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Dal bourbon ai mirtilli, i prodotti Usa nel mirino dell’Unione Europea

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TENSIONI COMMERCIALI

Dal bourbon ai mirtilli, i prodotti Usa nel mirino dell’Unione Europea

NEW YORK - Se in uno scontro commerciale internazionale vuoi rispondere a un presidente che si ammanta di populismo, prova a minacciare ritorsioni forse poco roboanti ma su prodotti di sicuro popolari a casa sua. Chissà che non si impongano più miti consigli. È questa la teoria sposata dall'Unione Europea nel formalizzare l'elenco - preliminare e ora aperto alle consultazioni - delle potenziali rappresaglie ai grandi dazi sull'import di acciaio e alluminio decisi da Donald Trump: nel mirino ha scelto di mettere precise categorie molto “americane” dal bourbon ai mirtilli rossi, dal succo d'arancia al tabacco e alle motociclette.

È una decisione - contenuta in dieci pagine di aride liste - che lancia in realtà un articolato messaggio politico prima che issare barriere retoriche e commerciali. La strategia dell'amministrazione statunitense, di Trump e del suo Rasputin del “trade” Peter Navarro, appare quella di sferrare inizialmente alla siderurgia globale una fragorosa martellata protezionista a tutti, per poi semmai suggerire un difficile e confuso negoziato su esenzioni ad alleati che si dimostrino meritevoli. Le contromisure ideate dall'Europa - in attesa di capire come vadano le trattative sulle esclusioni - appaiono invece studiate per colpire silenziosamente e sicuramente gioielli di specifiche regioni e stati del Paese. Un'arma per provare a disinnescare la mina di Trump prima che faccia esplodere guerre economiche, facendo leva sulla maggior sensibilità al libero scambio - e ai propri interessi - di centinaia di legislatori in Congresso e di intere fasce della Corporate America e dell'elettorato.

Come e dove si concretizza la scelta di escalation della “pressione politica” della Ue? Guardiamo l'elenco pubblicato: il bourbon whiskey fa onore al Kentucky, terra che esprime il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell. Motociclette e mirtilli rossi al Wisconsin, dove viene eletto lo Speaker della Camera, l'altrettanto repubblicano Paul Ryan. Succo d'arancia e imbarcazioni da diporto hanno una patria in Florida e il tabacco in North Carolina, stati tradizionalmente incerti nelle urne e che potrebbero essere in gioco nelle elezioni di mid-team per il rinnovo del Congresso a novembre. E la pressione è bipartisan: sotto tiro sono anche i jeans, che hanno la loro culla a San Francisco dove è eletta la leader democratica Nancy Pelosi, oggi tifosa del protezionismo.

La “lista nera” europea, oltretutto, brandisce contro-dazi del 25% su un valore immediato di 3,4 miliardi di dollari di export annuale del made in Usa, nei calcoli di Bruxelles pari al danno ai metalli che esporta oltreoceano e dunque in linea con le norme del Wto per rispondere alle “salvaguardie” americane. Ma non esclude escalation: è prevista un'estensione fino ad altri 4,4 miliardi, se un promesso ricorso contro gli Stati Uniti in seno all'Organizzazione mondiale del Commercio darà ragione alla Ue.

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