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Trump prepara pesanti dazi su acciaio e alluminio

DIFESE COMMERCIALI

Trump prepara pesanti dazi su acciaio e alluminio

NEW YORK - Il governo americano sta considerando l'entrata in vigore di pesanti dazi e quote per limitare le importazioni di acciaio e alluminio, che a suo avviso minacciano l'industria domestica e la sicurezza nazionale. Le raccomandazioni svelate ieri dal Dipartimento al Commercio e consegnate al presidente Donald Trump, che dovrebbe decidere entro l'11 aprile per l'acciaio e il 20 aprile per l'alluminio, vanno da tariffe che colpiscono tutti i paesi a dazi più elevati - oltre il 50% nell'alluminio - contro specifiche nazioni quali la Cina, fino a tetti che frenino l'arrivo dei metalli dall'estero.

L'indagine commerciale era scattata nell'aprile 2017 sotto la Section 232, vecchia legislazione del 1962 che consente di esaminare rischi per la sicurezza nazionale posti dall'import in settori strategici. I critici hanno tacciato l'iniziativa, caratterizzata da estrema discrezionalità, di un pericoloso protezionismo sotto le bandiere di America First. Ma questo finora non ha dissuaso l'amministrazione, anche se l'ultima parola spetterà a Trump. Il presidente nei giorni scorsi è parso indicare un continuo sostegno all'azione, dichiarando che «forse i prezzi saliranno ma avremo posti di lavoro». E che è aperto a «tutte le opzioni» per difendere industrie «decimate dal dumping».

Le opzioni per l’acciaio...
Le opzioni tra loro alternative preparate dal Segretario al Commercio Wilbur Ross - «ne sono orgoglioso», ha detto - sono tre: per l'acciaio la prima prescrive una tariffa generalizzata pari ad almeno il 24%; la seconda un dazio minimo del 53% rivolto a dodici paesi (Cina, Brasile, Costa Rica, Malesia, Egitto, India, Corea del Sud, Russia, Sudafrica, Tailandia, Turchia e Vietnam) affiancato da blocchi all'import da questo stesso gruppo ai livelli del 2017. La terza ipotesi è una quota dell'import per tutti pari al 63% del valore dell'anno scorso.

... e per l’alluminio
Per l'alluminio, i provvedimenti sono simili in natura ma variano le percentuali. Si parte da una tariffa globale del 7,7% destinata a tutti i paesi mentre la seconda opzione vuole un innalzamento dei dazi al 23,6% contro specifiche nazioni, in questo caso ancora la Cina assieme a Russia, Hong Kong, Venezuela e Vietnam. L'ultima ipotesi prescrive quote pari ad un massimo dell'86,7% dell'import 2017.
La presa di posizione dal governo statunitense fa proprie le rimostranze di produttori domestici - da Nucor a US Steel, da Century Aluminum a Alcoa - i cui titoli ieri hanno guadagnato in Borsa. Da anni denunciano “invasioni” di acciaio e alluminio dall'estero nonostante siano sotto pressione anzitutto per la scarsa competitività. Con loro, anche i sindacati erano stati invitati l'anno scorso alla Casa Bianca per celebrare l'avvio dell'azione. Ma numerosi altri settori americani, gran consumatori di acciaio e alluminio dall'auto al packaging alimentare, sono preoccupati: invitano l'amministrazione alla cautela, allarmati dallo spettro di traumi nelle catene di forniture e di danni all'economia.

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