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Trump raddoppia i dazi alla Cina: colpirà cento miliardi di…

LA NUOVA OFFENSIVA

Trump raddoppia i dazi alla Cina: colpirà cento miliardi di import. Pechino reagirà «con forza»

Donald Trump rilancia, anzi raddoppia sui dazi contro la Cina. Il presidente americano ha emanato giovedì sera un ordine che istruisce l'Ufficio del Rappresentante Commerciale della Casa Bianca di preparare sanzioni su ben cento miliardi di dollari di importazioni cinesi identificando l'elenco dei prodotti necessari alla nuova offensiva.

L'azione è stata annunciata sfoderando ancora una volta la Section 301 della legislazione commerciale americana che autorizza «ogni azione, comprese rappresaglie» per rimuovere atti di governi stranieri che danneggino il Paese. E nonostante le preoccupazioni per il futuro di economie e commerci governati ma liberi e aperti espresse dal B7 - il summit delle associazioni imprenditoriali delle grandi potenze industriali compresa Confindustria - ospitato quest'anno dal Canada a Quebec City e che si conclude oggi.

Escalation di annunci
Trump ha affermato che l'azione è in risposta alla decisione di Pechino, definita ingiustificata, di minacciare di dazi 50 miliardi di import statunitense. La Cina aveva annunciato le misure, contro 106 prodotti agricoli quali la soia e industriali quali gli aerei Boeing, come rappresaglia ad altrettanti dazi americani contro 1.300 prodotti tecnologici e di consumo cinesi che dovrebbero scattare nell'arco delle prossime settimane. Washington considera la propria azione legittimata dalle pratiche commerciali scorrette di Pechino, in particolare da violazioni nella proprietà intellettuale e da imposizioni di transfer tecnologici alle aziende internazionali che vogliono operare nel Paese.

Il presidente americano ha inoltre chiesto al Dipartimento all'Agricoltura di esaminare provvedimenti a protezione e sostegno del settore agricolo che verrebbero colpiti dai dazi cinesi. In precedenza, inizio della escalation delle tensioni, Trump aveva fatto scattare sanzioni contro acciaio e alluminio alle quali Pechino aveva replicato con contromisure su 3 miliardi di import Usa.
Ieri sera Trump ha fatto sapere che il suo rilancio è arrivato perché Pechino non ha accolto la richiesta di cambiare le pratiche scorrette sotto accusa, scegliendo invece il sentiero dello scontro. E ha ribadito come il comportamento di Pechino abbia «distrutto migliaia di fabbriche e milioni di posti di lavoro americani».

La Cina pronta a contrattaccare con «grande forza»
La reazione cinese non si è fatta attendere. «In queste circostanze le parti non possono condurre alcun negoziato sul tema», ha detto Gao Feng, portavoce del ministero del Commercio. Gao ha avvertito l'amministrazione americana che «la parte cinese è del tutto preparata e contrattaccherà senza esitazione con grande forza». Gao, in una conferenza stampa tenuta in serata, non ha fornito dettagli sulle misure.

Lo spiraglio del dialogo
Il Presidente non ha però chiuso del tutto le porte a un dialogo. Ha aggiunto di rimanere aperto a negoziati e soluzioni del contenzioso. Su un fronte commerciale parallelo, la rinegoziazione dell'accordo di libero scambio nordamericano Nafta, ha espresso rinnovato ottimismo, affermando che ci potrebbero essere «presto» novità. Ha insomma mantenuto viva la possibilità che l'aggressività unilaterale sia almeno in parte retorica di politica interna, per mobilitare il suo elettorato e alzare i consensi. Accanto alle polemiche sul commercio, Trump nelle stesse ore ha toccato un altro suo tema forte, la denuncia dell'immigrazione illegale e la promessa di maggiore sicurezza ai confini dove nei giorni scorsi si è già impegnato a mobilitare se necessario i soldati della guardia nazionale.

Trump accusa anche l’Europa
Ma il nuovo capitolo della crociata commerciale di Trump - evidenziando i rischi insiti in continue spirali di scontri globali - non si è fermato alla Cina. Parlando ad una tavola rotonda nella rurale e impoverita West Virginia, il Presidente ha inveito anche contro gli alleati dell'Unione Europea. È tornato a ripetere che l'interscambio con i Paesi della Ue non è equo. “Se guardate all'Unione Europea, è saldamente contro di noi quando si tratta di commercio - ha detto -. È molto scorretto. Quasi non possiamo fare business, loro ci mandano le loro auto, ci mandano tutto. E non vogliono prendere i nostri prodotti. Non possiamo permettere che accada».

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