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Bce, è l’ora giusta per cambiare strategia? Oggi la riunione…

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Bce, è l’ora giusta per cambiare strategia? Oggi la riunione dell’Eurotower

Potrebbe essere il momento giusto. Se non fosse per le incertezze politiche. Gli analisti sono scettici, pensano che non ci saranno variazioni nella comunicazione della politica monetaria (la “forward guidance”) ma la Bce aveva immaginato per l’inizio dell’anno - e ormai siamo a marzo - una sua rivisitazione.

Via l’easing bias?
In questo senso, nell’ultima riunione del 25 gennaio, alcuni governatori avevano proposto di eliminare l’easing bias sul quantitative easing, la parte in cui la Banca centrale si impegna ad aumentare il ritmo e la quantità degli acquisti nel caso in cui «le prospettive diventassero meno favorevoli», oppure «le condizioni finanziarie diventassero incoerenti» con il raggiungimento dell’obiettivo. In questo modo la Bce escluderebbe la possibilità - salvo catastrofi - di «tornare indietro» nel qe.

Timori sulla volatilità dei mercati
A prevalere, in quell’occasione, fu la preoccupazione di non alterare troppo le aspettative sull’inflazione ma probabilmente anche l’irrigidirsi - sia pure minimo - delle condizioni monetarie (in sostanza i rendimenti a breve), scattato dopo il solo annuncio a inizio gennaio, con la pubblicazione del riassunto dei verbali della riunione di dicembre, dell’intenzione di rivedere la forward guidance. È possibile che anche in questa occasione - dopo il voto italiano e le incertezze che presenta e l’annuncio dei dazi americani su acciaio e alluminio - prevalga questo tipo di considerazioni e che la Bce continui a insistere su «perseveranza», «prudenza» e soprattutto «pazienza».

L’inflazione inizia a «muoversi»

L’INFLAZIONE IN EUROLANDIA

Senza questi timori, in realtà, il momento giusto per iniziare a modificare, gradualmente, la comunicazione potrebbe essere proprio questo. Le proiezioni macroeconomiche di marzo dovrebbero rivedere al rialzo le previsioni di inflazione. L’andamento degli indici - quello complessivo e quello core - resta ancora relativamente debole, ma la Banca centrale non può non aver notato che i prezzi dei beni industriali cominciano ad accelerare lentamente. Un primissimo buon segno - in base agli obiettivi della Bce - per le prospettive della dinamica dei prezzi.

Cambio sotto controllo

L’EURO SULLA MEDIA DI LUNGO PERIODO
Fonte: Bce

Le preoccupazioni sul cambio restano - il presidente Mario Draghi le ha ripetute anche nell’ultima audizione al Parlamento europeo, il 26 febbraio - ma non sembra che il cambio effettivo, l’indice che riassume l’andamento dell’euro verso le valuta dei principali partner, soffra eccessivamente. Continua a oscillare attorno alla media di lungo periodo - negli ultimi giorni è leggermente al di sotto - e quindi a un livello compatibile con la robusta ripresa dell’economia. È evidente che come tutte le medie - anche se ponderate - il cambio effettivo maschera quanto avviene a livello di comparti e aziende, ma la politica monetaria non sembra dover troppo preoccuparsi della situazione attuale. Da questa prospettiva il problema sono le prospettive, e quindi le aspettative degli investitori.

Stabile la curva dei rendimenti

LA CURVA DEI RENDIMENTI SPOT - BREVE TERMINE

Nella precedente riunione di gennaio, a giudicare dalle minute, la preoccupazione dei governatori riguardava la reazione dei mercati, che avevano bruscamente portato verso l’alto i rendimenti a breve e brevissimo periodo. Il timore non riguardava il livello - non lontano da quello di un anno prima - ma la rapidità della stretta. Sei settimane dopo, la curva dei rendimenti è invece rimasta sostanzialmente invariata, con una marginale flessione che non segnala, da parte degli investitori, forti aspettative di un irrigidimento - né, in realtà, di una normalizzazione - dell’orientamento di politica monetaria.

Segnali contrastanti dalla curva di Phillips

DALL’ANNUNCIO DEL QE A OGGI
Fonte: Eurostat

Le prospettive di inflazione di medio periodo sembrano migliori ora che anche la dinamica salariale è prevista in accelerazione, soprattutto in Germania. Al momento nulla appare ancora nei dati, e quindi la fiducia della Banca centrale europea nella curva di Phillips appare ancora una scommessa (ragionata) o poco più. Un’analisi esplorativa dell’andamento di inflazione e disoccupazione - molto semplicistica rispetto alla complessità dei modelli suati alla Bce - non mostra grandi pressioni sui prezzi.

UNA “NUOVA” CURVA DI PHILLIPS?

Gli ultimi dati - a partire da gennaio 2017 - sembrerebbero anzi segnalare una ”nuova” curva, con pendenza positiva anziché negativa, che associa a una flessione della disoccupazione un rallentamento, per quanto minimo, dei prezzi.
Al momento, e sempre in base a un’analisi puramente esplorativa, la curva che riassume i dati dal 2015 a oggi sembra avere un potere esplicativo maggiore della seconda, più breve: l’andamento degli ultimi mesi potrebbe quindi essere semplicemente una correzione dopo gli elevati ma transitori ritmi di inflazione registrati un anno fa. L’andamento recente, però, va seguito con attenzione.

Prestiti alle aziende ai massimi dal 2014

COSA ACCADE AI PRESTITI ALLE AZIENDE?
Dati in miliardi di euro. (Fonte: Bce)

La forte ripresa ha permesso ai prestiti alle aziende non finanziarie di toccare un massimo da gennaio 2014, e di allontanarsi un po’ dalla media del periodo del quantitative easing, la politica di acquisto dei titoli che aveva proprio la funzione di stimolare la concessione del credito. Il trend non è per nulla definito - e i dati della Bce non sono destagionalizzati - ma l’attenzione della Banca centrale su questo aggregato, pur cruciale, sembra ormai limitata alla rituale registrazione del suo andamento nel comunicato introduttivo della conferenza stampa.

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