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Singapore accelera e chiama le imprese italiane

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Singapore accelera e chiama le imprese italiane

La skyline di Singapore
La skyline di Singapore

Singapore accelera e mette in archivio una crescita del Pil del 3,6% nel 2017, rispetto al 2,4% dell’anno precedente, nonostante la frenata del settore manifatturiero, che nell’ultimo trimestre del 2017 è cresciuto del 4,8% su base annua, in frenata dal 19,1% del trimestre precedente. Il ministero del Commercio, che ha diffuso i dati stamattina, si aspetta una «moderata» ma «sana» crescita anche nel 2018.

Il settore manifatturiero rappresenta il 99% dell’interscambio tra Italia e Singapore (1,8 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2017). Delle opportunità che Singapore offre alle imprese italiane si è discusso oggi a Milano in un seminario organizzato da Promos, azienda speciale per le attività internazionali della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi.

«Singapore - ricorda Giacomo Marabiso, segretario generale della Camera di Commercio Italiana a Singapore - è al centro dell’area Asean, che conta 600 milioni di abitanti di età media inferiore ai 35 anni. La città-Stato è riuscita in poco più di 50 anni a passare da un reddito pro-capite di 300 dollari a uno di 60mila, il terzo al mondo dopo Lussemburgo e Qatar».

Infrastrutture, lusso, agroalimentare e medicale sono i settori che, secondo Marabiso, offrono maggiori potenzialità per le aziende italiane, sempre tenendo presente che Singapore è un hub per operare in una regione, nelle quale, per esempio, «sono previsti forti investimenti infrastrutturali, anche in ragione della Nuova Via della Seta promossa dalla Cina». I principali studi di ingegneria della regione sono infatti a Singapore, «così, se si vuole costruire un ponte in Indonesia, si deve passare da Singapore, da dove molto spesso provengono anche gli investimenti finanziari, visto che qui hanno il loro quartier generale i fondi d’investimento. Non a caso, da Singapore parte un terzo degli investimenti legati alla Via della Seta».

Quanto all’arredo, «è uno dei settori dove le aziende italiane lavorano di più - afferma Marabiso - e dove ci sono spazi anche per marchi di fascia media». Il boom dell’immobiliare dell’inizio degli anni 2000 ha stimolato lo sviluppo di studi di design e di architettura e di società di costruzioni che si sono poi estesi in tutta l’area. Inoltre, dopo la frenata degli ultimi anni, anche nella stessa Singapore il real estate sta cominciando a dare segnali di risveglio, secondo i dati diffusi dalla Urban Redevelopment Authority: a gennaio le vendite di nuove abitazioni è balzata del 37% su base annua, segnando il miglior inizio d’anno dal 2014.

Per l’agroalimentare, Marabiso ricorda che Singapore importa il 90% del proprio fabbisogno. Attenzione però sui vini: «La concorrenza da Sudafrica, Cile e Australia è fortissima, grazie alla capacità di tenere i prezzi molto bassi».

La crescita del reddito medio nella regione, e quindi della cura per la persona, insieme all’invecchiamento della popolazione, apre «opportunità per le aziende italiane del settore medicale anche di medie dimensioni, a patto di saper trovare il distributore giusto», conclude Marabiso.

Quella di Milano è solo la prima tappa del tour che l’Italian Chamber of Commerce in Singapore ha in programma e che la vedrà impegnata domani a Torino, lunedì 19 febbraio a Vicenza, martedì 20 a Rimini, mercoledì 21 a Genova e venerdì 23 ad Ancona.

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