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Così Theresa May si ispira ad Amazon e Alibaba per gestire Brexit

la strana coppia ma-may

Così Theresa May si ispira ad Amazon e Alibaba per gestire Brexit

Theresa May  e Jack Ma (Reuters)
Theresa May e Jack Ma (Reuters)

Cosa c’entrano Amazon e soprattutto Alibaba con Brexit? In teoria non molto, ma ai media non è sfuggita l’attrazione fatale tra il primo ministro britannico Theresa May e il carismatico miliardario cinese Jack Ma. La prima è alle prese con l’impresa disperata di gestire l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, cercando di non essere defenestrata da uno dei partiti più litigiosi dell’Europa occidentale. Jack Ma, l’ex insegnante di inglese ora diventato l’uomo più ricco della Cina grazie a un impero fondato sull’e-commerce, da tempo si diverte a indossare più i panni dello statista che dell’imprenditore, incontrando politici e stipulando trattati con Stati esteri nel nome del sogno di un commercio elettronico globale senza barriere, costruito su misura per le Pmi.

In gennaio Theresa e Jack si sono incontrati al World Economic Forum di Davos, poi si sono rivisti la scorsa settimana a Shanghai, con il primo ministro inglese che - in particolare nella seconda occasione, secondo fonti britanniche - è rimasto profondamente colpito dall’enorme abilità del miliardario cinese nell’aggirare le rigide norme di Pechino sul controllo dei capitali e del commercio internazionale. Dopo aver incontrato il visionario imprenditore di Hangzhou, la May ha dichiarato privatamente al suo staff che se Alibaba riesce grazie all’innovazione tecnologica a commerciare ovunque con tanta facilità, dev’essere possibile mettere in piedi un sistema che funzioni anche per il Regno Unito post Brexit.

Lo staff del primo ministro britannico si è così messo a studiare i veri maestri del commercio internazionale, Alibaba e Amazon, per cercare di capire come gestire i flussi commerciali del Regno con l’Unione europea (e in particolare con l’Irlanda) in caso di “hard Brexit”, di uscita senza un accordo. Ad attirare l’attenzione dello staff britannico, in particolare, è stata Cainiao (China Smart Logistic Network), la colossale piattaforma logistica hi-tech messa in piedi dal gruppo Alibaba nel 2013 per gestire le spedizioni in oltre seicento città cinesi. Anche Amazon è sotto la lente di Downing Street, ha rivelato un funzionario britannico, soprattutto per l’abilità della piattaforma creata da Bezos nell’aiutare le piccole e medie imprese britanniche a esportare anche in Paesi protezionisti.

Non sappiamo se l’attrazione fatale tra May e Ma sia reale o solo tattica. Ormai Brexit si è trasformata in una telenovela così ricca di colpi di scena da rubare il palcoscenico non solo ai tabloid domenicali del Regno, ma anche ai romanzi di fantapolitica: ora per esempio si moltiplicano le voci su una Theresa “bremainer”, che si fingerebbe falco con Bruxelles per arrivare sull’orlo di una rovinosa hard Brexit in modo da ottenere in autunno un voto del Parlamento contrario all’uscita della Ue.

Di sicuro però il solo fatto che la strana coppia Ma-May abbia fatto notizia conferma una delle profonde convinzioni dell’imprenditore cinese: la globalizzazione è diventata qualcosa di troppo importante per lasciarla ai politici. E se se è vero che Alibaba nel 2035 fatturerà quanto il Pil di un’ipotetica quinta potenza economica mondiale, come arditamente stima Jack Ma stesso, è ora che gli imprenditori si levino la giacca e si mettano a fare i politici. Anche aiutando quella che oggi è proprio la quinta potenza economica mondiale, la Gran Bretagna, a gestire la sua logorante uscita dall’Unione europea.

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