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Un politico alla Bce: chi è Luis De Guindos, il nuovo vice di Draghi

Non è un tecnico ma nemmeno un uomo di partito. È da sette anni un ministro chiave del governo spagnolo. E più ancora, Luis de Guindos è un politico che sa come funziona l’economia e sa come muoversi tra i consigli di amministrazione delle banche e dei grandi gruppi, non solo spagnoli. Sarà lui il vicepresidente della Banca centrale europea, un incarico di grande prestigio anche se non determinante nel definire la linea di Francoforte, nella politica monetaria e nella vigilanza bancaria. Per la prima volta la seconda poltrona della Bce andrà a un ministro di uno Stato membro, forse più per riconoscenza verso la Spagna, come premio per la fedeltà a Bruxelles (e ancora di più alla Germania) anche nelle difficoltà della crisi dell’euro e della recessione appena superata.

Uno spagnolo nel board Bce dopo 6 anni
Era dal 2012 che la Spagna, la quarta economia dell’Unione, non aveva un proprio rappresentante nel Comitato esecutivo della Banca centrale europea. E più volte, anche negli incontri bilaterali, Madrid ha chiesto qualcosa di più nelle istituzioni europee. Pochi giorni fa, un collaboratore molto vicino al premier Mariano Rajoy faceva notare la «la scarsa rappresentanza politica» della Spagna in Europa. «L’Italia può contare su almeno quattro posizioni chiave: Mario Draghi ancora alla guida della Bce; Andrea Enria, alla presidenza dell’Eba, l’Autorità bancaria europea; Antonio Tajani alla presidenza dell’Europarlamento; e Federica Mogherini, alta rappresentante della politica estera comunitaria. Perfino il Portogallo con l’elezione del ministro delle Finanze Mario Centeno alla presidenza dell’Ecofin conta più di noi», dicevano alla Moncloa, reclamando la nomina di de Guindos.

L’uomo del salvataggio bancario del 2012
De Guindos è il ministro che ha gestito direttamente e in stretto contatto con l’Europa il salvataggio e la ricapitalizzazione del sistema bancario spagnolo. È stato lui, nell’estate del 2012, a convincere Rajoy ad accettare il prestito di 41 miliardi che assieme all’intervento di Mario Draghi ha permesso alla Spagna , travolta dalla crisi finanziaria e dallo scoppio della bolla immobiliare, di mettersi al riparo dal default. È stato lui, in accordo con Bruxelles, a progettare il fondo per la ristrutturazione della casse di risparmio e la bad bank per assorbire gli attivi ormai senza valore presenti nei bilanci degli istituti di credito. Con lui ministro, la Spagna ha aggiunto al prestito europeo almeno 20 miliardi di euro di risorse pubbliche, in un momento di grave recessione, con il tasso di disoccupazione superiore al 25% e le grandi città infiammate dagli scioperi e dalle proteste di piazza.

Conservatore vicino all’Opus Dei
Economista di formazione, 58 anni, non si è mai occupato di politica monetaria. Conservatore, fervente cattolico vicino all’Opus Dei, de Guindos è cresciuto con i consigli di Rodrigo Rato, ministro, direttore del Fondo monetario internazionale, figura di grande rilievo nella politica e nella finanza spagnole. Ma anche con la protezione di José Maria Aznar, premier a Madrid sempre con i Popolari per due mandati fino al 2004. Mantenendo tuttavia sempre una sua propria visibilità.

Un passato a Lehman Brothers
Si è mosso tra pubblico e privato, ha imparato a stare nei i salotti che contano e nei consigli di amministrazione (anche di Endesa, il colosso dell’energia spagnolo), fino a diventare responsabile di Lehman Brothers per Spagna e Portogallo. Prima del crack, prima di restare scottato dal fallimento della banca d’affari americana. Un passaggio in PricewaterhouseCoopers gli è servito solo per aspettare la chiamata di Rajoy che lo ha nominato ministro dell’Economia già nel suo primo governo nel 2011.
Falco e colomba a seconda del momento. Spesso tentando di assecondare, con Rajoy, la linea di Angela Merkel: dopo aver ricapitalizzato le cajas spagnole per calmare mercati e speculatori, l’anno scorso ha gestito con fermezza il fallimento del Banco popular, negando il salvataggio pubblico.

L’appoggio di Francia e Germania
De Guindos diventa numero due della Bce tra qualche perplessità ma con l’appoggio di Germania e Francia. «La Francia sostiene de Guindos, ha buone qualità per fare il vicepresidente, crediamo sia l’uomo giusto al posto giusto», ha detto il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, entrando all’Eurogruppo. «De Guindos appartiene alla mia famiglia politica, ha avuto un ruolo molto importante e ha un’ottima reputazione, credo che abbiamo trovato un buon candidato», ha affermato il ministro tedesco delle finanze, Peter Altmaier.
La Spagna incassa così il riconoscimento che cercava. De Guindos, una volta di più, dimostra di sapersi muovere con tempismo e scaltrezza, fuori e dentro le istituzioni.

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