Mondo

Russiagate, il cerchio si stringe su Manafort: «Pagava politici…

  • Abbonati
  • Accedi
le indagini

Russiagate, il cerchio si stringe su Manafort: «Pagava politici europei»

Svolta nelle indagini? Richard Gates, ex collaboratore di Paul Manafort: si è detto disposto a collaborare con il procuratore Mueller
Svolta nelle indagini? Richard Gates, ex collaboratore di Paul Manafort: si è detto disposto a collaborare con il procuratore Mueller

L’inchiesta del Russiagate si stringe sempre di più attorno a Paul Manafort, l’ex responsabile della campagna di Donald Trump, e attraverso di lui dunque alla Casa Bianca. Le indagini del procuratore speciale Robert Mueller sulle presunte interferenze russe nella campagna elettorale americana del 2016, a tutto vantaggio dell’attuale presidente, non hanno ancora prodotto, almeno pubblicamente, nulla contro di lui: ma l’effetto domino su alcuni dei suoi più stretti consiglieri preoccupa.

In soli nove mesi Mueller ha presentato 100 capi d’accusa contro 3 società
e 19 persone, di cui cinque si sono dichiarate colpevoli, inclusi tre ex collaboratori di Trump. E con l’ammissione di colpevolezza del suo ex braccio destro Rick Gates, la posizione di Manafort si fa sempre più seria: Gates rischia di inchiodarlo mentre le accuse di Mueller diventano sempre più pesanti. Fra queste c’è l’aver pagato due milioni di euro a politici europei affinché facessero lobby in favore dell’Ucraina e del suo ex presidente filo-russo Viktor
Yanukovich, in carica prima della protesta del Maidan e del cambio di direzione del Paese.

Nuove accuse a ex dirigenti campagna Trump

Pagati attraverso quattro conti offshore riconducibili a Manafort, i politici coinvolti erano «super vip politicamente credibili che potevano agire informalmente e senza nessun visibile rapporto con il governo dell’Ucraina», si legge nei documenti depositati. Mueller non ne fa i nomi, ma fra questi ci sarebbe l’ex cancelliere austriaco Alfred Gusenbauer, secondo le indiscrezioni riportate da Politico.com, che cita nel giro di incontri anche l’ex premier italiano Romano Prodi. Gusenbauer, accompagnato da due lobbisti della società Mercury, Ed Kutler e Mike McSherry, avrebbe incontrato nel 2013 alcuni membri del Congresso americano, incluso il presidente della commissioni Affari esteri
Ed Royce. «Kutler - aggiunge Politico.com - ha anche accompagnato Prodi, l’ex premier italiano, ad alcuni incontri con Royce nei mesi precedenti».

La smentita di Prodi
In una nota diffusa dal suo ufficio stampa, Prodi ha precisato di non aver «mai preso parte a nessun tipo di attività segreta e tanto meno a gruppi segreti di lobby», né di aver «mai ricevuto compensi per questo tipo di attività». In merito a quanto pubblicato su Politico.com, continua la nota, «il presidente Romano Prodi si è a lungo impegnato affinché potesse concretizzarsi un
riavvicinamento dell’Ucraina all’Europa. Impegno che si è espresso in incontri preparatori e in numerose conferenze pubbliche, regolarmente retribuite, e approfonditamente preparate che si sono svolte in diverse capitali europee. È
stato un impegno serio e corrispondente al ruolo politico di già presidente della Commissione Europea. La sua attività è stata pubblica e quindi facilmente
rintracciabile».

In base alla legge americana, il fatto che Manafort abbia pagato politici stranieri non è un reato. Quello che Mueller gli contesta è aver illegalmente nascosto il suo piano di lobbying per anni e non essersi dichiarato come agente per il governo dell’Ucraina e del presidente Yanukovich. Accuse pensati per le
quali Manafort rischia di trascorrere - se condannato - il resto dei suoi giorni in carcere.

© Riproduzione riservata