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Raid con 105 missili in Siria. Trump: missione compiuta. Onu boccia…

Il blitz notturno

Raid con 105 missili in Siria. Trump: missione compiuta. Onu boccia richiesta russa di condanna

Nella notte fra venerdì e sabato Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno fatto scattare la rappresaglia militare contro il regime siriano per l'uso di armi chimiche contro la popolazione civile. Il Pentagono ha fatto sapere che 105 missili sono stati lanciati contro tre obiettivi legati agli arsenali chimici in possesso di Damasco.

Nell'attacco sono stati utilizzati missili cruise lanciati da vascelli e ordigni sganciati da bombardieri B-1 per gli Stati Uniti; bombardieri da Gran Bretagna e Francia.

Questo pomeriggio, Donald Trump alle 14.30 ora italiana ha twittato: «raid perfettamente eseguito, grazie a Francia e Gran Bretagna per la loro saggezza e la potenza ... missione compiuta». Una conferma che l’atto dimostrativo è finito, non ci saranno altri raid. Nella serata di sabato (ora italiana) il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha bocciato una bozza di risoluzione proposta dalla Russia che «condannava l'aggressione contro la Siria da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, in violazione delle leggi internazionali e della Carta delle Nazioni Unite». Il testo ha ottenuto solo 3 voti a favore (Russia, Cina e Bolivia), 8 contrari e 4 astenuti. Non è stato necessario il veto di Usa, Gran Bretagna e Francia.

Il significato dell’attacco
Escono intanto le prime ricostruzioni del secondo raid della presidenza Trump
a un anno esatto dal primo dell’aprile 2017, sempre contro Assad: Trump voleva un’azione molto più estesa in grado di mettere definitivamente fuori gioco Assad, ricostruiscono Wall Street Journal e il sito Axios - ma il suo segretario alla Difesa, Jim Mattis ha consigliato di limitare l’azione per evitare qualsiasi confronto-scontro sul campo con le forze russe alleate di Assad. Una ricostruzione più che verosimile in linea con la proverbiale cautela di Mattis e con l’irruenza di Trump sempre insofferente con il Medio Oriente visto più come inciampo ma mai come sua priorità.

Due cose sembrano chiare: nessuno vuole rovesciare Assad perché, come si ripete da anni, non vi sono alternative. Con questo attacco Trump voleva dimostrare di non essere Obama che nell’estate del 2013 aveva detto che Assad aveva superato la linea rossa con un altro attacco chimico ma poi non ha attaccato perdendo credibilità in patria e all’estero almeno per quanto riguarda la politica estera.

Colpito obiettivo alle porte di Damasco
Uno degli obiettivi, un centro di ricerca scientifica militare, è stato colpito nei pressi di Damasco. Gli altri due obiettivi sono stati un deposito di gas sarin, vicino a Homs, e un centro di comando a sua volta nella medesima area. Secondo il Syrian Observatory for Human Rights i bersagli fanno parte di strutture della Quarta Divisione dell'esercito siriano e della Guardia repubblicana.

Trump alla nazione: attacco contro un mostro
Venerdì sera ora americana il presidente ha annunciato l'attacco in un discorso alla nazione dalla Diplomatic Room della Casa Bianca. «Ho ordinato alle forze armate di lanciare attacchi di precisione su obiettivi associati agli arsenali di armi chimiche del dittatore siriano Bashar al-Assad. È scattata una operazione combinata con le forze armate di Francia e Gran Bretagna». Trump ha spiegato che i bombardamenti sono in risposta alle «azioni non di un uomo ma ai crimini di un mostro», Assad. E ha inviato anche un appello a Russia e Iran, protettori di Damasco. «All'Iran e alla Russia io chiedo: quale Paese vuole essere associato al massacro di uomini, donne e bambini innocenti?». Il presidente ha parlato di «fallimento» di Mosca nel fermare le armi chimiche di Assad.

Fonte: New York Times

Il doppio degli ordigni rispetto a un anno fa
Trump ha aggiunto che «siamo pronti a continuare questa risposta finché il regime siriano non smetterà con l'uso di armi chimiche proibite». Il Pentagono ha tuttavia indicato che al momento l'operazione è stata completata.

Il Segretario alla Difesa James Mattis, durante un briefing militare con il capo di stato maggiore James Dunford, ha dichiarato che sono stati «presi di mira specifici obiettivi associati con il programma di armi chimiche del regime». Mattis ha indicato che gli obiettivi sono stati scelti con la cura di evitare rischi di vittime civili. E che sono stati impiegati quasi «il doppio degli ordigni utilizzati l'anno scorso» in una rappresaglia contro Assad a base di 59 missili. Dunford ha precisato che l'operazione ha cercato in particolare di minimizzare anche i rischi di colpire accidentalmente truppe russe di stanza nel Paese per sostenere il regime di Assad - per evitare escalation fuori controllo del conflitto.

Asse Washingon-Londra-Parigi
Da Londra la premier Theresa May ha detto di aver «autorizzato le forze armate britanniche a condurre azioni coordinate e mirate per degradare le capacità nelle armi chimiche del regime siriano e per agire da deterrente al loro uso». Londra ha fatto sapere di aver impiegato velivoli Royal Air Force Tornado GR4. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato: «Il 7 aprile a Douma decine di uomini, donne e bambini sono stati massacrati con le armi chimiche. La linea rossa è stata superata. Ho dunque ordinato alle forze francesi d’intervenire. La nostra risposta è stata limitata alle strutture del regime siriano che consentono la produzione e il ricorso a armi chimiche. Non possiamo tollerare la normalizzazione del loro impiego, che rappresenta un pericolo immediato per la popolazione siriana e per la nostra sicurezza collettiva».

Teheran: sono dei criminali
Durissima la reazione di Ali Khamanei, la Guida suprema iraniana nonché principale alleato di Assad insieme alla Russia: «Gli Stati Uniti e i suoi alleati non otterranno nessun vantaggio dai crimini in Siria. L’attacco alla Siria è un crimine. Il presidente americano, il primo ministro britannico e il presidente francese sono dei criminali».

Mosca: ci saranno conseguenze
Le autorità siriane hanno replicato sostenendo di aver abbattuto almeno 13 missili alleati, mentre in un tweet hanno mostrato il presidente Assad che si reca in ufficio come in un normale giorno di lavoro. E hanno denunciato «l'aggressione americana». Vladimir Putin ha accusato Stati Uniti e alleati di aver violato il diritto internazionale e ha definito l’attacco «un atto di aggressione». «La Russia - ha aggiunto - sta chiedendo una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu per discutere le azioni aggressive degli Usa e dei suoi alleati. Dall'Onu, l'ambasciatore di Mosca Anatoly Antonov ha detto che simili azioni degli Usa e di loro alleati «avranno conseguenze» e che la responsabilità è tutta di «Washington, Londra e Parigi».

L’attacco di un anno fa

Trump sembra aver voluto cercare un compromesso tra un'azione limitata e l'intenzione di sferrare un colpo più significativo rispetto al passato. L'anno scorso in risposta ad un precedente ricorso di Damasco ad armi chimiche Trump aveva lanciato i 59 missili contro una sola base dell'aviazione siriana dalla quale erano partiti gli ordigni di Assad. Mattis aveva espresso esplicita preoccupazione di fronte al pericolo di allargamenti del conflitto. D'altra parte attacchi circoscritti si sono finora rivelati inefficaci contro Damasco.

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