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Tra speronamenti e polemiche sui confini: pericolosa escalation tra Grecia…

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LA NUOVA CRISI IN GRECIA

Tra speronamenti e polemiche sui confini: pericolosa escalation tra Grecia e Turchia

(Ap)
(Ap)

Atene sembra costretta a passare da una crisi all'altra. Non sono ancora chiuse l'emergenza economica e la crisi dei migranti che la Grecia si è trovata improvvisamente di fronte a una nuova sfida diplomatica nell'Egeo contro un presidente turco Recep Tayyip Erdogan che continua ad aggiungere benzina sul fuoco su ogni possibile fronte di scontro. Una nave militare turca ha speronato una motovedetta greca vicino agli isolotti di Imia e ha impedito la perforazione nella zona economica esclusiva di Cipro costringendo la nave dell'Eni a fare marcia indietro e ora sta mandando a processo due soldati greci in una inutile escalation di un banale incidente sul confine greco-turco.

In altri tempi sarebbe bastata una telefonata di chiarimento delle guarnigioni locali, ma la tensione tra i due paesi è tornata a livelli preoccupanti da quando Erdogan ha fatto capire che i confini tra i due paesi potrebbero essere rivisti soprattutto per quanto riguarda 18 isole contese dell'Egeo e in particolare l'isolotto disabitato di Imia, che dopo lo speronamento di un guardacosta greco da parte di una nave militare turca, è diventato una zona grigia, un possibile pretesto per scatenare richieste irresponsabili sullo stile di quanto fecero i generali argentini con le rivendicazioni delle Falkland nel 1982.

Una «manovra diversiva» rispetto ai problemi interni
Una prospettiva eccessiva? Non proprio visto che è un classica manovra diversiva quella di distogliere l'attenzione dai problemi interni, mentre prosegue la dura repressione con leggi eccezionali di giornalisti e oppositori, infiammando gli animi con rivendicazioni nazionaliste. Inoltre Ankara potrebbe chiedere lo scambio dei due militari greci arrestati con l'accusa di spionaggio con i sei militari turchi che si sono rifugiati in Grecia dopo il fallito tentativo di golpe. Il governo di Roma dovrebbe seguire con molta attenzione gli sviluppi per gli interessi energetici e i riflessi geopolitici in gioco. Roma è stata chiamata in passato a dirimere la controversia sull'isolotto di Imia come ex potenza del Dodecaneso. La sicurezza dei rifornimenti energetici nel Mediterraneo orientale sono un elemento integrante della sicurezza nazionale.
Inoltre a preoccupare gli analisti è la forte tensione in corso tra Ankara e Washington, due alleati della Nato sempre più ai ferri corti ad Afrin in Siria, nei giacimenti marittimi di gas a Cipro e sull'estradizione di Fetullah Gulen, un predicatore auto-esiliatosi in Pennsylvania e che Erdogan crede essere l'ispiratore del fallito golpe del luglio 2016.

L'aumento della presenza navale statunitense nel Mediterraneo orientale fino a fine mese e in coincidenza delle esplorazioni nella zona 10 della americana ExonnMobil è un chiaro segnale della forte preoccupazione scatenata dalla recente ostilità della Turchia, che lo scorso mese ha portato alla sospensione delle attività di perforazione ed esplorazione dell'Eni nel blocco 3 della zona economica di sfruttamento energetico di Cipro, isola con l'ultimo muro d'Europa. L'incidente con la nave italiana Saipem 12000 costretta a ritirarsi è stato condannato senza alzare i toni dal nostro governo, da quello di Cipro, degli Stati Uniti e dalla Ue. La Turchia neo-ottomana non ha per ora rivendicato il blocco 10 della americana ExxonMobil come ha fatto per il blocco 3 dove dovrebbe operare l'Eni, ma ha comunque avvertito gli Stati Uniti con le parole del premier turco di non inviare la sua Sesta flotta nel Mediterraneo orientale. Non solo.

Ankara ha manifestato la sua contrarietà per la presenza navale statunitense nel Mar Nero. Le obiezioni turche sembrano coincidere con l'opinione di Vladimir Putin secondo cui gli Stati Uniti stanno testando l'applicazione della Convenzione di Montreux del 1936 che conferisce alla Turchia il controllo sullo Stretto del Bosforo e sui Dardanelli e limita anche il passaggio di navi militari che non appartengono agli stati del Mar Nero. Un segnale di ostilità turca sulle navi militari americane nel Mar Nero sarebbe molto gradito a Mosca, prezioso alleato delle mire espansionistiche turche al confine siriano e fornitore energetico (e da poco anche missilistico) della Turchia.

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