Mondo

La piramide del potere di Xi, presidente «eterno» della Cina

  • Abbonati
  • Accedi
la squadra del leader cinese

La piramide del potere di Xi, presidente «eterno» della Cina

Al netto dell’incidente di percorso della rivelazione, con una settimana di anticipo, del voto plebiscitario di ieri sulla fine del divieto dei due mandati presidenziali – per questa “leggerezza” i vertici di Xinhua sono stati esautorati – si può dire che ha vinto Xi Jinping ma, prima ancora, che ha stravinto la squadra costruita da Xi con pazienza certosina nell’arco di cinque lunghi anni, a colpi di epurazioni e promozioni molto mirate.
D’altronde, non sarebbe stato possibile rendere stabile un simile cumulo di poteri sui quali è seduto Xi, fortissimo, il più forte dai tempi di Mao, senza la creazione di una nuova e solidissima piramide del potere.
Xi si è blindato, in tal modo, anche contro la possibile nascita di un’opposizione interna, infatti nessuno ci crede che all’interno ci sia dissenso, semplicemente perché Xi non ha fatto prigionieri, né intende farlo.

Il Congresso del popolo
Lo snodo è stato la composizione del Congresso del Popolo - oltre 2.280 componenti sono stati scelti con grande attenzione per garantire il Politburo giusto, ma è anche vero che, ad esempio, che negli ultimi anni Xi Jinping aveva rimpiazzato moltissimi boss provinciali del Partito, governatori e sindaci delle principali città cinesi, tessendo una tela che ha portato a un sistema estremamente compatto che, di sicuro, sarà studiato dagli storici della politica. Avendo speso gran parte della sua carriera a livello locale, Xi ha posto le basi della piramide come si deve fare, partendo dal basso.

Lo Standing committee
Lo scorso ottobre, al termine del 19esimo Congresso, un presidente particolarmente felice e rilassato presentava alla stampa il nuovo Standing committee per i prossimi cinque anni. Riconfermato il premier Li Keqiang, sempre meno “pesante” sui temi dell’economia e in generale, politicamente poco rilevante, entrava Han Zheng, capo del partito di Shanghai, non certo un fedele di Xi, un sopravvissuto politico dei tempi di Jiang Zhemin e Hu Jintao, peraltro, politico consumato ma destinato ad accontentarsi di essere asceso al livello più alto del potere. Fine della storia. Fine della storia, almeno per quanto riguarda i non amici di Xi.
Ma se guardiamo al nuovo numero tre del potere cinese, Li Zhanshu, è tutta un’altra storia. Li è stato l’architrave della svolta dominante di Xi Jinping. Sodale dai tempi della gioventù, Li è davvero il braccio destro operativo di Xi Jinping. Sempre accigliato, un uomo molto duro, Li Zhanshu negli ultimi anni era l’uomo ombra dei viaggi all’estero del presidente Xi Jinping, è stato il garante dell’asse con la Russia di Putin dove si è recato in missione ripetutamente nel corso degli ultimi mesi, per propiziare l’appoggio morale ma anche economico della Cina. Controverso nodo, quello dei rapporti con Mosca, i due Paesi hanno una storia di rapporti non certo idilliaci, ma in questo momento di turbolenze con gli usa di Donald Trump l’asse con Mosca è cruciale per Pechino che ha aiutato l’amico russo a superare il grave snodo delle sanzioni economiche (e non solo).

Gli uomini chiave
Xi è stato bravissimo a portare dalla sua il riformista Wang Jang, facile ricordarsi di lui quando in qualità di vicepremier è stato ripetutamente spedito negli Usa a negoziare su tutto, proprio come è successo a fine febbraio al nuovo plenipotenziario per l’economia Liu He. Wang non deve certo a Xi la sua salita dal partito del GuangDong al Comitato centrale e al vicepremierato, al pari di Hang Zhen si può dire che la sua carriera ha seguito altri binari. Tuttavia per Xi è riuscito a diventare un asset importantissimo, in qualche modo ha contribuito a svuotare il contenuto economico delle competenze di Li Keqiang.
Huang Huning è invece l’architrave ideologico del Sogno cinese, della filosofia del socialismo con caratteristiche cinesi per una Nuova Era scolpita nel marmo della Costituzione del Partito. L’abilità di Xi è stata quella di farlo entrare in squadra al momento giusto sfruttando anche le competenze acquisite da Huang durante gli anni in cui ha svolto la stessa funzione per i suoi predecessori, in questo è stato talmente bravo da essere premiato addirittura con un posto in Standing Committee. Huang è un professore non è un politico, è un intellettuale al servizio della politica. In quanto tale la competenza sulla Propaganda è sua, anche se Xi ha posizionato un altro uomo suo in qualità di responsabile del dipartimento dell’informazione che vigila su tutto ciò che circola in Cina: Huang Kunming, l’uomo che ha – immaginiamo - immediatamente emesso e eseguito la sentenza contro chi aveva osato divulgare la notizia del voto sulla modifica della Costituzione.
Infine, Zhao Leji, una figura piuttosto grigia, ma perfetta per continuare l’opera del predecessore, troppo anziano per correre ancora, ma asset cruciale per creare il potere di Xi. Zhao Leiji è il responsabile dell’apparato anticorruzione, recentemente modificato, ma sempre attivo nel nome dei destini della Cina nella Nuova Era. Anzi.
Tutti questi compagni fanno parte di una squadra più ampia, il Comitato centrale nel quale si aggiungono altri personaggi di spicco che sono ancora più “pesanti” per il futuro della Cina.
Ci sono responsabili del partito e delle istituzioni economiche, capi a livello locale che grazie alla più giovane età avranno da dire molto in questo quinquennio e se possibile nel prossimo ancora. Entrare nel dettaglio delle loro potenzialità e competenze servirebbe a delineare scenari importanti. Ma per poterlo fare realmente dovranno, come hanno fatto tutti i funzionari del partito, giurare e garantire la loro fedeltà a Xi, core leader senza discostarsi un filo dalla linea tracciata.
Xi Jinping li ha scelti per questo, perché durante la sua carriera in vari posti della Cina loro hanno saputo e dimostrato di essere buoni compagni di strada.
La squadra è al potere, ubi commoda, con quel che segue. Davanti a sé hanno responsabilità da far tremare i polsi, non è certo l'obiettivo di dominare quel tanto anzi, tantissimo, di imprevedibile che regola questo mondo globalizzato.

© Riproduzione riservata