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Selmayrgate: Europarlamento in pressing, Pasqua di lavoro in…

Il braccio destro di Juncker

Selmayrgate: Europarlamento in pressing, Pasqua di lavoro in Commissione Ue

Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr (AFP)
Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr (AFP)

Per qualcuno a Bruxelles questa sarà una Pasqua di lavoro. Gli uffici della Commissione, infatti, dovranno rispondere ad altre 61 domande (che si aggiungono alle 134 del primo questionario) inviate all'esecutivo europeo dalla commissione dell'Europarlamento che controlla i bilanci comunitari (Cocobu) sulla nomina-lampo di Martin Selmayr a segretario generale il 21 febbraio scorso. Il termine è fissato per le 12 di mercoledì 4 aprile. Il Cocobu chiede ancora spiegazioni sulla mancata pubblicazione del bando per il posto di segretario generale e “quali interessi di servizio giustificassero tale mancata pubblicazione” o anche soltanto il lancio di una selezione interna e di una procedura che in poche settimane avrebbe portato alla nomina del successore di Alexander Italianer al vertice della struttura amministrativa della Commissione.

L'Europarlamento chiede conto a Juncker anche dell'affermazione «Se Selmayr va via, anch'io me ne vado» durante un incontro del Partito popolare europeo, in occasione del vertice Ue del 23 marzo. «Una battuta o una sfida seria?».

L'esecutivo guidato da Juncker ha difeso la nomina di Selmayr, affermando che tutte le procedure sono state rispettate, ma le risposte alla prima tornata di domande e l'audizione del commissario al Budget e alle Risorse umane, Günter Oettinger, non hanno convinto i parlamentari che hanno deciso di insistere. A riprova di quanto in questa vicenda le regole base della buona amministrazione pubblica siano state aggirate, manipolate e a volte calpestate, Oettinger ha dovuto ammettere davanti agli europarlamentari che Selmayr ha partecipato con assiduità al “pensatoio” che ha redatto le risposte alla prima tornata di domande rivolte dal Cocobu. Sarebbe auspicabile che ciò non si ripetesse anche questa volta.

Nella bozza di risoluzione sul caso-Selmayr che dovrebbe essere adottata dal Cocobu il 16 aprile, prima di essere votata in plenaria il 19, la nomina dell’ex capo di gabinetto di Jean-Claude Juncker viene definita «un’azione stile colpo di Stato, al limite e forse perfino oltre i limiti della legge».

Tuttavia, a leggere bene ciò che sta accadendo nell'Europarlamento, le truppe a difesa di Selmayr (e di Juncker) si sono schierate. Come era prevedibile, la componente Cdu del Ppe ha lavorato per disinnescare il caso o, perlomeno, per mettere la sordina e ridurne gli effetti. Il timore è che alla fine il Parlamento chieda a Juncker e alla Commissione di cambiare le regole sulle nomine per il futuro senza toccare la nomina di Selmayr. «Sarebbe una beffa – osserva un diplomatico – perché le regole ci sono e sono chiare da 40 anni. Semplicemente, sono state violate. E il colmo è che a scrivere le nuove regole sarebbero proprio Selmayr, Oettinger e Juncker: i tre principali accusati di averle violate». Come ha affermato l'ex giudice del Tribunale Ue e professore di diritto Ue, Franklin Dehusse, questa vicenda «ha molto indebolito la Commissione europea». La revoca della promozione o le dimissioni – forse – sono l'unica strada per salvarne la credibilità.


«La Commissione ha violato lo spirito dello statuto del personale» afferma Sven Giegold, eurodeputato verde e relatore su trasparenza, integrità a responsabilità delle isttituzioni Ue. «Non c'erano le condizioni eccezionali che giustificassero la violazione del principio della trasparenza. La bozza di risoluzione è uno schiaffo a Oettinger che non ha ammesso alcun errore nella procedura di nomina.
Le nomine devono essere trasparenti in tutte le istituzioni europee. Chiediamo a tutti i gruppi politici di applicare gli stessi standard elevati anche nelle loro nomine parlamentari, così come lo chiediamo alla Commissione. Lo stesso dovrebbe avvenire negli Stato membri».


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