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Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Giochi invernali, oggi il via. Con le due Coree un po’ più vicine

Le bandiere dei paesi partecipanti alle partite del Pyeongchang 2018 su una piazza a Pyeongchang (Reuters)
Le bandiere dei paesi partecipanti alle partite del Pyeongchang 2018 su una piazza a Pyeongchang (Reuters)

A poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi invernali di PyeongChang l'aria non era per nulla tesa. Non ci sarà il grande freddo annunciato nei giorni scorsi, con il termometro che minacciava di andare sotto di 20 gradi, né si avverte la minaccia dei missili di Kim Jong-un.

Anche ieri le tv coreane sovrapponevano i collegamenti con le nevi (piuttosto scarse per la verità) di PyeongChang con le parate militari di Pyongyang, capitale della Corea del nord. Ma a dire il vero dopo sessant'anni di separazione e militarizzazione il rischio di un'escalation nucleare è vissuta senza troppa enfasi. E in settimane di tregua olimpica quasi con distacco.
I giovani di Seoul non sembrano preoccuparsi più tanto della “scomoda” vicinanza. In molti hanno accolto festanti gli atleti dell'altra Corea, ma più come visitatori stranieri che come fraterni-nemici. Il tempo sta scavando un solco nella memoria collettiva dei due paesi.

La delegazione di 280 persone della Corea del Nord grazie a una deroga alle sanzioni Onu è giunta al Sud con un aereo privato, e non della compagnia di bandiera nordcoreana. È guidata dal ministro dello Sport Kim Il-guk e conta 4 funzionari del Comitato olimpico nazionale, 229 cheerleader, già soprannominate l'Armata della bellezza, 26 specialisti di taekwondo, qui per una esibizione, e 21 giornalisti. Gli atleti sono 23 e gli allenatori 5. C'è anche la sorella del dittatore Kim che il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in vedrà domani. In un incontro molto atteso nell'ottica della riappacificazione.
Resta il fatto che la contea di PyeongChang dove abitano 34mila persone (nella città di Seoul ce ne sono 12 milioni) è una delle aree più militarizzate al mondo e a soli 70 chilometri dal confine. La regione di Gangwon è anche la più povera del paese, con inverni rigidi e colline fredde e brulle.
Un terzo dell'esercito della Corea Sud, in totale 600 mila soldati, inoltre è di stanza qui, dove quasi tutti i ragazzi svolgono una parte della leva obbligatoria di due anni.

Finora c'erano solamente zone minate, torrette e carri armati. Per le Olimpiadi il governo ha speso però 13 miliardi di dollari. Ora ci arriva un treno ad alta velocità dalla Capitale, c'è un'autostrada, con 97 tunnel e 78 ponti. E si spera che il post Olimpiadi serva a far sviluppare stazioni sciistiche. Un obiettivo che appare difficile. Almeno quanto quello dopo la riunificazione. Almeno prima dei Giochi. Dove intanto, dopo i mondiali di tennis tavolo del 1991 e dopo il calcio Under 20, un'unica nazionale femminile di hockey su ghiaccio proverà a rinverdire il ricordo di un Paese unito, al di là dei confini.

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