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GUERRA COMMERCIALE

Dazi, Ue al contrattacco: ecco i prodotti americani sotto tiro. Parte la consultazione con le imprese

Una consultazione sul web e una lista di prodotti target lunga 10 pagine. La Commissione europea affila le armi nello scontro sui dazi con gli Stati Uniti e pubblica la lista delle importazioni americane che rischiano di finire sotto tiro. I più famosi erano già stati indicati: dai jeans al whisky, dalle scarpe da ginnastica ai cereali sino a burro d’arachidi e moto, con marchi simbolo come Levi’s, Nike, All Stars, Kellog’s e Harley Davidson .

Sulle pagine internet della direzione Commercio della Commissione è stata avviata una consultazione sui dazi annunciati dagli Usa su acciaio (25%) e alluminio (10%) - che entreranno in vigore il 23 marzo - e «sulla possibile politica commerciale Ue in risposta» agli stessi. La consultazione è rivolta agli «stakeholders» privati (le imprese) colpiti dalle misure decise l’8 marzo dal presidente Donald Trump. Sulla pagina è disponibile il modulo da compilare per partecipare all’iniziativa. La consultazione si chiuderà il 26 marzo.

Il commissario al commercio Ue Cecilia Malmstroem porterà la lista dei prodotti a Washington la settimana prossima, quando dovrebbe incontrare il ministero al Commercio Usa Wilbur Ross per cercare di ottenere l’eventuale esenzione dell’Unione Europea dai dazi (esenzione che Washington ha già promesso a Canada e Messico, a patto che cedano alle richieste Usa nel negoziato sul Nafta). La lista è composta da due elenchi, e nel complesso i beni potenzialmente sotto tiro valgono 6,4 miliardi di euro. La «Part A» di questa lista include prodotti per 2,8 miliardi che la Ue può colpire con dazi del 25%, dopo notifica alla Wto. Si tratta di misure che possono essere decise per «riequilibrare» il danno subito dalle barriere Usa. La «Part B» indica invece prodotti che possono essere colpiti dopo tre anni, se la Wto deciderà che i dazi Usa sono illegali.

Le contromisure Ue, però, non avranno comunque tempi brevissimi. Si dovrà attendere la conclusione della consultazione (10 giorni lavorativi) per evitare effetti boomerang sui prodotti europei (diverse imprese in Italia lavorano per esempio per Harley Davidson). Poi c’è il tempo necessario perché la Commissione esamini le risposte ricevute e modifichi la lista se necessario, e infine a farla adottare dai Paesi Ue. La composizione degli interessi nazionali potrebbe non essere semplicissima e questo potrebbe allungare i tempi. Una volta decisa la lista finale, le contromisure devono essere notificate alla Wto (massimo entro 59 giorni dall’entrata in vigore di quelle Usa) e da qui devono passare ancora 30 giorni prima che possano essere effettivamente applicate.

La Commissione presenterà comunque un ricorso alla Wto, che, tuttavia, potrebbe richiedere tre anni di tempo prima di arrivare a un verdetto (ammesso che ce la faccia, visto che l’organo di appello rischia la paralisi già da autunno). A titolo di salvaguardia, la Ue potrebbe anche imporre dazi e tetti sull’import di acciaio e alluminio, che però colpirebbero anche altri Paesi esportatori: Cina, India, Russia, Corea del Sud e Turchia. L’acciaio Usa è meno dell’1% dell’import Ue.

Malmstroem e Ross si sarebbero sentiti al telefono e il Commissario Ue ha ribadito che Bruxelles, in quanto alleato storico degli Usa anche militare, si aspetta di essere «pienamente esclusa» dai dazi. Una delle voci circolate, infatti, è Washington decida di esentare solo la Gran Bretagna che però, sino allo scattare effettivo della Brexit, resta parte integrante della Ue. Sabato 17 marzo il ministro tedesco dell’Economia, Peter Altmaier, arriva a Washington dove cercherà di convincere l’Amministrazione a ripensare i dazi già annunciati e a non espanderli ancora di più. La Casa Bianca fa sapere che Trump sta negoziando con «singoli Paesi».

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