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Ora Putin si prepara a colpire il business «made in Usa»

la reazione del cremlino

Ora Putin si prepara a colpire il business «made in Usa»

«È stata compiuta un’aggressione contro uno Stato sovrano, in prima linea nella lotta al terrorismo - è stata la prima reazione di Vladimir Putin, comunicata dall’ufficio stampa del Cremlino -. E gli Stati Uniti hanno sfruttato la messa in scena dell’attacco chimico su Douma come pretesto per intervenire in Siria. Quando gli esperti russi non avevano trovato alcuna traccia del gas». Prima del presidente aveva parlato il ministero russo della Difesa. Neanche uno, tra i missili lanciati dagli americani e dai loro alleati nella notte, è entrato nel raggio d’azione dei sistemi di difesa antimissile russi, schierati attorno alle basi di Tartus e di Hmeymim.

Parole che sembrano confermare l’intenzione della Casa Bianca di evitare in ogni modo perdite per la Russia, e per l’Iran: e quindi un’escalation. Nella notte di venerdì il generale Joseph Dunford, capo di stato maggiore americano, aveva confermato che la deconfliction line, il canale tra forze russe e americane aperto per evitare incidenti sui cieli della Siria, è sempre rimasta in funzione. E forse la telefonata di venerdì pomeriggio tra il presidente francese Emmanuel Macron e Vladimir Putin aveva proprio l'obiettivo di informare il presidente russo, e prevenire una risposta militare di Mosca: quello della notte scorsa è stato un messaggio “one-off”.

E tuttavia, spiega Andrew Bishop, analista di Eurasia Group, Mosca e Teheran reagiranno con furia all’attacco su Damasco. La Russia ha già chiarito che prenderà in considerazione la possibilità di fornire ad Assad sistemi anti-missile S-300. «Ma in mancanza di perdite dirette russe - dice Bishop -, ci aspettiamo una risposta relativamente contenuta. I rischi di un attacco alle forze americane sul campo forse sono superiori alla voglia di escalation di Putin. Inoltre, Trump questa notte ha chiarito una volta di più di non voler mantenere le truppe americane in Siria, e Mosca ha ogni incentivo ad agevolarne il ritiro».

Esclusa una risposta militare, Mosca interverrà sul piano delle sanzioni. Venerdì la Duma - il Parlamento russo - si era già portata avanti iniziando a discutere un progetto di legge in risposta alle restrizioni contro il business russo annunciate il 6 aprile dal Tesoro americano, per punire la comunità degli affari russa per le presunte interferenze nella campagna elettorale americana del 2016. Ora il Cremlino ha una ragione in più per colpire: il problema è limitare le esportazioni americane in Russia senza danneggiare interessi russi, scegliendo i settori industriali in cui lo sforzo di sostituire prodotti locali al made in Usa può aiutare lo sviluppo delle imprese di casa.

E mentre prepara la risposta alle sanzioni, e ora all'intervento in Siria (Bishop di Eurasia Group non esclude anche nuovi attacchi hacker russi contro gli Usa), Mosca avverte l'Europa: che posizione prenderà in questa nuova, durissima fase del confronto con Washington? «Si unirà a quest'assurdità oppure no? - si è chiesto il vicepremier russo Arkadij Dvorkovich -. E se lo farà, quali compagnie europee saranno nostri partner?». Intervenuto a un forum economico a Krasnojarsk, nel cuore della Siberia, Dvorkovich (che è anche co-presidente del Consiglio di cooperazione Italia-Russia) ha affermato che in questi ultimi anni l'Europa ha avuto soltanto da perdere, partecipando alla tornata di sanzioni americane legate alla crisi ucraina.

Per quanto riguarda Londra, che con Parigi ha partecipato ai raid americani, le relazioni con Mosca non potrebbero andare peggio, a causa del caso Skripal. Mentre Macron, che venerdì al telefono con Putin ha ripetuto la necessità di non interrompere il dialogo, sarà impegnato ora in un difficile esercizio di equilibrismi. Il mese prossimo è atteso al Forum economico di San Pietroburgo come ospite d'onore, la visita era destinata a rilanciare l'agenda economica di un Paese che è tra i primi investitori in Russia. Il viaggio sarà confermato?

Oltre agli Stati Uniti, Mosca è pronta a includere nel raggio di azione delle sanzioni anche “altri Paesi stranieri”, a seconda della posizione che ciascuno assumerà. Per ora, il testo all'esame della Duma mette nel mirino una lunga lista di voci dell'import americano in Russia, dai medicinali ai superalcoolici.

Nel 2014, reagendo alle misure decise da americani ed europei per la crisi ucraina, Mosca decretò l'embargo di una serie di generi alimentari provenienti dai Paesi coinvolti nelle sanzioni. Ora la lista rischia di allungarsi. Secondo i dati del servizio doganale russo, dagli Stati Uniti la Russia ha importato nel 2017 merci per un valore di 12,7 miliardi di dollari: macchinari, aeroplani, prodotti farmaceutici e chimici, attrezzature mediche. A fronte di un export pari a 17 miliardi. Il nuovo bando potrebbe riguardare prodotti agricoli, software, medicinali, alcoolici, tabacco.

Inoltre - sempre che il progetto di legge venga fatto proprio dal Cremlino - la Russia potrebbe sospendere la collaborazione con gli Stati Uniti sul fronte dell'energia atomica, della costruzione di aerei e di motori per razzi, vietando alle compagnie americane di prendere parte a eventuali privatizzazioni. Nel mirino potrebbero finire anche i servizi: consulenze, auditing e studi legali. La loro attività in Russia potrebbe subire restrizioni.

Un senatore russo, Serghej Rjabukhin, ha citato tra le possibili contromisure anche il blocco delle forniture di titanio russo: la Russia è il primo produttore mondiale del metallo. Ma questo è uno dei provvedimenti che metterebbe in difficoltà compagnie americane come Boeing, ma andrebbe a colpire anche gli interessi russi. Il monopolio che lo produce, VSMPO-Avisma, ha avvertito che il bando sull'export di titanio negli Usa danneggerebbe seriamente la sua posizione nei mercati emergenti.

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