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La GroKo può partire, ma i dubbi restano all’orizzonte

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La GroKo può partire, ma i dubbi restano all’orizzonte

(Afp)
(Afp)

Sulla soglia del precipizio dell'autodistruzione, la base della Spd, il partito socialdemocratico tedesco, ha fatto un passo indietro, dando il via libera alla nascita della grande coalizione. Il voto favorevole dei due terzi, più alto delle previsioni della vigilia, ma più basso dei tre quarti di quattro anni fa, è tuttavia una condizione necessaria, ma non sufficiente per garantire la sopravvivenza del partito e soprattutto a far sì che il quarto governo Merkel dia un impulso decisivo alla politica europea e alla riforma dell'eurozona.

Se in Europa molte delle attenzioni dei media e dei mercati finanziari si sono concentrate nelle ultime settimane sulle elezioni italiane, è chiaro che una bocciatura della grande coalizione da parte dei militanti socialdemocratici tedeschi avrebbe avuto conseguenze ben più devastanti sulle prospettive di riforma dell'eurozona, le cui chances sono probabilmente limitate a una finestra temporale che si estende fino alle elezioni europee del prossimo anno e dipendono in modo cruciale dall'impulso dell'asse franco-tedesco.

Il programma di coalizione, negoziato fra socialdemocratici e unione democristiana prima del voto della Spd, vede per la prima volta, simbolicamente, le tematiche europee in cima a un lungo testo di 178 pagine. Inoltre, almeno sulla carta, l'aggiunta di un partito solidamente filoeuropeo come la Spd all'unione Cdu/Csu dovrebbe garantire una maggioranza decisamente in favore di progressi sull'evoluzione della costruzione dell'Europa. Il programma, tuttavia, dedica alle questioni europee non più di cinque pagine ed è in realtà molto vago sulle proposte che usciranno da Berlino.

L'indebolimento dei partiti della grande coalizione nel voto di settembre, e dello stesso cancelliere Angela Merkel dopo il defatigante semestre di trattative per la formazione del governo, visto con una certa Schadenfreude (soprattutto da alcuni osservatori italiani), non prelude poi a una Germania più accomodante nella trattativa europea, ma semmai a una meno disponibile a concessioni, anche per guardarsi il fianco destro dal crescente consenso del partito anti-euro Alternative fuer Deutschland (AfD), divenuto ora la più grande forza di opposizione. C'è da aspettarsi quindi, come è avvenuto fin dalle elezioni francesi dell'anno scorso, un atteggiamento di Berlino molto aperto a parole sull'iniziativa del presidente Emmanuel Macron, ma disponibile solo a pochi e relativamente modesti passi concreti. Macron, che a sua volta ha bisogno della spalla tedesca per riportare in campo europeo quei successi che ne sostengano l'azione sui temi interni, è stato non a caso il primo leader straniero a rallegrarsi pubblicamente del risultato del voto della Spd. Se in Germania, sulle politiche nazionali l'abbondanza di risorse finanziarie consentita dall'ampio avanzo di bilancio dovrebbe poter accontentare tutte le componenti della grande coalizione e appianarne in larga misure le divergenze, il successo del prossimo Governo si misurerà soprattutto sulla leadership che saprà esercitare in Europa.

Per quanto riguarda il futuro della Spd, scivolata dal 20% delle elezioni del settembre scorso a poco più del 15% nei sondaggi più recenti, addirittura testa a testa con AfD, il voto della base consente al partito di evitare il peggio di nuove elezioni in tempi brevi e concedere un po' di respiro alla nuova leadership di Andrea Nahles, la combattiva ex ministro del Lavoro, per cercare di rimettere assieme i cocci di una lunghissima sequela di clamorosi errori: dalla campagna contro il governo precedente del quale invece la Spd avrebbe potuto rivendicare alcuni successi storici, come l'introduzione del salario minimo, alla scelta come candidato cancelliere di Martin Schulz, che per lo spazio di un mattino illuse il partito di un'improbabile rimonta, alla sparata anti-Merkel dello stesso Schulz nella nottata elettorale, seguita dal volatafaccia sulla grande coalizione. Resta tutto da dimostrare se la prossima legislatura servirà a riportare a galla la Spd o, se, dopo l'ennesimo abbraccio fatale con la signora Merkel, segnerà un'altra tappa di un ineluttabile declino, come quello che ha colpito altre forze della sinistra moderata in Europa.

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