Mondo

Montenegro: elezioni-referendum per accelerare o no verso la Ue

Presidenziali nel Paese balcanico

Montenegro: elezioni-referendum per accelerare o no verso la Ue

Podgorica - Le elezioni presidenziali in Montenegro di domenica 15 aprile rappresentano una sorta di referendum per una accelerazione oppure una frenata sulla scelta di campo occidentale che ha lanciato il Paese balcanico in pole position per essere la prossima nazione a entrare nell'Unione Europea. Questo, almeno, è quanto ha evidenziato Milo Dukanovic, 56 anni, il candidato favorito nei sondaggi, che spera di ottenere più del 50% dei consensi, in modo da evitare il ballottaggio.
Se venisse eletto, si tratterebbe dell'ennesimo ritorno a ruoli istituzionali di vertice dell'uomo che ha dominato la vita politica del Montenegro fin dai tempi della dissoluzione dell'ex Jugoslavia agli inizi degli anni '90. Prima comunista e filo-serbo, poi promotore del distacco da Belgrado e dell'indipendenza nel 2006 e infine artefice dell'avvicinamento all'Occidente culminato nell'estate scorsa nell'adesione alla Nato, Dukanovic è già stato premier per sei volte e presidente per una volta (eletto nel 1997), con un intervallo di tre periodi di interruzione. Dall'ottobre 2016 si è “confinato” nel ruolo di leadership del Partito Democratico dei Socialisti, cedendo al collega di partito Dusko Markovic il premierato, subito dopo le ultime cruciali elezioni parlamentari turbate da accuse di golpe filorusso (subito represso) e di tentato assassinio dello stesso Dukanovic. Un tentato colpo di stato che sarebbe stato finalizzato a prevenire l'ingresso nella Nato. Ci furono una ventina di arresti il giorno delle elezioni: i processi a 14 persone (tra cui due esponenti di primo piano dell’opposizione) sono ancora in corso per una vicenda (in cui Mosca ha negato ogni coinvolgimento, ritenendola una montatura) che ha continuato a provocare strascichi politici, con un boicottaggio dei lavori parlamentari da parte di buona parte dell'opposizione.

Criminalità scatenata
La campagna elettorale è risultata generalmente sottotono, anche perché le candidature sono state annunciate piuttosto tardi. A turbarla è stata una recrudescenza della criminalità organizzata: è in corso una guerra in corso tra bande criminali che si contendono il controllo dei traffici illeciti di armi e droga nei Balcani occidentali, che ha suscitato le proteste di molti cittadini, non placate da alcune dimissioni tra i responsabili dell'ordine pubblico a livello nazionale e nella capitale. Autobombe, attentati e sparatorie non hanno mancato di causare vittime innocenti. In un caso, si è trattato di una intimidazione a un giornalista. Varie organizzazioni della società civile invocano una maggiore sicurezza, chiedendo di poter vivere senza paura. Una manifestazione nella capitale ha biasimato la debole risposta istituzionale dopo sette attentati nel giro di un mese. Dukanovic ha ovviamente promesso di fare di più, mentre l'opposizione ha attaccato aspramente l'esecutivo. Il raggiungimento dell'obiettivo dell'ingresso nella Ue nel 2025 - ma Dukanovic ha detto di volerlo anticipare a “entro 5 anni” - dipenderà ovviamente anche dai progressi del Paese in termini di stato di diritto e contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione.

Sette candidati
Nella terza elezione presidenziale dall'ottenimento dell'indipendenza, gli elettori chiamati ad esprimersi sono 533mila, almeno diciottenni, su una popolazione di poco inferiore a 650mila. Il mandato presidenziale dura 5 anni mentre quello del parlamento 4 anni. Il sistema è misto e potrebbe essere in qualche modo assimilabile a quello italiano, con la distinzione tra capo dello Stato e capo del governo (ma in questo caso il presidente viene eletto direttamente dal popolo). L'attuale presidente Filip Vujanovic, in carica dal 2003, non può più candidarsi per una rielezione: ha avuto un ruolo per lo più cerimoniale, ma se Dukanovic sarà eletto ovviamente la carica presidenziale finirà per imporsi anche con il massimo peso politico. Per inciso, anche Vujanovic è stato in passato premier (al pari di Dukanovic): una alternanza che richiama alla mente le successive cariche di Vladimir Putin. Lo sfidante principale di Dukanovic è Mladen Bojanic , supportato da Dcg (Montenegro Democratico), Nsp (Partito Socialista del Popolo) e Ura (Azione Unita per la Riforma) : le sue chanches sono state intaccate dal fatto che l'Sdp (Partito Socialdemocratico) ha scelto di sostenere Draginja Vuksanovic, prima candidata donna a presidente. Ci sono poi altri quattro candidati, esponenti di forze extraparlamentari con scarsa credibilità.

Scelta di campo
Dukanovic ha detto di esser ridisceso in campo non per ambizioni personali ma per senso di responsabilità per il futuro del Montenegro, ossia per consolidare la scelta strategica filo-occidentale all'insegna dello slogan «Per un Montenegro stabile e prospero». Come in passato, l'opzione per gli elettori è tra questo programma e quello di schieramenti tendenzialmente filoserbi e filorussi. Tra le criticità emerse in campagna elettorale, è spiccato il caso delle molte firme false per la sottoscrizione delle candidature: una scandalo agevolato di fatto dall'alto numero di firme legalmente necessarie. Rispetto alle elezioni parlamentari precedenti, alcune raccomandazioni dell'Osce sono state accolte e tradotte in legge, a partire da una maggiore trasparenza sul fronte dei finanziamenti della campagna elettorale.
Il panorama dei media appare sufficientemente variegato: viene monitorato per conto dell'Osce in queste settimane, «quantitativamente e qualitativamente» ,da un team di giovani giornalisti o aspiranti tali coordinati dal Media Analyst Giuseppe Milazzo dell'Osservatorio di Pavia. Non mancano canali tv di opposizione. Dukanovic, peraltro, ha rifiutato di partecipare ai principali dibattiti alla tv pubblica con gli altri candidati. Reporter Senza Frontiere classifica il Montenegro in posizione 106 su 180 nel World Press Freedom Index 2017, citando un problema di censura indiretta o autocensura e soprattutto la mancanza di soluzione di vari casi di attacchi a giornalisti. Freedom House, in un rapporto rilasciato questa settimana intitolato “Nation in Transit 2018: confronting illiberalism” evidenzia un declino complessivo delle libertà democratiche in gran parte dell'Est Europeo ed è lapidaria su Serbia e Montenegro: «Aleksandar Vucic in Serbia e Milo Dukanovic in Montenegro hanno ‘catturato' i loro rispettivi stati, trasformandoli in meccanismi per distribuire favori , il che rafforza la presa dei loro partiti sul potere».

Rapporti con la Russia ai minimi storici
A inizio marzo l'incaricato d'affari statunitense presso il consiglio permanente dell'Osce aveva espresso la preoccupazione americana per eventuali interferenze russe nella campagna elettorale in Montenegro. «Non abbiamo avuto segnalazioni di interferenze straniere», ha detto Tana de Zulueta, capo missione del team di osservatori internazionali dell'Osce/Office for Democratic Institutions and Human Rights, aggiungendo che anche sul fronte delle “fake news” non sembrano esserci stati particolari problemi.

In effetti, è sensazione diffusa che ormai la Russia abbia perso la speranza di riportare il Paese nel suo campo, dopo l'ingresso nella Nato formalizzato nell'estate dell'anno scorso. Del resto anche il principale candidato dell'opposizione espresso da schieramenti tradizionalmente considerati filorussi, Bojanic, si è espresso – pur nella convinzione che sarebbe stato meglio non far parte di alcuna alleanza militare – contro una vera e propria rimessa in discussione dell'adesione.
«Nel corso dei miei incontri con politici locali, diplomatici ed esponenti della società civile, ho parlato con l'ambasciatore russo, che ha manifestato uno scarso interesse per queste elezioni presidenziali – dice de Zulueta – Erano più importanti le ultime parlamentari. La Russia non invierà nemmeno un osservatore short-term». Oltre a 11 “core team members” e 16 “long-term observers” giunti a inizio marzo, la Missione Osce/Odihr si avvale anche di 81 osservatori arrivati solo a ridosso del giorno delle elezioni. I rapporti ai minimi termini tra Podgorica e Mosca sono stati evidenziati dal fatto che il governo montenegrino si è accodato ad altri esecutivi occidentali nel decidere l'espulsione (il 2 aprile) di un diplomatico di Mosca come misura punitiva per il caso dell'avvelenamento in Gran Bretagna dell'ex agente segreto doppiogiochista Sergei Skripal. Ovviamente il Cremlino ha replicato con una misura analoga.

In un incontro con i nuovi ambasciatori, questa settimana Vladimir Putin si è avvicinato al rappresentante del Montenegro,. Ramiz Basic, dicendogli: «Lo stato corrente delle relazioni Russia-Montenegro chiaramente non corrisponde alle tradizioni secolari di amicizia fraterna e affinità spirituale tra i nostri due popoli. La Russia – ha aggiunto – è in favore dello sviluppo di relazioni con il Montenegro sulla base di mutui benefici». Se ancora l'anno scorso i turisti russi rappresentavano oltre un quarto del totale, non è chiaro se il trend ascendente proseguirà: ci sono voci secondo cui Mosca intenda porre un freno, limitando i collegamenti aerei. Lo stesso Dukanovic ha comunque espresso il desiderio di un miglioramento delle relazioni con la Russia in parallelo a una sempre maggiore integrazione a Occidente. Che, ha sottolineato, verrebbe molto frenata da una sua mancata elezione.

© Riproduzione riservata