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Raid in Siria costa a Israele un F-16

Medio Oriente

Raid in Siria costa a Israele un F-16

  • –Roberto Bongiorni

È la prima volta da almeno 30 anni che un jet militare israeliano viene abbattuto in territorio siriano. E questa volta ci sono anche le immagini a testimoniarlo: la carcassa, ridotta in frammenti, di un caccia F-16. Lo stesso esercito israeliano ha confermato nel pomeriggio che il suo velivolo è stato colpito da un missile della contraerea siriana. I due piloti sono riusciti a paracadutarsi in territorio israeliano, uno di loro è in gravi condizioni. All’alba sono così scattate le sirene nella Galilea e l’aeroporto internazionale di Tel Aviv ha sospeso i voli per circa 40 minuti.

Come accade di frequente le versioni dei fatti divergono. Questa la sequenza temporale degli eventi sintetizzata dal portavoce militare israeliano colonnello Jonathan Conricus: alle 4.30 un drone iraniano «in missione militare» è stato intercettato e abbattuto nei pressi della città israeliana di Bet Shean, a sud del Lago di Tiberiade. Un’ora dopo l’aviazione israeliana ha risposto con una rappresaglia colpendo in Siria a Palmira (Tadmor) la base iraniana da cui era stato lanciato il drone. Contro gli otto velivoli israeliani è stato attivato un fuoco «massiccio» da parte della contraerea siriana. Al ritorno dall’incursione un caccia F-16 si è schiantato vicino ad Harduf, in Galilea,non lontano da Haifa . «Siria e Iran stanno giocando col fuoco», ha avvertito il portavoce. Israele ha poi lanciato un altro massiccio raid contro i sistemi di difesa siriani. «Abbiamo condotto l’attacco più vasto dai tempi della Operazione Pace in Galilea (1982). Si è trattato di un attacco allargato, condotto in condizioni complesse», ha detto Tomer Bar, colonnello dell’aviazione.

Damasco e Teheran hanno invece negato lo sconfinamento del drone in territorio israeliano. Il regime siriano ha confermato i due attacchi separati, sottolineando di averli respinti con successo. «I rapporti sull’abbattimento di un drone iraniano nei cieli di Israele, e anche il coinvolgimento dell’Iran nell’attacco contro un caccia israeliano, sono davvero ridicoli», ha commentato il portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Bahram Qasemi, aggiungendo che l’Iran ha fornito alla Siria solo consulenza militare su richiesta del governo di Damasco.

Per Israele si tratta di una grave violazione della sua sovranità, imputata al suo nemico più pericoloso: l’Iran. Nella mattina è stato riunito lo stato maggiore delle forze armate per un summit a cui hanno partecipato il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della difesa Avigdor Lieberman. «Vogliamo la pace ma sapremo difenderci», ha detto in serata Netanyahu. La Russia, la cui aviazione dal 2015 combatte a fianco del regime siriano, ha espresso preoccupazione, invitando le parti alla moderazione per evitare un escalation.

Il raid israeliano di ieri è uno dei tanti che Israele ha effettuato in Siria dallo scoppio della guerra civile,nel 2011. «Centinaia», aveva reso noto lo stesso ministro della Difesa Lieberman, compiuti soprattutto contro depositi militari o convogli di armi destinati ad Hezbollah, il movimento sciita libanese alleato di Damasco e Teheran nemico di Israele. Soltanto un mese fa, il 9 gennaio, l’agenzia di stampa Sanaa, vicina al regime, aveva reso noto l’abbatimento di un jet israeliano che insieme ad altri caccia aveva attaccato postazioni militari vicino a Damasco. L’esercito di Israele non aveva commentato.

Da anni il Governo di Gerusalemme continua ad accusare il regime siriano di fornire armamenti sofisticati agli Hezbollah, una grave minaccia alla sua sicurezza nazionale. È una linea rossa su cui Israele non intende retrocedere. I diversi raid in Siria sono proprio mirati a impedire che gli Hezbollah dispongano di questi armamenti letali. Il problema è che il regime siriano ora dispone di armi molto più sofisticate, presumibilmente fornite dal Cremlino, il suo alleato più potente. Ed è legittimo supporre che possa averne consegnate ai suoi alleati libanesi.

D’altronde colpire un F-16 israeliano (munito di tecnologie elettroniche all’avanguardia e di piloti molto addestrati) richiede sistemi militari sofisticati, come i sistemi anti-aerei russi SA-400. La superiorità militare aerea di Israele sui Paesi arabi vicini ha finora funzionato da deterrente. Le nuovi armi russe rischiano ora di vanificare questo vantaggio. Dall’estate del 2006, quando Israele ed Hezbollah si affrontarono in una guerra aperta, l’arsenale del movimento sciita libanese è poi stato pericolosamente potenziato con migliaia di razzi, alcuni dei quali capaci di colpire qualsiasi località in Israele. Da tempo il Governo israeliano è consapevole – in qualche occasione lo ha anche ammesso – che un confronto militare con Hezbollah non è più una questione di se ma di quando. Ma l’impressione è che nessuno se la senta di aprire un fronte militare, in un periodo in cui il Medio Oriente è in fiamme. Non sembra volerlo Israele, non sembrano volerlo gli Hezbollah, neanche l’Iran, e neppure il regime siriano, impegnato in un’offensiva su larga scala contro i ribelli in un momento in cui sta ottenendo importanti successi militari. Lo hanno ribadito tutti ieri. Ma la storia insegna che in questa calda regione del Medio Oriente basta poco a innescare un conflitto.

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