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Bce preoccupata dalla volatilità

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Europa

Bce preoccupata dalla volatilità

  • –Riccardo Sorrentino

La Bce lo ripete: la volatilità dell’euro «rappresenta - ha spiegato il bollettino economico pubblicato ieri - una fonte di incertezza che richiede di essere monitorata riguardo alle possibili implicazioni per le prospettive di medio termine dell’inflazione». Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, considerato un possibile successore di Mario Draghi, invita però a non sopravvalutare il problema.

Anche il bollettino economico, in realtà, si limita a ripetere - come di consueto - le indicazioni già fornite nel comunicato introduttivo della conferenza stampa del 25 gennaio, senza ripetere le forti riserve espresse dal presidente Draghi nei confronti delle dichiarazioni dell’Amministrazione Trump che a Davos - con qualche ambiguità - aveva cercato di favorire il calo del dollaro. Più interessanti, in questo senso, saranno le minute della riunione, che saranno pubblicate il 22 febbraio. Il bollettino si limita ad analizzare l’andamento della valuta comune che, nelle sei settimane precedenti la redazione del bollettino - dal 24 gennaio - ha visto il cambio effettivo apprezzarsi dello 0,7%: l’euro è salito del 4,3% sul dollaro e dell’1,3% sullo yen. Inferiori alla media invece gli apprezzamenti verso franco svizzero (0,4%) e renminbi. La moneta comune si è invece deprezzato, dell’1,1%, nei confronti della sterlina.

Sono variazioni importanti che non hanno però sollecitato analisi più dettagliate. Per esempio a proposito dell’effetto che possono avere sulla crescitae, soprattutto, sull’inflazione. È stato Jens Weidmann che, in un discorso a Francoforte sulle differenze tra le politiche monetarie in Europa e negli Usa, ha dato qualche indicazioni sulle più recenti stime. «Sembra poco verosimile che il recente apprezzamento dell’euro possa frenare la crescita», ha detto subito dopo aver argomentato che, agli attuali ritmi di espansione dell'attività economica, non servirà prolungare oltre settembre 2018, gli acquisti di titoli.«È piuttosto, almeno in parte, una reazione alle migliorate prospettive di crescita dell’euro area». Né è da temere, secondo il presidente della Banca centrale tedesca, un effetto sull’inflazione. «Recenti ricerche suggeriscono che la trasmissione del cambio cioè l’effetto dei movimenti della valuta sull’inflazione si è ridimensionato». Anche se, ha avvertito, «monitoreremo da vicino» - e la formulazione sembra persino più forte di quella ufficiale della Bce - «ogni impatto che i movimenti del cambio possano avere sul nostro obiettivo primario della stabilità dei prezzi».

Weidmann è notoriamente un “falco” in politica monetaria, favorevole a una rapida normalizzazione (che secondo il capo economista sarà invece un processo «lungo» e «complesso»). Anche se le voci su una sua candidatura alla presidenza della Bce hanno coinciso con un ammorbidimento dei toni.

Proprio ieri, e a proposito della volatilità delle Borse - che non devono «turbare», ha detto facendo eco alle analoghe indicazioni di Marc Carney della Bank of England e Robert Kaplan della Fed di Dallas - Weidmann ha voluto argomentare a favore di uno stile più diretto in politica monetaria: «Se le banche centrali devono usare le comunicazione come uno strumento della loro politica non devono rifuggire dal dare le necessarie indicazioni per paura delle ripercussioni sui mercati».

Su un piano strettamene tecnico, la Bce ha modificato le linee guida sui collaterali delle sue operazioni di politica monetaria: tra l’altro diventeranno ineligibili alcuni bond bancari subordinati e gli investment funds mentre sono introdotti haircuts sui titoli a tasso variabile.

Le reazioni dei mercati

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