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Scandalo bancario in Lettonia: la Bce «non ha poteri…

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PRIMO INTERVENTO DELLA NOUY

Scandalo bancario in Lettonia: la Bce «non ha poteri sull’anti-riciclaggio»

Danièle Nouy, presidente della vigilanza Bce (Afp)
Danièle Nouy, presidente della vigilanza Bce (Afp)

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE - «La Bce non ha il potere investigativo per indagare sulla violazione delle regole bancarie contro l'anti-riciclaggio», una competenza e un compito che restano nell'ambito delle istituzioni nazionali: ecco l'essenza della dichiarazione della presidente del Board della vigilanza bancaria nella Bce, Danièle Nouy, diramata questa mattina in risposta alle critiche che stanno montando, soprattutto su scala internazionale, sull'operato e sul ruolo della Bce relativamente al caso bancario esploso in Lettonia e in particolare alle accuse di money laudering rivolte dalle autorità americane nei confronti della terza banca lettone ABLV.

Insomma, la Bce non ha colpe perché il suo intervento è ex-post non ex-ante, e solo dopo le segnalazioni ricevute dagli organismi nazionali europei. La puntualizzazione fa chiarezza su una delle due grandi storie che fanno tremare il sistema bancario lettone: niente per ora invece trapela sul governatore della banca centrale lettone Rimsevics, al centro di uno scandalo di corruzione. Resta da vedere se esiste e se verrà fuori una rete di protezione di regole, che arriverebbero fino all'Eurosistema, in grado di tutelare il governatore, innocente fino a quando non giudicato colpevole.

La Nouy chiarisce, come tra l'altro ben noto negli ambienti europei, che quando la struttura del Meccanismo unico di vigilanza è stata creata nel 2014, gli Stati membri della Ue «hanno deciso di mantenere la responsabilità della lotta contro il riciclaggio di denaro sporco a livello nazionale». La violazione delle regole sul money laudering «può essere sintomatica di carenze di governance» all'interno della banca, è il ragionamento della numero uno della vigilanza bancaria europea, «ma la Bce non ha i poteri investigativi per fare luce su queste carenze», un compito che resta assegnato agli organismi nazionali sull'anti-riciclaggio. Solo in seguito alla segnalazione di queste violazioni, da parte delle autorità nazionali, la Bce può prendere in considerazione questi sviluppi nell'ambito delle sue competenze.

Quel che ha potuto fare la vigilanza della Banca centrale europea nel caso della ABLV, per esempio, è stato l'uso della moratoria: il congelamento dalla scorsa domenica tutti i conti e i depositi nella banca, e quindi l'impossibilità a ritirare i contanti, ha consentito di bloccare le passività della banca, per poter meglio indagare su posizioni sospette di riciclaggio e per evitare il crollo della banca con la fuga dei depositanti (almeno metà della quale non residenti).
La Bce e il Meccanismo unico di vigilanza non hanno le competenze sul money laundering, il cui controllo à esercitato a livello nazionale. La mancanza di controlli contro il riciclaggio di denaro sporco da parte di un'istituzione europea è stata contrastata in due occasioni nel 2017 pubblicamente dalla presidente del Single Supervisory Board Danièle Nouy: la Bce ha individuato le aree della compliance dove possono aprirsi le falle del riciclaggio, all'interno del risk management delle banche: in una lettera a Sven Giegold, membro del Parlamento europeo datata 18 agosto e in un'intervista con Leta.

Le misure prese a livello locale possono lasciare a desiderare, come nel caso della Lettonia: dopo il Laundrygate del 2014, già nel 2016 la ABLV veniva multata per soli 3 milioni di euro per riciclaggio. Non da ultimo, Cipro e Malta hanno tenuto caldo il problema.

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