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Washington: hacker russi possono sabotare centrali nucleari e…

sono «al servizio del Cremlino»

Washington: hacker russi possono sabotare centrali nucleari e infrastrutture. Anche in Europa

NEW YORK - Si sono infiltrati nelle reti elettriche, negli acquedotti, nel settore aereo. Anche nelle centrali energetiche e nucleari. Lo hanno fatto con una insistenza e un successo crescenti negli ultimi anni. Hanno preso il comando di sistemi di gestione e controllo. E avrebbero potuto causare sabotaggi, cataclismi economici e stragi - comprese esplosioni atomiche. Dove? Negli Stati Uniti e in Europa Occidetale. Chi? Hacker russi al servizio dei servizi segreti e delle forze armate del Cremlino incaricati di sofisticati cyberattacchi che rendono possibili colossali e drammatiche operazioni di sabotaggio.

Era parso, quello nel corso dell’annuncio di nuove sanzioni americane a Mosca, un riferimento minore a “maligne” operazioni digitali. Oltre alle interferenze nelle elezioni, agli attacchi concentrici alla democrazia nelle potenze rivali democratiche infiltrando le loro urne e i loro processi elettorali, oltre agli avvelenamenti con sostanze nervine in Gran Bretagna di suoi ex agenti, la Russia si era macchiata anche di manovre di pirateria informatica contro le infrastrutture più delicate.

Ma non è così, non è affatto una questione secondaria. Anzi: l’amministrazione statunitense, le sue agenzie preposte alla sicurezza e al controspionaggio dall’Fbi al Department of Homeland Security, l’hanno ammesso e denunciato ieri notte in un rapporto che dettaglia gravissime aggressioni a reti nevralgiche dei Paesi occidentali, non solo americane ma anche europee. Che hanno mostrato come hacker legati a doppio filo al governo di Mosca sono in grado oggi di penetrare le difese e impadronirsi a tutti gli effetti di simili attività strategiche, per paralizzarle e - anche e soprattutto, qualora lo decidessero - per provocare disastri, addirittura farle saltare in aria. Non dunque una versione digitale dello spionaggio industriale all’antica. Ma la possibilità concreta di sabotaggi che grazie all’era Internet sarebbero su scala senza precedenti, capaci di causare danni enormi all’economia e di mettere in pericolo intere popolazioni.

Gli assalti si sono moltiplicati a partire dal 2015, in parallelo con gli interventi sulle elezioni negli Stati Uniti. Entro la primavera del 2017, nei mesi successivi all’inaugurazionerazione di Donald Trump, hanno raggiunto l’apice, con alcuni grandi operatori di servizi infrastrutturali che sono stati dichiarati “compromessi”. Le autorità americane hanno fornito screenshot dell’attività degli hacker russi, di come sono riusciti a impadronirsi dei sistemi di guida di centrali e altre infrastrutture strategiche. «Hanno la capacita’ di bloccare tutto. Gli serve solo la motivazione politica», ha detto al New York Times Eric Chien, della società di sicurezza informatica Symantec. Un esempio drammatico tra i tanti: nel mirino è finita la Wolf Creek Nuclear Operating Corporation, che possiede e gestisce un impianto nucleare in Kansas. Gli hacker sono entrati nel business network dell’azienda, anche se hanno evitato di manipolare i controlli della centrale.

L’amministrazione americana aveva già attribuito alla Russia in mesi recenti cyberattacchi all’Ucraina, attraverso il virus NotPetya, il più grave finora, e alla Corea del Nord aveva imputato il ransomware WannaCry, che gettò nel panico ospedali in Gran Bretagna e aziende e scuole nel mondo. Ma è la prima volta che punta l’indice contro Mosca nel caso degli assalti alle infrastrutture nevralgiche, un salto di qualità nel rischio. L’accusa a Mosca mostra anche che Vladimir Putin ha fatto scattare almeno tre diverse operazioni parallele contro gli Stati Uniti: il furto di documenti dal partito democratico, la troll farm Internet Research Agency che ha manipolato i social media e l’abbordaggio alle infrastrutture infiltrando i network di computer. In quest’ultimo caso i responsabili sarebbero unità che operano all’interno dei servizi segreti dello Fsb, l’ex Kgb, e del Gru, l’intelligente militare.

Dal 2011 il loro lungo cammino nel potenziale sabotaggio dell’Occidente ha visto una ormai lunga casistica di operazioni di aggressione identificate con nomi di gruppi quali DragonFly, Energetic Bear and Berserk Bear che hanno colpito anche compagnie aeree e della difesa, oleodotti e gasdotti. Fino al salto di qualità: dallo spionaggio alla raccolta di dati e messa a fuoco di capacità di sabotaggio che potrebbero essere utilizzate in caso di vere e proprie crisi e scontri tra potenze. Entrambi la Fss e la Gru, e personaggi a loro legati, sono stati colpiti adesso da nuove sanzioni americane. Difficilmente, avvertono pero gli esperti, questo li dissuaderà e fermerà le nuove guerre cibernetiche.  

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