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RISPARMIO

Perché nell’era dei mini-tassi i tedeschi preferiscono le banconote

Non può davvero essere una sorpresa, con tassi così bassi. Però leggere in uno studio della Bundesbank che nove banconote su dieci, tra quelle circolanti in Germania vengono tenute in casa o inviate all’estero e non vengono né spese né investite fa un certo effetto. Sicuramente fa capire perché uno dei temi centrali della recente campagna elettorale, e più in generale dell’attuale dibattito sulle politiche monetarie della Bce, sia stato il rendimento dei risparmi. Soprattutto se si associa il fenomeno alla forte richiesta di banconote - in crescita nel 2017 del 7%, il doppio del pil nominale - da parte di banche e famiglie tedesche.

Banconote tenute in casa o all’estero
La ricerca, effettuata ogni tre anni, rivela che l’anno scorso solo le banche hanno chiesto 12 miliardi di banconote - che vengono stampate su richiesta delle aziende di credito e in base alle richieste dei clienti - sostanzialmente «per conservarle», ha spiegato Carl Ludwig Thiele, componente del board della Bundesbank. Una buona parte, però, ha preso la strada dell’estero: la domanda di banconote in euro è ormai pari alla domanda di banconote in dollari. La Banca centrale tedesca stima che una metà e forse più delle banconote da lei “stampate” sono fuoriuscite da Eurolandia. Il 40% è rimasto nell’Unione europea e, di queste, la metà è in Germania.

Il peso della politica monetaria
A pesare due fattori. Il primo è culturale: ai tedeschi piace poco la moneta digitale. L’88% è contrario all’introduzione di un sistema di pagamento tutto elettronico, e i contanti sono ancora usati nel 48% delle transazioni (in Italia nell’82%). Il secondo è legato all’andamento attuale dei tassi di interesse. L’introduzione dei tassi negativi da parte della Bce - le aziende di credito pagano lo 0,40% per depositare denaro in banca centrale - ha sicuramente reso più convenienti conservare le banconote in cassaforte. Per gli istituti bancari, la massa di denaro necessaria è però tale che aumenterebbero i costi per la conservazione delle banconote - anche se un milione di euro in banconote da 500 occupa solo 0,3 metri cubi - e soprattutto quelli per la sicurezza. Per i privati conservare le banconote “sotto il materasso” è un po’ più semplice.

Domanda di Bund strutturalmente alta
La Germania è stata particolarmente colpita dalla politica dei tassi negativi e, prima ancora, dalla bassa inflazione (che ne è una causa). I dati Eurostat mostrano che il rendimento del paniere di riferimento dei Bund decennali è calato fino al -0,15%, in media mensile, nel luglio 2016 - quando la media di Eurolandia era dello 0,61% - e che a fine anno scorso era risalito allo 0,30%. Prima della crisi, il livello oscillava intorno al 4%. I Bund tedeschi sono anche tra i pochi, ormai, a offrire un rating AAA, e sono quindi particolarmente richiesti dagli investitori: il conseguente aumento dei prezzi fa crollare i rendimenti. Per i tedeschi diventa complicato dunque trovare assets sufficientemente sicuri che permettano anche di recuperare inflazione e il tasso “naturale” e reale di rendimento (valutabile, grosso modo, nello 0,50%).

Il risparmio tradito?
Il tema del risparmio “tradito” - dalla Bce, secondo molti tedeschi - ha quindi dominato il dibattito pubblico e la stessa campagna elettorale (il voto tedesco si è tenuto a settembre). Anche molte compagnie finanziarie, a cominciare dai fondi pensione, hanno avuto difficoltà a gestire i loro portafogli. La Bce ha risposto che i tassi reali, definiti dal sistema economico, sono bassi e quelli nominali non fanno altro che seguirli. È però innegabile che, con un’inflazione così lenta a rispondere agli stimoli e una politica monetaria unica per un sistema di economie molto diverse, la strategia della Banca centrale europea - che acquista titoli sui mercati - abbia un certo effetto repressivo sui rendimenti.

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