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Soldi da Gheddafi, tutte le tappe che hanno portato al fermo di Sarkozy

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campagna elettorale 2007

Soldi da Gheddafi, tutte le tappe che hanno portato al fermo di Sarkozy

L'accusa grave. Sul piano penale come su quello politico. Il fermo di Nicolas Sarkozy, per quanto non sia stata ancora trasformato in una incriminazione, conferma che le accuse rivolte all'ex presidente neogollista potrebbero avere qualche sostegno nelle prove raccolte dagli inquirenti. Sarkozy, durante la campagna presidenziale del 2007, potrebbe aver ricevuto finanziamenti elettorali dalla Libia: uno stato estero retto da una dittatura odiosa.

I documenti dell'intelligence
I dettagli rendono la vicenda ancora pi brutta. L'inchiesta stata aperta nel 2013, sulla base di rivelazioni pubblicate dal sito di giornalismo investigativo Mediapart nell'aprile 2012, nel pieno della campagna presidenziale in cui per Franois Hollande prevalse su Sarkozy. Da documenti risalenti a dicembre 2006 e firmati dal responsabile dell'intelligence libica Moussa Koussa emergeva un pagamento di 50 milioni di euro a sostegno della candidatura di Sarkozy. Una cifra importante: secondo i documenti ufficiali, la campagna presidenziale cost 20 milioni.

Il ruolo di Hortefeux
Non era chiaro, per, chi avesse ricevuto i fondi. Le indagini furono quindi aperte “contro ignoti”, ipotizzando per reati piuttosto pesanti: corruzione, uso illegittimo di fondi pubblici, riciclaggio, falso, e abuso d'ufficio (trafic d'influence). I documenti rivelavano per che l'intesa sarebbe stata raggiunta con Brice Hortefeux, ministro delle Collettivit territoriali, e stretto alleato dell'ex presidente (era chiamato il suo porte-flingue, letteralmente il “porta pistola”). Anche Hortefeux stato convocato per essere interrogato.

Sarkozy in stato di fermo per sospette tangenti

Incontro con l'intelligence libica
Il 6 ottobre 2006, rivelava Mediapart, Hortefeux si sarebbe incontrato con Abdullah Senussi, responsabile delle attivit di spionaggio di Gheddafi, Bashir Saleh, presidente del Fondo di investimenti africano di Tripoli e il trafficante d'armi libanese Ziad Takieddine. I protagonisti hanno tutti smentito di aver partecipato all'incontro anche se Takieddine, attraverso un legale, ha ammesso che un simile meeting era molto verosimile.

Un versamento da cinque milioni
Successivamente l'uomo d'affari libanese ha affermato di aver versato 5 milioni di euro - questa la somma oggi contestata all’ex presidente - a Claude Guant, direttore della campagna presidenziale e poi a Sarkozy, all'epoca ministro degli Interni, in banconote da 200 e 500 euro trasportate in valigie argentate durante tre viaggi da Tripoli a Parigi tra fine 2006 e inizio 2007. Guant, nel 2015, stato posto sotto inchiesta per falso, frode fiscale e associazione per delinquere in relazione al noleggio, il 21 marzo 2007, di un’enorme cassaforte presso la Bnp e a un bonifico da 500mila euro apparso nei suoi conti nel 2008 e che lui attribuisce alla vendita di due quadri.

Francia: Sarkozy in stato di fermo per denaro da Libia

Le accuse del figlio di Gheddafi
Una nota confidenziale del governo di Tripoli, che confermava il pagamento, era del resto gi stata pubblicata a marzo del 2012, mentre il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, aveva gi rivelato nel 2011 che suo padre aveva finanziato, con 50 milioni, la campagna del candidato gollista. Sarkozy – disse in quell'occasione – deve innanziutto restituire i soldi che ha preso dalla Libia per finanziare la sua campagna. Lo abbiamo aiutato, abbiamo i dettagli della vicenda e siamo pronti a rivelarli.

L'arresto di Djouhri
La vera svolta si avuta il 10 gennaio, quando la polizia inglese – su mandato internazionale emesso dagli inquirenti francesi – ha arrestato all'aeroporto di Heathrow Alexandre Djouhri, un uomo d'affari francese di origine algerina residente in Svizzera e vicino alla destra neogollista francese, imponendogli i domiciliari in casa della figlia - e poi in ospedale, per una malattia cardiaca - e una cauzione di un milione di sterline in attesa dell'estradizione a Parigi. Djouhri avrebbe venduto per 10 milioni di euro una villa in rovina a Mougins, nelle Alpes Maritimes, acquistata per 4,4 milioni, al Fondo di investimenti africano guidato da Saleh. L'ipotesi che i profitti dell'operazione siano stati versati alla campagna di Sarkozy.

Un possibile depistaggio?
Djouhri avrebbe anche aiutato Saleh a fuggire in Niger dopo l'emissione di un mandato d'arresto da parte del nuovo regime libico. L'uomo d'affari ora vive in Sud Africa. Alcune intercettazioni mostrerebbero che i due uomini intendevano inviare agli inquirenti una lettera in cui si smentiva ogni forma di finanziamento alla campagna elettorale del 2007.

Una tenda all'Eliseo
Subito dopo le elezioni del 2007, Gheddafi fu effettivamente ricevuto con molti onori a Parigi, dove eresse la sua tenda beduina vicino all'Eliseo. Fu in quell'occasione, probabilmente, che Sarkozy e il dittatore iniziarono a discutere una collaborazione sul nucleare civile, circostanza prima smentita poi ammessa dall'ex presidente.

Le smentite di Sarkozy
Sarkozy ha sempre smentito tutte le accuse, ricordando che stata soprattutto l'iniziativa della Francia, presa durante il suo quinquennato, a far cadere il regime del dittatore libico. Ora per, per la prima volta, l'ex presidente viene interrogato dalla polizia di Nanterre, alle porte di Parigi.

Un nuovo colpo ai Rpublicaines
La vicenda un nuovo colpo, il pi pesante, al partito neogollista dei Rpublicaines, dopo lo scandalo Fillon – che avrebbe assunto in modo fittizio la moglie come assistente parlamentare - che costato un pesante risultato elettorale anche alle successive elezioni legislative, vinte dal nuovo movimento del presidente Emmanuel Macron. I Rpublicaines, sotto la guida di Laurent Wauquiez, stanno cercando ora di recuperare terreno avvicinandosi ai temi lepenisti del Front National, una svolta mal vista dai neogollisti tradizionali sempre pi in difficolt. Pi in generale, la vicenda ripropone il tema – oggi attualissimo – delle interferenze estere, attraverso finanziamenti o propaganda occulta, di potenze straniere e di orientamento autoritario nelle democrazie occidentali.

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