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Brexit, un mancato accordo può costare 69 miliardi alle imprese

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Brexit, un mancato accordo può costare 69 miliardi alle imprese

LONDRA - Brexit potrebbe costare molto cara alle imprese europee. Secondo un nuovo studio i costi aggiuntivi di un mancato accordo commerciale tra Gran Bretagna e Unione Europea sarebbero di 58 miliardi di sterline (circa 69 miliardi di euro) e i servizi finanziari britannici sarebbero il settore più colpito, mentre in Europa l’impatto più pesante sarebbe sull’industria automobilistica.

Il rapporto, della società di consulenza Oliver Wyman e dello studio legale Clifford Chance, calcola che i costi diretti per le imprese europee saranno di 31 miliardi di sterline (circa 37 miliardi di euro) all’anno in tariffe e barriere non tariffarie, mentre il conto per le imprese britanniche che esportano nella Ue sarebbe di 27 miliardi di sterline (circa 32 miliardi di euro).

«Questi costi aggiuntivi e l’incertezza minacciano di ridurre la redditività delle imprese e rappresentano una minaccia esistenziale per alcune», spiega il rapporto dal titolo “The red tape cost of Brexit”. Altri fattori che il rapporto non tiene in considerazione, come i flussi migratori, i cambiamenti nei prezzi o eventuali accordi di libero scambio con Paesi terzi, potrebbero far lievitare ulteriormente i costi.

Il 70% dei costi aggiuntivi per le imprese sia britanniche che europee sarebbe a carico di cinque settori: servizi finanziari, industria automobilistica, imprese agroalimentari, beni di consumo e industrie chimiche. Il settore finanziario sarà il più colpito perché con la fine del regime di “passporting” banche e istituti saranno costretti ad aprire filiali nell’Ue per poter continuare a seguire i loro clienti, mentre le imprese automobilistiche o aerospaziali, muovendosi in tempo, potranno spostare le loro catene di produzione e sfruttare fornitori locali.

«Brexit creerà vincitori e vinti, - ha dichiarato Kumar Iyer, partner di Oliver Wyman, uno degli autori dello studio. - Purtroppo riteniamo che le imprese più piccole abbiano meno possibilità di prendere le misure necessarie per anticipare le conseguenze negative sul loro business e sui loro clienti».

Se i negoziati in corso tra Londra e Bruxelles non si concluderanno con un accordo, gli scambi tra Gran Bretagna e Ue dovranno seguire le regole dell'Organizzazione mondiale per il commercio, con l'immediata imposizione di tariffe. Se invece la Gran Bretagna resterà nell'unione doganale i costi per entrambe le parti sarebbero dimezzati, secondo il rapporto.

La premier britannica Theresa May ha però categoricamente escluso che la Gran Bretagna resti nell'unione doganale o nel mercato unico dopo Brexit perché sarebbe incompatibile con “l'indipendenza” per la quale gli elettori hanno votato nel referendum del giugno 2016. Londra punta in particolare a stringere accordi commerciali bilaterali con Paesi extra-Ue come la Cina e l'India.

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