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Le sfide di Masayoshi Son, improbabile «Warren Buffett giapponese»

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IL FONDATORE DI SOFTBANK

Le sfide di Masayoshi Son, improbabile «Warren Buffett giapponese»

È l'uomo delle scommesse azzardate, che punta in continuazione fiches da miliardi di dollari come fossero noccioline e si propone come il profeta di un nuovo mondo supertecnologico e iperconnesso dove i business tradizionali dovranno scomparire o cambiare per sperare di sopravvivere. Nessuno sa fin dove voglia arrivare la persona più ricca e anche più indebitatata del Giappone, nella sua lucida follia che insegue un ruolo globale di “disruptor-in chief”, di perturbatore sistemico dello status quo aggrappato sempre più alle nuove frontiere dell'innovazione.

Il sessantenne Masayoshi Son, detto “Masa”, continua a dare conferme alla sua immagine di investitore compulsivo dalle ambizioni potenzialmente illimitate, partito dal nulla per poi fare della sua Softbank ben più di un gestore di telefonia mobile, ovvero la piattaforma della sua visione immaginifica di un conglomerato tecnologico globale attivo su tutto lo spettro dell'innovazione.

Investitore compulsivo
Tre anni fa sembrava vicino a defilarsi con la chiamata come suo “delfino” di un asso della Silicon Valley come Nick Arora, ma un anno e mezzo fa l'ha mandato via (con una liquidazione prodigiosa), affermando di sentirsi ancora giovane e pronto a nuove sfide. E ne ha dato subito ampie prove con un susseguirsi di acquisizioni multimiliardarie, fino alla costituzione (per lo più attirando capitali arabi) del maggior fondo di investimento tecnologico mondiale, il Vision Fund da quasi 100 miliardi di dollari, con il quale si è divertito a investire in pochi mesi 27,5 miliardi di dollari in 26 società.

La sua avventura imprenditoriale si può datare dal 1978, quando sviluppò un piccolo strumento elettronico per traduzioni: l'ha ricordato Son nell'ultima conferenza stampa, rendendo omaggio a colui che ha definito come suo mentore e grande amico, Tadashi Sasaki, l'ex capo di Sharp che lo aiutò a vendere quel suo primo aggeggio (“Rocket Sasaki” è morto il 31 gennaio scorso all'età di 102 anni). Il suo grande amore furono le telecomunicazioni e la svolta avvenne quando riusci' a impossessarsi di Vodafone Japan fondendola con la sua Softbank.

Improbabile Warren Buffett
Di recente Son è ha fatto un passo a sorpresa per posizionarsi come il «Warren Buffett dell'industria tecnologica»: si è offerto di comprare circa un terzo del colosso svizzero della riassicurazione Swiss Re in una operazione che potrebbe valere più di 10 miliardi di dollari. Uno come lui – noto elefante in ogni cristalleria – sembra dunque subire l'attrazione di una delle società più ovattate, dove la prudenza è strutturalmente una virtù parametrabile . Lo stesso Masa ha accettato il paragone con la holding Berkshire Hathaway, ma il suo stile di management è ben diverso da quello dell'Oracolo di Omaha. Buffett ha sempre fatto delle attività riassicurative il fulcro del suo impero, espandendolo con oculati investimenti in un'ottica a medio-lungo termine in direzioni di business piuttosto solidi, il che gli ha consentito di non deludere quasi mai l'enorme platea degli investitori che credono in lui e vanno ogni primavera nel Nebraska alla kermesse di gruppo.: al suo approccio estraneo ai dettami di Wall Street corrisponde pur sempre una figura sostanzialmente di establishment. Dimostrandolo anche come stabilizzatore di sistema durante la crisi finanziaria del 2008.

Un pizzico di riassicurazione
Son – di origini coreane – ha costruito il suo impero prima sfidando monopolisti delle telecomunicazioni e poi investendo nelle opportunità offerta dalla distruzione creativa apportata dalle nuove tecnologie, come continua a fare sulle frontiere dell'e-commerce, delle auto a guida autonoma e della realtà virtuale. Già l'anno scorso ha fatto una significativa incursione nella finanza, rilevando Fortress Investment Group: la sua nuova scommessa su Swiss Re appare a molti come dettata dall'esigenza di possedere un “ammortizzatore” di rischi, ossia un business in grado di generare cash flow in modo relativamente stabile. Dopotutto, il debito di Son ha superato i 15mila miliardi di yen, attestandosi sopra l'equiVAlente di 140 miliardi di dollari: non a caso il rating di Softbank è da “spazzatura” secondo Moody's o S&P's, anche se Son insiste sulla sostenibilità dell'indebitamento, grazie soprattutto a partecipazione come quella in Alibaba (che lui fece in tempi risalenti, realizzando uno dei migliori investimenti della storia). Il bello è che Swiss Re non ha bisogno di capitale, visto che ha appena concluso il suo ultimo programma di buyback da un miliardo di franchi. Resta da vedere se sara' trovato un accordo amichevole. Son, che dovrebbe incontrare il mese prossimo i vertici di Swiss Re, dovra' offrire un notevole premio per una partecipazione importante e una presenza nel board. Ma per lui i soldi non son mai stati un problema, se si fissa su un obiettivo. E ad aiutarlo sul fronte elvetico c'è il capo di Ubs, Sergio Ermotti.

Più distanza dalle Telecom
C'è però chi crede che Son voglia portare “disruption” anche nel mondo della riassicurazione, che si troverà a far sempre più i conti con grandi cambiamenti in settori di riferimento, visti i nuovi fenomeni - di condivisione più che di possesso - dall'auto agli uffici. Son ha deciso di fare cassa anche con la quotazione di circa il 30% di Softbank Corp: una operazione che inoltre sancirebbe la sua trasformazione genetica da imprenditore delle telecomunicazioni a pilota dell'innovazione su scala globale. Da tempo Son ha mostrato di essere affascinato dal futuro della “sharing economy” e in particolare dai service provider che dovrebbero giocare un ruolo-chiave nel futuro della mobilità. Non a caso ha puntato 7,7 miliardi di dollari su Uber anche se ha investito già in suoi concorrenti asiatici. Ha anche speso 32 miliardi di dollari per il chip designer britannico Arm Holdings - subito dopo la decisione sulla Brexit, conquistandosi il plauso di Theresa May – come per poter stimolare e controllare, fin dalla componentistica di base la spinta, la corsa verso l'intelligenza artificiale. Si dà anche all'energia: insegue il sogno di creare un network panasiatico di trasmissione di elettricità. Non sarà la ritornata volatilità sui mercati o lo scenario di rialzo dei tassi di interesse a fermarlo nel suo progetto trasformativo di creare la “strategic holding company” mondiale delle tecnologie piu' avanzate. Magari, perché no, con un po' di riassicurazione.

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