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Commissione Ue: serve un’Autorità per il Lavoro, più…

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40% dei lavoratori in posizione “atipica”

Commissione Ue: serve un’Autorità per il Lavoro, più spazio alla previdenza sociale

  • –dal nostro corrispondente

BRUXELLES – A quattro mesi di distanza da un vertice europeo tutto dedicato alle politiche sociali dell'Unione, la Commissione europea ha pubblicato oggi una proposta legislativa per creare una nuova Autorità per il Lavoro. Nel contempo, l'esecutivo comunitario ha illustrato nuove misure che dovrebbero facilitare l'accesso alla previdenza sociale dei lavoratori in mobilità in tutto il territorio comunitario. In dieci anni, il numero di europei che lavorano all'estero è raddoppiato a 17 milioni di persone.

La nuova Autorità per il Lavoro avrà tre obiettivi. Il primo è di offrire informazioni sulle opportunità di lavoro, stage, formazione, apprendistati in giro per l'Unione, così come dati sui diritti e i doveri dei lavoratori all'estero. Il secondo obiettivo è di permettere maggiore cooperazione tra le autorità nazionali in modo da assicurare che le regole europeee a favore della mobilità siano conosciute e rispettate. Rispetto agli Stati Uniti, nell'Unione europea la mobilità resta limitata.

Infine, il terzo obiettivo del nuovo organismo sarà di offrire un luogo in cui risolvere le controversie e le dispute, in particolare quando a essere ristrutturata è una società presente in più paesi membri. Secondo i propositi della Commissione europea, la nuova Autorità per il Lavoro dovrebbe vedere la luce nel 2019. Per velocizzare la sua creazione, L'esecutivo comunitario ha proposto oggi la creazione di un gruppo di consulenti.

Sempre oggi, la Commissione ha presentato anche un progetto di regolamento tutto dedicato all'accesso alla protezione sociale da parte dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori autonomi. L'obiettivo in questo caso è di rispondere ai cambiamenti occupazionali. Bruxelles calcola che attualmente il 40% dei lavoratori nell'Unione sono in una situazione atipica (a tempo parziale o temporaneo). Tra le altre cose, la proposta vuole facilitare il trasferimento della protezione sociale da un lavoro all'altro.

La Commissione europea fa notare che vi sono grandi differenze nazionali oggi in Europa. Vi sono paesi dove le varie assicurazioni sono obbligatorie per tutte le fattispecie (malattia, vecchiaia, incidenti e invalidità) e altri in cui le assicurazioni sono in alcuni casi solo volontarie (l'Italia per esempio per quanto riguarda la salute). Con la sua iniziativa, Bruxelles vuole che sei aree siano coperte: disoccupazione, malattia, maternità/paternità, invalidità, pensione, incidenti.

L'unico capitolo per il quale i contributi sarebbero volontari, secondo la proposta comunitaria, è quello della disoccupazione per i lavoratori autonomi. L'esecutivo comunitario vuole permettere il trasferimento dei contributi da uno schema all'altro. Le proposte di oggi giungono dopo che in novembre i capi di Stato e di governo dell'Unione hanno dato il loro accordo a una dichiarazione sui diritti sociali nell'Unione (si veda Il Sole 24 Ore del 17 e del 18 novembre 2017).

Più in generale, il tentativo della Commissione Juncker è di dare certezze sul fronte sociale dopo che l'Unione ha subito la più grave crisi economica del dopoguerra, assistendo a un fortissimo aumento della disoccupazione. Nei mesi scorsi, i governi hanno trovato un accordo sulla legislazione relativa ai lavoratori distaccati, con l'obiettivo di frenare il dumping sociale (si veda Il Sole/24 Ore del 25 ottobre 2017). Il tema sociale è tradizionalmente delicato perché tendenzialmente di competenza nazionale.

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