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Trump licenzia McMaster e chiama Bolton alla Sicurezza nazionale

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Trump licenzia McMaster e chiama Bolton alla Sicurezza nazionale

NEW YORK - Un’altra vittima eccellente delle purghe di Donald Trump contro gli “infedeli”. Un altro nome dell'estremismo conservatore che sale alla ribalta al suo posto. A cadere - una fine preannunciata ma che sembrava rinviata di un paio di mesi - è stato il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale HR McMaster, che con l’amicizia di Trump per Vladimir Putin e la politica estera di America First non ha mai legato. Ancora di recente, durate una visita in Europa, McMaster aveva sottolineato mandando su tutte le furie il presidente come Mosca avesse interferito al di là di ogni dubbio nelle elezioni statunitensi.

A sostituirlo sarà John Bolton, che fu controverso ambasciatore all'Onu nel 2005 e prima, per quattro anni, altrettanto controverso sottosegretario di Stato con George W Bush. Una carriera durante la quale Bolton si è fatto notare per posizioni nazionaliste e oltranziste e uno stile aggressivo e rude, caratteristiche apprezzate dall'attuale Casa Bianca.

Il ripescaggio di Bolton, che ha incontrato ieri Trump e prenderà servizio al suo fianco il 9 aprile, è avvenuto con tradizionale metodo mediatico del tweet presidenziale. E secondo i critici minaccia di diventare anche l'ultimo tassello d'una preoccupante trasformazione della presidenza americana in imprendibile spettacolo da Reality Tv. Forgiata a immagine e somiglianza di Trump e con al suo interno scarsa diversità di vedute e ancor meno vere discussioni sulle questioni che scottano. Fatta di portavoce dediti a difendere a spada tratta un presidente che si sente assediato più che di qualificati, sofisticati e aggiornati leader politici, diplomatici o finanziari in grado di valutare e affrontare le sfide geopolitiche.

Le ultime promozioni sono spesso letteralmente di personaggi prelevati dal piccolo schermo e dai media conservatori: è il caso dello stesso Bolton, 69enne analista del think tank American Enterprise Institute ma soprattutto commentatore “ultra'” della Fox. Prima di lui era arrivato sulla poltrona di capo-consigliere economico, al posto di Gary Cohn ex Goldman Sachs, Larry Kudlow, da una dozzina d’anni ormai solo un polemista che la Cnbc sfoderava all'occorrenza per vivacizzare ring mediatici con uno sfegatato proponete di supply side e trickle down, di governo ridotto all'osso e tagli alle tasse spinti al massimo. Non basta: in lizza per la poltrona di Segretario agli Affari dei Veterani è adesso Pete Hegseth, conduttore della trasmissione preferita da Trump, Fox and Friends. Un'altra stella della trasmissione del mattino, Heather Nauert, era già stata inserita nel novero dei portavoce del Dipartimento di Stato e ora è stata promossa sottosegretario per la Public Diplomacy nel terremoto che ha visto la cacciata del Ministro Rex Tillerson sostituito da Mie Pompeo, capo della Cia e fedele dei Tea Party e di Trump.

Una rapida carrellata delle sue posizioni celebri è rivelatrice: oggi è un grande nemico dell'accordo nucleare internazionale con l'Iran, che vorrebbe stracciare come forse vorrebbe fare anche Pompeo. Ma la sua vena radicale è di lunga data. Da ambasciatore all'Onu fu uno dei più feroci critici dell'organizzazione, tanto da perdere anche il sostegno di numerosi esponenti repubblicani oltre che democratici in Congresso che - dopo un anno di incarico temporaneo sulla base di poteri presidenziali di nomina quando il Congresso è in vacanza - si rifiutarono di confermarlo. Famosa rimase una sua frase del 1994 secondo cui «le Nazioni Unite non esistono, c'è occasionalmente una comunità internazionale che può essere guidata dall'unica vera potenza al mondo, gli Stati Uniti, quando questo serve ai nostri interessi». Nel 1998 fu uno dei firmatari originali dell'appello dei cosiddetti “neocon” a rimuovere Saddam Hussein dall'Iraq usando la forza militare. Negli anni capitanò l'opposizione al multilateralismo, dalla mancata adesione americana alla International Criminal Court al no a una conferenza a Ginevra contro la proliferazione di armi biologiche. E scambiò insulti degni di Trump con i dittatori della Corea del Nord. Bolton, insomma, si presenta alla Casa Bianca come le tutte carte in regola di un vecchio professionista di America First.

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