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Limitare i contratti a tempo determinato

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Limitare i contratti a tempo determinato

Lavoratori metalmeccanici IG Metall (REUTERS/Christian Mang)
Lavoratori metalmeccanici IG Metall (REUTERS/Christian Mang)

Sulle politiche per il lavoro l’Spd di Martin Schulz ha dovuto incassare una sconfitta, solo in parte addolcita dalla riduzione del tetto massimo per i contratti a termine e dall’aumento di competenze (e investimenti) per le agenzie federali del lavoro al fine di potenziare reinserimento dei disoccupati di lungo termihe e formazione permanente. In tempi di tasso di senza lavoro molto basso - 3,7 per cento - e occupazione ai massimi dalla riunificazione, i socialdemocratici avrebbero voluto puntare sulla qualità dei contratti di lavoro. Una battaglia che sta a cuore alla base del partito perché nell’invidiabile ascesa della forza lavoro tedesca (nel 2017 erano impiegate 44,3 milioni di persone con un aumento, nell’anno, di 638mila unità) c’è una quota importante di mini-jobs - in parte calati dopo l’introduzione di un salario minimo di 8,50 euro all’ora - e ci sono i contratti precari, a termine.

L’Spd avrebbe voluto abolirli, la Cdu si è opposta. La soluzione di compromesso è stata far scendere dagli attuali 24 mesi a 18 la durata massima di alcuni di questi impieghi a tempo determinato. Inoltre, Cdu e Spd hanno concordato sull’abolizione dei contratti multipli di durata molto limitata. Sono queste le novità emerse dal lunghissimo negoziato tra i partiti che ha portato all’intesa finale di GroKo. Per il resto, vale quanto messo a punto nell’accordo di massima del 12 gennaio che prevede, tra l’altro, di promuovere il diritto dei lavoratori ad ottenere il part-time per un periodo determinato. Un’estensione, nelle intenzioni dei partiti, della flessibilità faticosamente raggiunta nel recentissimo accordo dei metalmeccanici di IG Metall. I 3,9 milioni di iscritti a uno dei più potenti sindacati tedeschi avranno infatti la possibilità di far scendere l’orario settimanale da 35 a 28 ore, in cambio di una settimana di ferie e per un periodo massimo di due anni.

Alcuni analisti sottolineano che le ulteriori limitazioni e regolazioni al mercato del lavoro rischiano di introdurre rigidità controproducenti e contribuiscono a smantellare le riforme dell’era Schröder.

Sul fronte degli investimenti, dal 2018 al 2021 i fondi aggiuntivi per le agenzie del lavoro saranno di 4 miliardi di euro e serviranno, tra l’altro, a sviluppare una strategia nazionale di formazione per affrontare i velocissimi cambiamenti imposti dalla digitalizzazione dell’industria.

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