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PER CORRUZIONE

Israele, la polizia chiede l’incriminazione di Netanyahu. Lui: «Non mi dimetto»

Benjamin Netanyahu (Reuters)
Benjamin Netanyahu (Reuters)

Al termine di un'inchiesta durata 14 mesi, la polizia israeliana ha informato i legali del primo ministro Benjamin Netanyahu: raccomanderà la sua incriminazione per due casi che lo coinvolgono insieme alla moglie Sarah, noti come Caso 1000 e Caso 2000. «Ci sono prove sufficienti contro il premier», ha dichiarato il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld.

Corruzione: accuse a cui Netanyahu ha risposto rigettando la sfida, definendole prive di fondamento. Continuerà a guidare il Paese «con responsabilità e fedeltà», ha detto ieri sera in televisione, apparendo tuttavia molto teso: «Siccome io so la verità, tutto si concluderà con un nulla di fatto. Non è la polizia che decide, ma la magistratura».

I due casi sospetti
Lunedì la Corte Suprema aveva respinto un ricorso che, se accettato, avrebbe impedito alla polizia di rendere pubbliche le proprie conclusioni.
Il primo caso riguarda donazioni illecite per centinaia di migliaia di shekel che Netanyahu avrebbe ricevuto - sigari e champagne, tra le altre cose, in cambio di favori politici - da due businessmen, il produttore hollywoodiano Arnon Milchan e James Packer; il Caso 2000 è invece relativo a colloqui che il premier avrebbe avuto con Arnon Mozes, proprietario ed editore del giornale Yedioth Ahronoth. Incontri in cui sarebbe stato discusso un accordo di scambio: una legge ad hoc per favorire Yedioth Ahronoth rispetto alla concorrenza di Israel Hayom, giornale gratuito, in cambio di una copertura “di favore” per la coppia Netanyahu.

“Siccome io so la verità, tutto si concluderà con un nulla di fatto. Non è la polizia che decide, ma la magistratura”

Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele 

Il primo ministro ha sempre respinto ogni accusa per entrambe le indagini. Affermando, relativamente al primo caso, che «non è illegale accettare regali da amici». «Non succederà nulla - ha ripetuto in questi mesi il premier, l'ultima volta ieri sera - perché non è successo nulla».

Secondo la polizia invece, dopo essere stato eletto alla guida del governo nel 2009, Netanyahu avrebbe iniziato a ricevere un numero crescente di doni, per un valore complessivo di un milione di shekel (280mila dollari).
A proposito di Milchan, la legge in questione secondo quanto riferito dalla polizia è la cosiddetta Legge Milchan, che prevede l'esenzione dal pagamento di imposte per dieci anni per gli israeliani che tornano in patria dopo un periodo passato all'estero. Milchan, che pure dovrebbe essere incriminato per corruzione, avrebbe avuto anche aiuto per ottenere un visto per gli Stati Uniti.

L’ultima parola alla Procura generale
Secondo gli inquirenti, Netanyahu avrebbe agito «contro l'interesse pubblico».
In attesa della pronuncia della polizia, il premier israeliano aveva giocato d'anticipo: mettendo apertamente in discussione l'integrità degli ufficiali di polizia incaricati di seguire le indagini. Secondo quanto rivelato in un'intervista dal commissario Roni Alsheich, «persone potenti» avevano raccolto informazioni sugli inquirenti responsabili per i due casi che coinvolgono Netanyahu. Affermazioni che il premier aveva definito «ridicole».
La decisione finale sull'incriminazione di Netanyahu spetta all'ufficio della Procura generale, guidato da Avichai Mandelblit. Secondo il ministro della Giustizia, Ayelet Shaked, un premier che venga incriminato non dovrebbe essere obbligato a dimettersi.

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