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Siria, l’Onu decide la tregua umanitaria

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DOVREBBE INIZIARE «Senza indugi»

Siria, l’Onu decide la tregua umanitaria

Due bambini in attesa di cure mediche a Douma, nel Ghouta orientale
Due bambini in attesa di cure mediche a Douma, nel Ghouta orientale

I bombardamenti sono continuati, massicci. Per il settimo giorno consecutivo. La situazione nel Ghouta orientale, la regione immediatamente a est di Damasco dove vivono almeno 400mila persone e che è ancora nelle mani dei ribelli siriani dovrebbe però migliorare ora che il Consiglio di sicurezza Onu ha approvato, con un tragico giorno di ritardo, una tregua umanitaria di almeno 30 giorni.

Le perplessità della Russia
La risoluzione è stata approvata all’unanimità questa sera e dovrebbe permettere di portare aiuti umanitari e garantire il trasporto dei feriti. Prevede una tregua in tutto il paese con l’eccezione degli attacchi contro Isis, al Qaida, al Nusra e altri «gruppi, individui ed entità» affiliati con terroristi.Dovrebbe iniziare «senza indugi» e questa è la richiesta degli Usa. La Russia ha però fatto sapere che è impossibile dare inizio al cessate il fuoco senza «concreti accordi» tra le parti in guerr. Bombardamenti aerei sono stati compiuti subito dopo l’approvazione della risoluzione.

Un iter troppo lungo
Il documento era stato proposto dalla Svezia e dal Kuwait, ma il voto previsto inizialmente per venerdì è stato rinviato a oggi per tener conto di alcuni emendamenti chiesti dalla Russia, alleato del presidente Bashar al-Assad, che è il comandante in capo delle forze armate siriane. Il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno chiesto venerdì al presidente russo di «assumersi le sue responsabilità».

La posizione della Russia
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha però spiegato la posizione di Mosca nel corso di una conferenza stampa: «Non ci sono garanzie che i ribelli non continueranno a colpire le aree residenziali di Damasco. Perché la risoluzione sia efficace, e noi siamo pronti a votare per un testo che lo sia, proponiamo una formula che renda effettivo il cessate il fuoco», e che dia garanzie «a tutti coloro che sono dentro e coloro che sono fuori la regione del Ghouta orientale». In concreto, Mosca chiedeva che non fosse indicata con precisione l’inizio della tregua. Il testo originale prevedeva che cominciasse 72 ore dopo l’adozione della risoluzione, e per venire incontro alle richieste russe la formula è stata corretta in «senza indugio».

Un rinvio «che è costato vite umane»
La posizione russa ha destato le proteste di molti paesi, a cominciare gli Stati Uniti: «Incredibile che la Russia stia bloccando un voto su un cessate il fuoco che permetta un corridoio umanitario in Siria»■ ha scritto su Twitter l’ambasciatrice Nikki Haley che stasera prima del voto ha aggiunto «Oggi vedremo se la Russia ha una coscienza». «Ogni rinvio del voto ha un costo in vite umane», ha detto itanto l’ambasciatore olandese Karel van Osteroom. Le consultazioni sono però durate oltre le 12 (le 17 italiane), ora alla quale era previsto il voto.

Assistenza medica allo stremo
Nel Ghouta orientale in mattinata si contavano 500 morti, dei quali più di 120 erano bambini, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti civili con sede a Londra. L’ong Medici senza frontiere, che oramai era arrivata al limite delle proprie capacità, contava 2.500 feriti e oltre 520 morti da domenica a venerdì. «Potrebbero essere molti di più - ha però spiegato Siraj Mahmoud, un attivista presente a Ghouta all’agenzia Reuters - Non siamo stati in grado di contare i martiri di ieri e l’altro ieri» per la costanza dei bombardamenti.

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