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May sugli attacchi aerei in Siria: «Giusti sul piano legale e…

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il discorso in parlamento

May sugli attacchi aerei in Siria: «Giusti sul piano legale e morale»

LONDRA - Gli attacchi aerei in Siria sono «giusti sia dal punto di vista legale che morale»: parola di Theresa May. La premier britannica oggi pomeriggio ha difeso in Parlamento la sua decisione di autorizzare i bombardamenti del fine settimana assieme agli alleati francesi e americani, sostenendo che si è trattata di una «missione umanitaria» mirata a prevenire ulteriori sofferenze per la popolazione siriana. «Non abbiamo agito perché ce lo ha chiesto il presidente Trump ma perché era la cosa giusta da fare», ha precisato la May, ed era nell'interesse nazionale della Gran Bretagna. Era anche necessario agire in tempi rapidi e quindi non è stato possibile consultare il Parlamento, ha spiegato, aggiugendo però che è sua prerogativa di premier prendere decisioni importanti.

Le prove sono «chiare ed evidenti» che è stato il presidente siriano Assad a ordinare gli attacchi chimici di Douma del 7 aprile, ha detto la May: «Nessun altro avrebbe potuto farlo». Era importante agire per inviare il messaggio che l'utilizzo di armi chimiche non è mai accettabile e non deve mai essere «normalizzato», ha dichiarato.

Dopo avere esplorato ogni possibile canale diplomatico, ha insistito la premier, il Governo ha deciso che non c'erano alternative a un attacco «limitato e mirato». Gli obiettivi colpiti dagli aerei alleati in Siria sono depositi, basi e centri di ricerca, tutti collegati all'utilizzo di armi chimiche. Gli alleati hanno agito con grande cautela per infliggere il massimo danno alla capacità del regime di Assad di usare armi chimiche ma senza fare vittime civili. Neanche la Russia ha potuto dire che ci sono state vittime, ha sottolineato la premier.

I partiti di opposizione hanno aspramente criticato la May per avere autorizzato gli attacchi senza consultare il Parlamento. La premier ha il potere di farlo, ma dai tempi della guerra in Iraq nel 2003 ottenere il via libera dei deputati è stata la prassi seguita da tutti i premier. Nel 2013 David Cameron, il predecessore della May, aveva tentato di avere l'autorizzazione di Westminster per un intervento militare in Siria dopo un attacco chimico contro civili vicino a Damasco ancora più devastante di quello di Douma. I deputati avevano votato contro e Cameron era stato costretto ad accettare la loro decisione.

La May, memore della sconfitta di Cameron, ha preferito bypassare il Parlamento ma oggi deve affrontare le critiche e le domande ostili dei deputati degli altri partiti in un dibattito che si prevede durerà fino a tarda sera. I deputati conservatori hanno avuto l'ordine di serrare i ranghi e non esprimere dissenso.

Il leader dell'opposizione, Jeremy Corbyn, ha aperto il confronto definendo «vergognosa» e «legalmente dubbia» la decisione di procedere con un intervento militare senza consultare Westminster. La premier deve «rendere conto al Parlamento e non ai capricci del presidente Usa», ha detto il leader laburista.

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