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CLIMATE CHANGE

Italia nella morsa del «polar vortex»: perché l’Europa è più gelida del Polo

Sembra di essere finiti nella sceneggiatura di un film alla Ronald Emmerich, un remake del “The Day After Tomorrow” in cui l’emisfero nord del pianeta veniva coperto dai ghiacci. Come se qualcuno avesse aperto la porta del freezer al Polo Nord facendo scendere il gelo in Eurasia e negli Stati Uniti occidentali. Guardiamo ai fatti delle ultime settimane.

Il livello del mare Artico si trova ai minimi storici dal 1979, anno in cui si è iniziato a monitorarlo via satellite. La velocità della discesa registrata nel Ventunesimo secolo non ha precedenti negli ultimi 1500 anni. In particolare nel Mare di Bering, i ghiacci che di solito coprono la regione sono improvvisamente scomparsi proprio in febbraio, il mese in cui di solito si trovano al massimo dell’estensione e dello spessore. Sulle coste occidentali dell'Alaska, non lontano dalla Russia, la scomparsa dei ghiacci ha esposto le coste a tempeste invernali, flagellandole con enormi ondate e iniziando lo sgretolamento dell’ecosistema regionale.

Intanto la temperatura alla stazione meteo di Cape Morris Jesup, nell’estrema punta nord della Groenlandia, uno degli ultimi lembi di terra prima del Polo Nord, è salita al di sopra dello zero ben cinque volte dal 16 febbraio scorso, evento climatico straordinariamente raro che era avvenuto (in scala minore) solo nel febbraio 2017 e 2011. Secondo Zack Labe, esperto di mutamenti climatici, in questo mese di febbraio la temperatura della regione artica ha raggiunto il record dal 1958: «un balzo straordinario» ha twittato pochi giorni fa Labe. La stessa Nature, in uno studio del 2015, ha sottolineato il moltiplicarsi di eventi estremi sotto il profilo del riscaldamento delle regioni artiche.

Tutto questo cosa c’entra con il gelo polare che sta avvolgendo l’Italia? C’entra: il riscaldamento della stratosfera ha deformato e addirittura temporaneamente diviso in due il “polar vortex” (il vortice di venti gelati che spira proprio nella stratosfera intorno a un’area di bassa pressione sopra l’Artico): i due vortici sono scesi a basse latitudini, in direzione Eurasia e Canada occidentale, accompagnati dalla massa di aria fredda. «Uno di questi nuclei di aria gelida è proprio la massa d’aria siberiana - spiegano i metereologi del Centro Epson - che, a partire dal weekend, farà irruzione sul cuore dell'Europa provocando un’ondata di freddo molto intensa».

Da quando nella prima metà di febbraio è stato rilevato quello che tecnicamente viene definito “evento improvviso di riscaldamento dell’atmosfera” al di sopra della regione artica, gli esperti hanno dato per probabile la divisione del vortice polare. E questa dinamica di alterazione del “polar vortex”, spiega il meteorologo Judah Cohen, rendeva molto probabile il suo allungamento verso la regione eurasiatica.

È innegabile: eventi climatici estremi sono sempre più frequenti. E il costo economico e sociale che li accompagna continua a crescere. Nel 2017, nei soli Stati Uniti, inondazioni, incendi, siccità e uragani hanno provocato danni per 306 miliardi di dollari, con un balzo del 43% rispetto al precedente record del 2005. Non è un caso che il colosso delle riassicurazioni Swiss Re abbia appena chiuso il bilancio 2017 con un crollo degli utili proprio a causa dei picco di disastri naturali.

E ci sarà una ragione se negli Stati Uniti, dove in gennaio nella East Coast un altro “polar vortex” ha provocato la discesa delle temperature fino a -50 gradi, la stessa Cia è scesa in campo: attenzione, ha dichiarato il direttore dell’intelligence Dan Coats davanti al Senato, perché sta diventando concreto il rischio di un improvviso e radicale cambiamento climatico dalle pesanti conseguenze. Potrebbe accadere già nel 2018, ha spiegato, contraddicendo l’allegro negazionismo della Casa Bianca sul tema. Quanto tempo ci è rimasto per proteggere il nostro ecosistema prima che sia troppo tardi? Sembra di vivere nella sceneggiatura di un film di Ronald Emmerich, e non è per niente piacevole.

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