da una fase di stimoli straordinari, in particolare costruiti sul quantitative easing e su tassi di interesse vicini allo zero, ad una fase di maggiore normalizzazione. Questa attività di normalizzazione ha visto nel 2017 per ben tre volte la fissazione al rialzo dei tassi di interesse. E nell’ultima riunione, l’ultima del mandato Yellen, pur non essendo stata apportata alcuna revisione al regime dei tassi, è stato annunciato come nel corso del 2018 saranno previsti e giustificati incrementi graduali. E sono partite le «scommesse» su quanti saranno, interpretando la gestione Powell come sostanzialmente in linea con quella precedente. Ma non si sa se sarà effettivamente così, considerato l’andamento dei fondamentali dell’economia e il suo livello di coerenza con una politica più graduale di normalizzazione del regime dei tassi.

La prospettiva del rialzo dei tassi di interesse ha creato però preoccupazione e una correzione al ribasso dei corsi azionari, sia perché a tassi di interesse più alti vi è una revisione del valore dei titoli sia perché l’aumento dei tassi può avere ripercussioni importanti sul mercato del debito, sul fronte degli emittenti che potrebbero avere meno capacità di remunerazione e rimborso e sul fronte degli investitori che vedrebbero ridurre il valore del proprio investimento.

La domanda è se si tratta di un fenomeno limitato e temporaneo che possa rappresentare, per quanto rilevante, una correzione necessaria o se, invece, si tratta di un’inversione strutturale e l’inizio di una fase negativa. Ci sono tre elementi che vorrei mettere in luce e che andranno osservati nelle prossime settimane per comprendere quale potrà essere l’evoluzione. Innanzitutto, non si può omettere di considerare i fondamentali dell’economia e delle imprese e delle loro relazioni con i prezzi dei titoli. I prezzi sono cresciuti molto e con essi i multipli di borsa sia sugli utili sia sui valori patrimoniali. Ma non si può non considerare come siano cresciuti moltissimo i risultati fondamentali delle società e anche l’ultimo trimestre 2017 conferma questa tendenza. L’analisi fondamentale rimane importante nella valutazione delle strategie di investimento di medio lungo termine anche se essa si deve confrontare con un’operatività, sempre più frequente, alimentata da meccanismi di trading automatico che spesso amplificano, in positivo e, negli ultimi giorni, in negativo, l’andamento dei mercati. Nelle ultime sedute, v’è stato un incremento della volatilità dei mercati rispetto al trend degli ultimi mesi e questo ha attivato tali meccanismi al ribasso. Ma i fondamentali sono e rimangono buoni. Secondo elemento è nella riforma fiscale americana i cui effetti potranno determinare l’afflusso di nuove risorse per nuovi investimenti o per restituire tali risorse, anche attraverso il riacquisto di azioni proprie, ai propri azionisti. C’è poi un terzo elemento su cui occorre prestare attenzione ed è quello relativo a come si muoverà la politica monetaria della Fed nel nuovo corso. La gradualità degli interventi è quello che è stato comunicato ed è atteso dai mercati. Ma l’importante liquidità sui mercati e i segnali così positivi dell’economia potrebbero essere più coerenti con un’accelerazione del percorso di normalizzazione dei tassi.

La lettura dell’andamento dei mercati americani ha ripercussioni su tutti i mercati mondiali. È pur vero che le principali economie mondiali sono in crescita e, con riferimento particolare all’Europa, la crescita manifesta caratteri di robustezza e stabilità. Una lettura non chiara dei mercati e segnali non convergenti non potranno, però, far altro che far crescere il livello di volatilità. A questo investitori e operatori dovranno essere pronti per i prossimi mesi. E non saper gestire la volatilità può essere il vero rischio per il prossimo futuro.

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