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Siria, Mosca accusa Londra dell’attacco chimico. La risposta:…

LA CRISI IN MEDIO ORIENTE

Siria, Mosca accusa Londra dell’attacco chimico. La risposta: «Sfacciata menzogna»

  • – di Redazione Online

Botta e risposta tra Gran Bretagna e Russia sull’attacco chimico in Siria. Alle accuse del Cremlino circa il coinvolgimento britannico nel presunto attacco con armi chimiche come provocazione, ora risponde Londra bollando la notizia come una «sfacciata menzogna».

Prima puntata: Mosca risponde alle accuse del fronte occidentale che attribuisce alle forze governative siriane appoggiate dal Cremlino il (presunto) attacco chimico avvenuto nella regione della Ghuta. Il ministero della Difesa russo afferma di avere la prova di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell’organizzazione dell’incidente: «Siamo certi che dal 3 al 6 aprile sui rappresentanti dei cosiddetti Caschi Bianchi sono state fatte fortissime pressioni da Londra perché realizzassero il prima possibile la provocazione (con armi chimiche) che era stata già preparata», ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov. «Lo scopo era portare gli Stati Uniti a colpire la Siria», mentre l'ambasciatore russo all'Onu, Vassily Nebenzia, ha detto durante la riunione al Consiglio di sicurezza, che Usa, Francia e Gran Bretagna «sono interessati solo a rovesciare Assad in Siria e a contenere Mosca».

Seconda puntata: la risposta della Gran Bretagna non si è fatta attendere. E l’ambasciatore britannico all’Onu, Karen Pierce, ha definito le affermazioni della Russia secondo cui Londra ha organizzato l'attacco chimico in Siria una «sfacciata menzogna».

Cautela Usa. Gentiloni: «No ad azioni miitari»
Sulla crisi in Siria e sulla risposta militare al dittatore Assad, cambia tutto nelle ultime ore. Il presidente americano Donald Trump frena; il francese Emmanuel Macron accelera, la tedesca Angela Merkel si sfila e anzi, in una conferenza stampa con il premier danese, esclude esplicitamente una partecipazione tedesca a un intervento militare. Da parte sua il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, ha chiarito che «l'Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria»: in base agli accordi internazionali e bilaterali, l'Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a garantirne la sicurezza e la protezione, ma non avrà un ruolo attivo.

Solo un’ora prima della conferenza stampa di Angela Merkel, Trump, con un post su Twitter, aveva cambiato la scena di ieri che prefigurava un attacco imminente: «Non ho mai detto - ha scritto - quando si verificherà un attacco alla Siria. Potrebbe accadere molto presto o al contrario non così presto. In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un grande lavoro per liberare la regione dall’Isis. Dov’è il nostro “Thank you America?». Poco prima il segretario alla Difesa Jim Mattis, il più rispettato ministro di Trump, aveva detto in tv: gli alleati «stanno ancora verificando le informazioni di intelligence» di cui hanno bisogno per provare che il regime di Assad ha condotto l’attacco chimico contro civili. Mattis ha detto che gli Stati Uniti sono preoccupati che persone innocenti possano morire in caso di un intervento militare. Preoccupa inoltre il rischio «di una escalation fuori controllo». Il segretario alla difesa ha inoltre aggiunto che «ci sono molti modi di rispondere alla violazione della convenzione sulle armi chimiche in maniera diplomatica, economica, militare».

Il portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, al termine dell'incontro del Consiglio di sicurezza nazionale ha detto che nessuna decisione definitiva è
stata ancora presa sulla Siria: gli Stati Uniti continuano a esaminare le informazioni di intelligence.

In mattinata c’era stata una telefonata fra Angela Merkel e Emmanuel Macron sul sospetto attacco con gas a danno di civili siriani. Intervistato in diretta da TF1, il presidente francese ha assicurato di avere la prova che la settimana scorsa siano state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime. La Francia - ha detto il capo dell’Eliseo - vuole «togliere la possibilità di utilizzare armi chimiche» al regime siriano, affinché «mai più si debbano vedere le immagini atroci viste in questi giorni, di bambini e donne che stanno morendo». Ma sui tempi di un eventuale intervento, il presidente francese si è limitato ad affermare: «Ci sono decisioni che prenderemo quando lo riterremo più utile ed efficace».

La tensione resta molto alta, come emerge anche dalle parole del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: «Ho chiamato gli ambasciatori dei cinque Paesi membri permanente del Consiglio di sicurezza (Usa, Russia, Cina, Regno Unito, Francia) ribadendo la mia profonda preoccupazione per i rischi dell’attuale impasse in Siria e ho sottolineto la necessità di evitare che la situazione diventi incontrollabile».

Un’esortazione che arriva quasi in contemporanea con la decisione della premier britannica Theresa May che ha ordinato di spostare i sottomarini nel raggio d’azione missilistico per un’eventuale azione contro il regime siriano che «potrebbe cominciare già giovedì notte». A riferirlo è il Daily Telegraph, aggiungendo che May ha convocato per oggi una riunione di gabinetto di emergenza. La premier britannica non ha ancora preso una decisione definitiva sulla partecipazione di Londra a un intervento con gli alleati, ricorda il giornale, ma fonti governative affermano che sta «facendo tutto il necessario» per essere pronta a farlo nel caso si renda necessario. A Londra comunque si discute ancora, è stata fissata una riunione del governo.

Nel frattempo, Donald Trump si era sentito con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan per discutere della delicata situazione nello scacchiere mediorientale: «I due leader hanno concordato di restare in stretto contatto» è il laconico comunicato della Casa Bianca. Meno “diplomatico”, decisamente, l’ex presidente americano Jimmy Carter, che, in merito alla crisi siriana e alle altre aree “calde” in cui gli Stati Uniti sono coinvolti, ha ammonito circa la pericolosità di un attacco, anche su scala ridotta, «che potrebbe andare fuori controllo» e aggiunto che Trump dovrebbe stare lontano da ogni azione militare che coinvolta Corea del Nord, Siria o Russia.

Proprio dalla Russia arriva la notizia che l’esercito del governo siriano ha preso il pieno controllo della città di Duma detenuta dal gruppo Jaysh al-Islam e ora l’intera Ghuta orientale è sotto il controllo delle forze governative. Lo ha detto il capo del centro russo per la riconciliazione delle parti in guerra in Siria Yuri Yevtushenko. «Si tratta di un evento storico nella storia della Siria», ha dichiarato Yevtushenko. Lo riporta la Tass.

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