Mondo

La Gran Bretagna cresce più del previsto, nonostante Brexit

  • Abbonati
  • Accedi
economia mondiale e sterlina debole

La Gran Bretagna cresce più del previsto, nonostante Brexit

La forza dell'economia globale spinge avanti il veliero britannico, nonostante il vento contrario di Brexit. La crescita del Pil in Gran Bretagna sarà più alta del previsto grazie alla ripresa sincronizzata delle economie mondiali e alla debolezza della sterlina, secondo il nuovo rapporto del National Institute of Economic and Social Research (Niesr).

“Questi due fattori hanno contribuito a riequilibrare l'economia britannica, che ora dipende meno dalla domanda interna, si è orientata di più verso il commercio e continuerà a farlo nei prossimi due anni, - ha spiegato ieri Jagjit Chadha, direttore del Niesr. - Il contributo che la ripresa globale ha dato alla Gran Bretagna è stato decisivo. Di fatto, la stretta ai consumi dovuta all'incertezza legata a Brexit e il calo del reddito disponibile sono stati più che compensati dal rilancio del commercio.”

La Gran Bretagna è stata “fortunata”, secondo Chadha: “Proprio nel momento in cui abbiamo deciso di cambiare rotta con Brexit, il resto del mondo ci ha dato una mano. La crescita dell'economia britannica l'anno scorso e quest'anno è stata sostenuta dalla crescita globale superiore alle previsioni – nel 2018 probabilmente raggiungerà il 4 per cento.”

Niesr ha rivisto al rialzo le stime del novembre scorso e prevede ora che il Pil britannico crescerà quasi del 2% nel 2018 e nel 2019. Senza la ripresa oltre le previsioni dell'economia globale, la crescita britannica lo scorso anno sarebbe stata dell'1,2% invece dell'1,8%, secondo i calcoli del Niesr.

L'inflazione non rappresenta un problema, secondo il rapporto, perché ha raggiunto il picco massimo del 3% a fine 2017 e quest'anno continuerà a scendere, fino a raggiungere il tasso concordato del 2% nel 2021. Per quanto riguarda i tassi d'interesse, la Banca d'Inghilterra continuerà a rialzare in modo lento e graduale, con ritocchi di 25 punti base ogni sei mesi dal maggio di quest'anno in poi fino a raggiungere il 2 per cento.

Le previsioni ottimistiche sull'economia britannica sono anche in parte dovute all'accordo tra il Governo britannico e l'Unione Europea del dicembre scorso che ha sbloccato i negoziati su Brexit e “ha ridotto l'incertezza che pesava sulle imprese frenando gli investimenti,” secondo Chadha.
Il Niesr è ottimista anche sull'esito finale dei negoziati tra Londra e Bruxelles, nonostante le tensioni di questi giorni e la decisione della premier Theresa May di placare i sostenitori di Brexit nel suo partito dichiarando che la Gran Bretagna non resterà nell'unione doganale e imporrà restrizioni ai cittadini Ue dopo il 2019.

“Le nostre previsioni sono basate su una soft Brexit, che prevede che la Gran Bretagna mantenga un accesso ai mercati Ue simile a quello attuale, - ha detto Amit Kara, head of macroeconomic forecasting. – Questo accesso non sarà gratis. Prevediamo infatti che l'immigrazione resterà immutata e che Londra continuerà a effettuare versamenti alla Ue esattamente come prima.”
Se invece i negoziati falliranno e la Gran Bretagna uscirà dalla Ue senza un accordo, finendo tra le braccia dell'Organizzazione mondiale del commercio, la previsione del Niesr è di un calo del Pil del 6%, pari a una perdita pro capite di duemila sterline all'anno. La stima dell'Istituto è simile a quella del Tesoro britannico e del ministero per l'Uscita dalla Ue. Secondo Chadha “gli economisti sono piuttosto concordi nel ritenere che Brexit sia deleteria.”

© Riproduzione riservata